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Tribunale Del Riesame — Anno 2026

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273 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Tribunale Del Riesame

Provvedimenti

Associazione mafiosa: detenzione non recide i legami
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale del riesame che aveva revocato la custodia in carcere per il reato di associazione mafiosa a un indagato. Secondo la Suprema Corte, la detenzione non interrompe automaticamente il vincolo associativo. L'utilizzo di telefoni in carcere per discutere di vicende rilevanti per il clan, come la gestione di armi o le informazioni su collaboratori di giustizia, costituisce un grave indizio della persistenza del legame con l'associazione mafiosa, giustificando il mantenimento della misura cautelare.
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Presunzione custodia in carcere: Cassazione e mafia
Un soggetto condannato in primo grado per associazione mafiosa ha richiesto la sostituzione della misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la validità della presunzione custodia in carcere prevista dalla legge per reati di tale gravità. La Corte ha sottolineato che, in assenza di prove concrete di rescissione dei legami con l'organizzazione criminale, la legge preclude l'applicazione di misure meno severe, rendendo irrilevanti argomentazioni come il tempo trascorso dai fatti o la presunta disparità di trattamento.
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Associazione a delinquere: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due indagati, confermando le decisioni del Tribunale del riesame. Per un imputato, è stata esclusa la partecipazione all'associazione di stampo mafioso (art. 416-bis c.p.), ma confermata quella all'associazione finalizzata al narcotraffico (art. 74 d.P.R. 309/90), con applicazione degli arresti domiciliari. Per il secondo, è stata confermata la misura cautelare in carcere per tutti i reati contestati, inclusa l'associazione a delinquere di stampo mafioso. La Corte ha rigettato entrambi i ricorsi, ritenendo le motivazioni del giudice di merito logiche e corrette, e ha chiarito i limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione dei gravi indizi di colpevolezza.
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Retrodatazione misure cautelari: la decisione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il principio di retrodatazione misure cautelari non si applica se la sequenza di provvedimenti non custodiali (come divieto e obbligo di dimora) viene interrotta da una misura qualitativamente diversa e più grave, come gli arresti domiciliari. Tale interruzione fa decorrere un nuovo termine di durata dal momento della notifica della nuova misura, impedendo di sommare i periodi ai fini del calcolo del termine massimo di fase.
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Interrogatorio preventivo: quando è derogabile?
La Cassazione chiarisce che in caso di rissa aggravata con uso di armi, è legittima l'omissione dell'interrogatorio preventivo prima di applicare una misura cautelare. La deroga si applica anche a chi non ha usato personalmente l'arma, essendo sufficiente che le armi siano state impiegate nel contesto del reato. Il ricorso dell'indagato è stato respinto.
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Valutazione indiziaria: la Cassazione annulla
La Procura ricorre contro l'annullamento di una misura cautelare per associazione di tipo mafioso. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, censurando la decisione del Tribunale del Riesame per aver condotto una valutazione indiziaria frammentaria anziché globale. La sentenza sottolinea che, per le misure cautelari, gli indizi non devono essere analizzati singolarmente, ma nel loro insieme, e rinvia il caso per un nuovo giudizio che applichi correttamente questo principio.
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Ricorso inammissibile: condanna e misure cautelari
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro la custodia cautelare. La sopravvenuta condanna di primo grado per gli stessi fatti rende superflua la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza, assorbendo ogni doglianza sulla validità delle prove, come le chat criptate. La decisione si basa su un principio consolidato di giurisprudenza.
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Mancanza di motivazione: annullata misura cautelare
Un imprenditore, soggetto a un divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, ricorre in Cassazione. La Corte annulla il provvedimento per totale mancanza di motivazione da parte del Tribunale del Riesame sulle esigenze cautelari, rinviando per un nuovo giudizio.
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Associazione mafiosa: quando i legami familiari contano
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di partecipazione ad una associazione mafiosa. Secondo la Corte, il legame sentimentale con la figlia del boss, unito a condotte specifiche come il ruolo di tramite per le comunicazioni del capo clan detenuto e il coinvolgimento nello spaccio di droga gestito dal clan, costituiscono un quadro indiziario solido che va oltre il mero favoreggiamento e dimostra l'inserimento organico nel sodalizio criminale.
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Gravi indizi di colpevolezza e intercettazioni
Un uomo è stato sottoposto a misura cautelare per associazione a delinquere finalizzata alla gestione di scommesse illecite, sulla base delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando che le intercettazioni tra terzi possono costituire un valido riscontro alle dichiarazioni accusatorie, integrando così i gravi indizi di colpevolezza necessari per l'applicazione della misura. La Corte ha ribadito che il suo ruolo si limita al controllo sulla logicità della motivazione del giudice di merito, senza poter riesaminare le prove.
