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Trattamento Intramurario

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Insieme delle attività rieducative (lavoro, istruzione, attività culturali) svolte all'interno del carcere, finalizzate alla rieducazione del detenuto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Detenzione domiciliare speciale negata al padre pericoloso
Un padre detenuto per gravi reati, rimasto vedovo, ha richiesto l'accesso alla detenzione domiciliare speciale per accudire i tre figli minori. I bambini risiedono attualmente con la nonna paterna, la quale garantisce loro un ambiente stabile, sereno e idoneo. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta ravvisando sia la permanente pericolosità sociale del condannato sia l'interesse dei minori a mantenere l'attuale equilibrio di vita senza subire ulteriori traumi o trasferimenti. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della misura alternativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici di legittimità hanno confermato che la detenzione domiciliare speciale richiede l'assenza di rischio di reiterazione del reato e la reale rispondenza all'interesse dei figli, il quale in questo caso risulta tutelato dalla stabilità dell'affidamento alla nonna.
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Liberazione anticipata: nuovi reati cancellano lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto il beneficio della liberazione anticipata per diversi semestri detentivi. Il Tribunale di sorveglianza ha rigettato la richiesta a causa di ulteriori reati di rilevante gravità commessi dall'interessato in epoche successive. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, evidenziando che i comportamenti criminosi successivi dimostrano il mancato reinserimento sociale del detenuto. La valutazione della condotta può estendersi in senso negativo anche ai semestri antecedenti, superando il criterio della rigida suddivisione semestrale. Di conseguenza, i nuovi illeciti annullano l'accesso allo sconto di pena e il ricorso è stato respinto con condanna alle spese.
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Affidamento in prova al servizio sociale: non basta la condotta
Un condannato per plurime rapine in banca richiede l'affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale di Sorveglianza respinge la richiesta perché la revisione critica del passato risulta ancora superficiale. Il condannato propone ricorso per Cassazione evidenziando la buona condotta e i legami lavorativi. La Corte di Cassazione conferma la decisione e rigetta il ricorso. I giudici chiariscono che la regolare condotta carceraria non basta senza una maturazione della personalità. L'affidamento in prova al servizio sociale esige un percorso di emenda significativo per escludere il rischio di recidiva. Il condannato deve pagare le spese processuali.
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Reati gravi e carcere evitato con l’affidamento terapeutico
Un condannato per gravi delitti, tra cui rapina ed estorsione, ha ottenuto dal Tribunale di sorveglianza l'affidamento terapeutico ex art. 94 D.P.R. 309/90 per curare la dipendenza da sostanze stupefacenti. Il Procuratore Generale ha impugnato l'ordinanza lamentando la gravità dei precedenti, recenti controlli positivi e la presunta strumentalità del percorso di cura. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e ha confermato la misura alternativa. I giudici hanno rilevato che i reati scaturivano dallo stato di tossicodipendenza e che il programma concordato con il SERD, unito a un'attività lavorativa a tempo indeterminato e a rigorose prescrizioni limitative, garantisce il recupero sociale e previene la recidiva, rendendo non necessario il carcere.
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Affidamento in prova terapeutico negato dopo ricaduta nello spaccio
Un condannato per reati di droga richiedeva l'accesso all'affidamento in prova terapeutico mediante un programma ambulatoriale del servizio per le dipendenze. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza evidenziando la persistente inaffidabilità dell'uomo. Durante un precedente beneficio analogo, le forze dell'ordine lo avevano sorpreso con sostanze stupefacenti e materiale per il confezionamento delle dosi, evento che aveva portato alla revoca della misura. A suo carico risultavano inoltre ulteriori procedimenti penali per reati violenti. Nonostante i progressi evidenziati in carcere e la proposta di un domicilio e di un lavoro, i giudici hanno reputato il percorso ambulatoriale non idoneo a scongiurare nuove ricadute criminose. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la recente violazione del patto fiduciario giustifica la prosecuzione dell'osservazione carceraria prima di concedere misure esterne.
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Misure alternative alla detenzione: rigetto per recidiva
Il Tribunale di sorveglianza ha negato a un condannato l'accesso alle misure alternative alla detenzione per l'elevato pericolo di recidiva. Il soggetto aveva commesso nuovi illeciti dopo una precedente misura premiale, non dichiarava i redditi dell'attività commerciale e non collaborava con i servizi sociali. La difesa ha impugnato la decisione deducendo una recente sentenza di assoluzione in un procedimento pendente per stupefacenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici supremi hanno chiarito che la singola pronuncia assolutoria non cancella il quadro globale di inaffidabilità del condannato né la necessità di un percorso rieducativo interno al carcere. Il condannato deve quindi scontare la pena in detenzione e pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lavora in carcere ma niente affidamento in prova: la sentenza
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato l'affidamento in prova al servizio sociale a un condannato, ritenendo non ancora completato il suo percorso di revisione critica, nonostante la regolare condotta carceraria e lo svolgimento di attività lavorativa. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando un'eccessiva valorizzazione della gravità dei reati passati e la mancanza di una valutazione globale della sua personalità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'ammissione alla misura alternativa richiede un effettivo ravvedimento e che il giudice può legittimamente imporre un percorso graduale di osservazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Affidamento in prova al servizio sociale: no senza riscatto
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un condannato la misura alternativa dell'affidamento in prova al servizio sociale. La decisione si fonda sulla gravità del reato commesso e sulla relazione di sintesi del carcere, che evidenziava la mancata rielaborazione del reato e consigliava la prosecuzione del percorso in cella. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare i fatti già esaminati dal giudice di merito, se la motivazione di quest'ultimo è logica e completa. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Benefici penitenziari: no senza revisione critica
Un soggetto condannato per estorsione aggravata da finalità mafiose si è visto negare i benefici penitenziari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza. La Corte ha stabilito che, nonostante alcuni elementi positivi nel comportamento del detenuto, la gravità del reato e la mancata revisione critica della propria condotta giustificano la prosecuzione del trattamento in carcere per un'adeguata osservazione della personalità.
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Misure alternative e personalità: no della Cassazione
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego di misure alternative alla detenzione. La decisione è basata sulla valutazione della personalità del soggetto, ritenuta incline alla violenza, e sui gravi precedenti penali, confermando la necessità di un percorso graduale di reinserimento.
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Affidamento in prova: valutazione post-reato
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che negava l'affidamento in prova a un detenuto. La Corte ha stabilito che, ai fini della concessione della misura, la valutazione deve concentrarsi sulla condotta tenuta dal condannato dopo il reato e sul suo percorso di reinserimento sociale, piuttosto che sulla gravità dei fatti commessi in un passato lontano o su generiche difficoltà di controllo dell'attività lavorativa proposta.
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Affidamento in prova: si può negare senza confessione?
La Cassazione ha annullato la decisione di un Tribunale di Sorveglianza che negava l'affidamento in prova a un detenuto solo perché non ammetteva la propria colpa. La Suprema Corte ha sottolineato che, in presenza di numerosi elementi positivi come buona condotta e legami familiari, la mancata confessione non è un ostacolo decisivo, essendo sufficiente l'avvio di un percorso di revisione critica e l'accettazione della sanzione.
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