Un violento scontro tra due gruppi di giovani sfocia nell'uccisione di un ragazzo, colpito mortalmente al torace con un coltello. Il Giudice applica la misura della custodia cautelare per omicidio a carico dell'Indagato, basandosi su testimonianze, conversazioni intercettate e un messaggio vocale inviato e poi cancellato. L'Indagato propone ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove: evidenzia l'assenza di tracce di sangue sui propri abiti, la presenza di un altro coltello insanguinato e descrizioni discordanti dei testimoni oculari. La Suprema Corte rigetta il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici stabiliscono che le minime incongruenze non scalfiscono il quadro indiziario complessivo, reso solido dalle ammissioni dell'Indagato subito dopo i fatti e dalla veridicita dei riscontri raccolti. L'Indagato rimane quindi in carcere e deve pagare le spese processuali.
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