La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tre soggetti coinvolti in un'attività di traffico illecito di rifiuti. Gli imputati, rispettivamente responsabili di un impianto di trattamento, di una ditta di trasporti e di un'azienda agricola, gestivano lo smaltimento di circa 6.000 tonnellate di digestato liquido. Tale sostanza, derivante dal trattamento di rifiuti organici urbani, veniva utilizzata come concime su terreni agricoli senza le necessarie autorizzazioni. La difesa sosteneva che il digestato fosse un sottoprodotto e non un rifiuto, invocando inoltre l'oscurità della normativa. I giudici hanno però stabilito che il materiale non rispettava i requisiti tecnici per essere escluso dalla disciplina dei rifiuti. L'operazione era supportata da una struttura organizzata e dall'emissione di fatture false, integrando pienamente il delitto ambientale contestato.
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