LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Trasferimento Di Ramo D'Azienda

Pagina 2 di 2

37 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Trasferimento di ramo d’azienda: nullo se manca l’autonomia
Una lavoratrice ha impugnato la cessione del proprio contratto di lavoro, avvenuta a seguito del trasferimento di ramo d'azienda del reparto in cui lavorava. La Corte d'Appello ha dichiarato inefficace la cessione per mancanza di autonomia funzionale del ramo ceduto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società cedente, confermando che il trasferimento di ramo d'azienda è legittimo solo se la frazione ceduta è preesistente e idonea a funzionare autonomamente come una piccola impresa. In mancanza di tali requisiti, l'operazione si traduce in una semplice cessione di contratti individuali che richiede il consenso della lavoratrice. Di conseguenza, l'azienda originaria deve ripristinare il rapporto di lavoro.
Continua »
Trasferimento di ramo d’azienda: legittimo anche senza consenso
Un Informatore Scientifico ha impugnato il trasferimento di ramo d'azienda attuato dalla sua originaria società datrice di lavoro a favore di un'altra impresa, ritenendolo illegittimo per mancanza dei requisiti di legge e chiedendo il ripristino del rapporto di lavoro originario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando la validità della cessione. I giudici hanno stabilito che le linee di attività cedute costituivano un nucleo organizzato dotato di autonomia funzionale e preesistenza, elementi essenziali per configurare un legittimo trasferimento di ramo d'azienda ai sensi dell'articolo 2112 del codice civile. Di conseguenza, il lavoratore perde la causa e deve rimborsare le spese legali.
Continua »
Trasferimento di ramo d’azienda nullo: stipendi comunque dovuti
Una lavoratrice ha ottenuto la dichiarazione di invalidità del trasferimento di ramo d'azienda tra la sua azienda originaria e una nuova società. Nel frattempo, era stata licenziata dalla nuova società e aveva scelto di percepire l'indennità sostitutiva della reintegrazione. Successivamente, ha chiesto all'azienda originaria il pagamento delle retribuzioni arretrate. L'azienda originaria si è opposta, sostenendo che l'indennità ricevuta e la risoluzione del rapporto con la nuova società estinguessero il debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda originaria. I giudici hanno stabilito che, dichiarata la nullità del trasferimento, il rapporto di lavoro originario sopravvive di diritto. Le vicende risolutive con la nuova società, inclusa l'indennità sostitutiva, non incidono sull'obbligo dell'azienda originaria di pagare gli stipendi dovuti a causa del rifiuto di ricevere la prestazione lavorativa.
Continua »
Trasferimento ramo d’azienda: vince il lavoratore senza prova scritta
Un lavoratore chiedeva il riconoscimento dei suoi crediti da lavoro subordinato a un'azienda fallita, sostenendo la continuità del rapporto a seguito di un trasferimento di ramo d'azienda. Il Tribunale rigettava la richiesta per mancanza di prova scritta dell'operazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo un principio fondamentale: per il lavoratore, la prova del trasferimento di ramo d'azienda non è vincolata alla forma scritta. Egli può dimostrarlo con ogni mezzo, inclusi testimoni o documenti interni. La Corte ha annullato la decisione precedente perché il giudice non aveva esaminato una comunicazione aziendale decisiva e aveva omesso di pronunciarsi su specifiche domande del lavoratore. Il processo dovrà essere celebrato di nuovo.
Continua »
Sgravi contributivi negati: dimissioni finte, cessione vera
La Corte di Cassazione ha negato il diritto agli sgravi contributivi a un datore di lavoro che aveva assunto tre lavoratrici formalmente dimesse da un'altra azienda. I giudici hanno stabilito che l'operazione non era una nuova assunzione, ma un trasferimento di ramo d'azienda mascherato. Le lavoratrici, infatti, avevano continuato a svolgere le stesse mansioni nello stesso luogo, senza alcuna interruzione reale del rapporto di lavoro. Poiché la legge esclude gli sgravi contributivi in caso di continuità del rapporto con aziende collegate, la Corte ha confermato la decisione dell'INPS, respingendo il ricorso del datore di lavoro. La sostanza dell'operazione prevale sulla forma delle dimissioni volontarie.
Continua »
Trasferimento di ramo d’azienda: i nuovi limiti
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un trasferimento di ramo d'azienda effettuato da una multinazionale tecnologica. La decisione si fonda sulla mancanza dei requisiti di autonomia e preesistenza del ramo ceduto. I giudici hanno chiarito che l'onere della prova spetta al datore di lavoro, il quale deve dimostrare che l'entità trasferita fosse capace di operare autonomamente già prima dello scorporo. Nel caso analizzato, il ramo era composto quasi esclusivamente da personale senza un apparato strutturale idoneo, rendendo l'operazione una semplice cessione di contratti di lavoro nulla senza il consenso dei dipendenti.
Continua »
Trasferimento di ramo d’azienda: serve preesistenza.
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello riguardante un trasferimento di ramo d'azienda. I giudici hanno ribadito che, ai sensi dell'art. 2112 c.c., l'autonomia funzionale del ramo deve essere preesistente alla cessione e non creata ad hoc al momento dello scorporo. La decisione sottolinea la necessità di tutelare i lavoratori da operazioni societarie prive di reale consistenza organizzativa autonoma.
