Un condannato per gravi delitti, tra cui rapina ed estorsione, ha ottenuto dal Tribunale di sorveglianza l'affidamento terapeutico ex art. 94 D.P.R. 309/90 per curare la dipendenza da sostanze stupefacenti. Il Procuratore Generale ha impugnato l'ordinanza lamentando la gravità dei precedenti, recenti controlli positivi e la presunta strumentalità del percorso di cura. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e ha confermato la misura alternativa. I giudici hanno rilevato che i reati scaturivano dallo stato di tossicodipendenza e che il programma concordato con il SERD, unito a un'attività lavorativa a tempo indeterminato e a rigorose prescrizioni limitative, garantisce il recupero sociale e previene la recidiva, rendendo non necessario il carcere.
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