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Custodia cautelare in carcere: indizi e valutazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per traffico di un ingente quantitativo di cocaina (oltre 228 kg). La Corte conferma la valutazione del Tribunale del riesame, ritenendo sussistenti sia i gravi indizi di colpevolezza, basati sulla presenza dell'indagato in un'area "ad arte" creata tra container per il trasbordo della droga, sia le esigenze cautelari, come il pericolo di fuga e di recidiva.
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Partecipazione associativa mafiosa: gli indizi chiave
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva revocato la custodia cautelare per un indagato accusato di partecipazione associativa mafiosa. Il Tribunale aveva sminuito i gravi indizi, come i rapporti costanti con esponenti di vertice del clan e il sostegno economico, a mere relazioni amicali. La Cassazione ha ribadito che per provare la partecipazione associativa mafiosa è necessaria una valutazione complessiva di tutti gli elementi fattuali (facta concludentia), che, visti unitariamente, possono dimostrare un'organica e stabile compenetrazione nel sodalizio, anche in assenza di un'affiliazione formale. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Sequestro preventivo: la motivazione è obbligatoria
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per reati tributari e di riciclaggio. La sentenza sottolinea che il provvedimento di sequestro deve sempre contenere una motivazione specifica sull'individuazione e quantificazione del profitto confiscabile, anche quando la confisca è obbligatoria. Il Tribunale del riesame ha l'obbligo di esaminare puntualmente le censure mosse su questo aspetto, non potendo rigettarle genericamente.
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Custodia cautelare madre: quando è legittima?
Una donna, madre di due figli minori, accusata di gravi reati tra cui tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione, veniva posta in custodia cautelare in carcere. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza, ritenendo la motivazione del Tribunale del riesame carente. Il Tribunale non aveva spiegato adeguatamente perché le esigenze cautelari, seppur gravi, non potessero essere soddisfatte con misure meno afflittive come la detenzione in un istituto a custodia attenuata. La sentenza ribadisce il rigoroso onere motivazionale per disporre la custodia cautelare madre in carcere.
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Gravi indizi di colpevolezza: la fuga basta?
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di traffico di 228 kg di cocaina. La Corte ha stabilito che la fuga dell'imputato e la sua presenza in un luogo appositamente allestito per il trasbordo della droga costituiscono sufficienti gravi indizi di colpevolezza, anche in assenza di prove dirette come il ritrovamento di sostanze durante le perquisizioni personali. L'appello del ricorrente è stato dichiarato inammissibile.
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Ricorso tardivo: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso tardivo presentato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'impugnazione è stata depositata oltre il termine perentorio di 10 giorni dalla notifica del provvedimento, comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Associazione a delinquere: prova e custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la stabile partecipazione può essere desunta da conversazioni intercettate che rivelano un rapporto duraturo, anche se l'indagine si concentra su un singolo episodio. Inoltre, per l'associazione a delinquere, il mero trascorrere del tempo non è sufficiente a escludere l'attualità delle esigenze cautelari, che va valutata in modo complessivo.
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Gravità indiziaria: Cassazione e limiti del riesame
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro l'annullamento di una misura cautelare per istigazione alla corruzione. La decisione si fonda sul principio che la Corte non può rivalutare le prove, ma solo verificare la logicità della motivazione del Tribunale del riesame. Quest'ultimo aveva escluso la gravità indiziaria poiché non vi era prova certa che la proposta corruttiva avesse raggiunto il destinatario finale, nonostante il coinvolgimento di un intermediario.
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Carico urbanistico: sequestro anche su opere ultimate
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che aveva revocato il sequestro di un immobile abusivo. La Suprema Corte ha stabilito che il pericolo di aggravio del carico urbanistico è una motivazione sufficiente per giustificare il sequestro preventivo anche di un'opera edilizia già completata, specialmente se situata in zona agricola. Il tribunale del riesame aveva errato nel non considerare questo specifico profilo di rischio.
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Sequestro probatorio: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro probatorio emessa nell'ambito di un'indagine per contrabbando. La sentenza chiarisce che il ricorso per cassazione non può trasformarsi in un'occasione per riesaminare i fatti, ma deve limitarsi alla violazione di legge. In particolare, le censure relative all'esecuzione del sequestro o alla valutazione del materiale probatorio esulano dalla cognizione del giudice di legittimità, rendendo il ricorso manifestamente infondato.
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