Continua »
Accordo sindacale: mancato colloquio e assunzione
Un lavoratore non è stato assunto dalla nuova azienda dopo un trasferimento d'impresa, nonostante un accordo sindacale prevedesse colloqui di selezione. La Cassazione ha stabilito che omettere il colloquio non garantisce un diritto automatico all'assunzione, ma configura una 'perdita di chance'. Il diritto al risarcimento dipende dal quadro giuridico che regola il trasferimento (crisi o liquidazione). Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
Continua »
Trasferimento di ramo d’azienda: il dirigente escluso
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso di un dirigente che non era stato incluso in un trasferimento di ramo d'azienda. La Corte ha stabilito che, dato il ruolo apicale del dirigente, le cui mansioni si estendevano all'intera compagine societaria e non erano prevalentemente o esclusivamente inerenti al ramo ceduto, non sussisteva il presupposto per l'applicazione dell'art. 2112 c.c. e il conseguente trasferimento automatico del rapporto di lavoro.
Continua »
Trasferimento ramo d’azienda e crisi d’impresa
Un ex dipendente di una compagnia aerea in amministrazione straordinaria ha citato in giudizio la nuova società acquirente, sostenendo l'esistenza di un trasferimento ramo d'azienda e chiedendo la continuazione del rapporto di lavoro. Il Tribunale ha rigettato la domanda, escludendo l'applicabilità dell'art. 2112 c.c. La decisione si fonda sulla natura liquidatoria della procedura di amministrazione straordinaria e sulla discontinuità economica tra le due società, come accertato anche dalla Commissione Europea e confermato dalla recente giurisprudenza costituzionale.
Continua »
Trasferimento ramo d’azienda: il caso della compagnia aerea
Ex dipendenti di una compagnia aerea in amministrazione straordinaria hanno citato in giudizio la nuova società acquirente, sostenendo che l'operazione di cessione di beni costituisse un trasferimento di ramo d'azienda e chiedendo la prosecuzione dei loro rapporti di lavoro. Il Tribunale di Roma ha respinto le loro richieste, stabilendo che non si trattava di un trasferimento di ramo d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. La decisione si basa sulla natura liquidatoria della procedura di amministrazione straordinaria, sulla mancanza di autonomia funzionale preesistente degli asset ceduti e su una decisione della Commissione Europea che aveva sancito la 'discontinuità economica' tra le due società.
Continua »
Cambio di appalto: quando scatta il trasferimento d’azienda
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27707/2024, ha stabilito che un cambio di appalto, con l'acquisizione del personale, si presume un trasferimento di ramo d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., a meno che l'impresa subentrante non provi l'esistenza di significativi elementi di discontinuità. Nel caso di specie, il subentro in un servizio di vigilanza, con le sole modifiche di divise e tesserini, non è stato ritenuto sufficiente a escludere le tutele per il lavoratore, che ha così mantenuto i diritti maturati.
Continua »
Cambio appalto: quando è trasferimento d’azienda?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27607/2024, ha stabilito che un cambio appalto si configura come trasferimento di ramo d'azienda se l'impresa subentrante non introduce significativi elementi di discontinuità organizzativa. La semplice adozione di nuove divise non è sufficiente a escludere le tutele dell'art. 2112 c.c. per i lavoratori trasferiti, invertendo l'onere della prova a carico dell'azienda.
Continua »
Trasferimento ramo d’azienda: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20083/2024, ha dichiarato illegittimo un trasferimento di ramo d'azienda poiché l'entità trasferita non possedeva i requisiti di preesistenza e autonomia funzionale. Il caso riguardava un gruppo di lavoratori trasferiti da una società editoriale a una di servizi, ma la Corte ha rilevato che si trattava di una mera esternalizzazione di personale, in quanto il 'ramo' era un aggregato eterogeneo di dipendenti senza un'organizzazione unificante, un know-how comune o beni significativi. La decisione ribadisce che un ramo d'azienda non può essere creato 'ad hoc' al solo scopo del trasferimento.
Continua »
Trasferimento fraudolento: nullo se elude la legge
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di una cessione di ramo d'azienda, ritenendola un trasferimento fraudolento. Due lavoratrici, reintegrate dopo un licenziamento, erano state assegnate fittiziamente al ramo d'azienda poco prima della sua cessione. La Corte ha stabilito che l'intera operazione era un'unica fattispecie fraudolenta finalizzata a estromettere le dipendenti, rendendo l'atto nullo e non sanabile dalla mancata impugnazione della sola assegnazione iniziale.
Continua »
Trasferimento ramo d’azienda: licenziamento e manleva
Una lavoratrice veniva licenziata nel contesto di una complessa operazione di trasferimento di ramo d'azienda che coinvolgeva tre società. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18805/2025, ha chiarito importanti principi. Ha stabilito che l'impugnazione del licenziamento va rivolta al datore di lavoro che lo ha emesso e a quello in carica al momento in cui l'atto ha prodotto effetto. Soprattutto, ha affermato la piena validità della clausola di manleva tra le società, specificando che essa non pregiudica i diritti del lavoratore ma regola solo i rapporti economici interni tra le imprese coinvolte nel trasferimento ramo d'azienda.
Continua »
Trasferimento ramo d’azienda: quando scatta l’obbligo
La Corte di Cassazione conferma che in un cambio appalto, la cessione di beni materiali essenziali e di rilevante valore economico dalla vecchia alla nuova impresa configura un trasferimento ramo d'azienda. Questo obbliga la società subentrante ad assumere il lavoratore alle medesime condizioni. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, chiarendo che la continuità operativa garantita dai beni trasferiti è decisiva per l'applicazione dell'art. 2112 c.c., anche se l'attività è a tempo determinato.
Continua »