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Tentato Furto In Abitazione

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122 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Inammissibilità dell’appello per difetto di specificità nel furto
L'Imputato riceveva una condanna in primo grado per i reati di violazione di domicilio e tentato furto in abitazione. La Corte d'Appello dichiarava inammissibile l'impugnazione proposta per mancanza di confronto puntuale con le ragioni della decisione originaria. L'Imputato proponeva quindi ricorso in Cassazione sostenendo di essere entrato nella casa per un errore e negando l'idoneità della propria condotta. La Suprema Corte ha confermato l'Inammissibilità dell'appello per difetto di specificità. I giudici hanno chiarito che l'atto di gravame deve criticare in modo diretto e correlato le motivazioni della sentenza impugnata. L'Imputato perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Tentato furto in abitazione: condanna confermata e pena sospesa
L'Imputato si è introdotto abusivamente nella casa della Persona Offesa ed è stato sorpreso a rovistare nei cassetti della camera da letto. Sorpreso dalla figlia della proprietaria, il soggetto è fuggito prima di poter sottrarre beni o completare la perquisizione. In appello, oltre alla condanna per tentato furto in abitazione, i giudici avevano revocato d'ufficio la sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale per il reato di tentato furto in abitazione, evidenziando come il rovistare nei cassetti dimostri in modo univoco il fine di rubare. Tuttavia, i giudici supremi hanno annullato la revoca della sospensione condizionale, poiché il giudice d'appello non può peggiorare d'ufficio la posizione dell'imputato senza una specifica richiesta del Pubblico Ministero.
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Tentato furto in abitazione: la Cassazione blocca il ricorso
L'Imputato è stato condannato nei gradi di merito per il reato di tentato furto in abitazione aggravato. Contro la sentenza della Corte di Appello, il condannato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove testimoniali e il calcolo della pena inflitta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le doglianze riguardanti le testimonianze richiedevano un inammissibile riesame dei fatti. Inoltre, la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, purché sia motivata in modo logico. A causa del ricorso inammissibile sul tentato furto in abitazione, l'Imputato dovrà pagare le spese processuali e la somma di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentato furto in abitazione: ricorso inammissibile e sanzione
L'Imputato propone ricorso per cassazione contro la condanna per il reato di tentato furto in abitazione. La difesa lamenta il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche come prevalenti sulle aggravanti. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Il giudizio evidenzia la mancanza di specificità dei motivi e il mancato rispetto dei vizi previsti dalla legge. I giudici confermano inoltre l'esistenza del divieto di legge in merito al bilanciamento delle circostanze. Di conseguenza, l'Imputato soccombe nel giudizio e viene condannato al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Tentato furto in abitazione: casa vuota ma condanna confermata
L'Imputato è stato condannato per tentato furto in abitazione dopo essere penetrato in un appartamento ed averlo messo a soqquadro senza asportare nulla. La difesa ha sostenuto l'esistenza della desistenza volontaria e ha richiesto le attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, chiarificando che non si configura desistenza spontanea quando l'azione si interrompe soltanto per la mancanza di beni d'interesse. L'assenza di refurtiva di valore nell'immobile rappresenta una causa esterna che non elimina la responsabilità per il reato tentato. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Tentato furto in abitazione: ricorso respinto in Cassazione
Due persone propongono ricorso in Cassazione contro la condanna per tentato furto in abitazione aggravato da violenza sulle cose. La difesa contesta la presenza dell'aggravante e la determinazione della pena stabilita in appello. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili. In merito all'aggravante, il ricorso si limita a riproporre le stesse argomentazioni già respinte dai giudici di merito, richiedendo una rivalutazione delle prove preclusa in sede di legittimità. Riguardo alla quantificazione della pena e agli aumenti per la continuazione, la decisione d'appello risulta adeguatamente motivata e non arbitraria. Le ricorrenti vengono condannate al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro ciascuna alla Cassa delle Ammende.
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Tentato furto in abitazione: pena confermata e ricorso respinto
Tre individui presentano ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello che ha confermato la loro condanna per tentato furto in abitazione. I ricorrenti contestano il riconoscimento della recidiva e la quantificazione della pena. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici stabiliscono che la Corte d'Appello ha motivato in modo coerente sia la maggiore pericolosità sociale derivante dai precedenti penali, sia il calcolo della pena. La quantificazione della sanzione rientra infatti nella discrezionalità del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità in assenza di vizi logici evidenti. La condanna diventa definitiva e i tre imputati devono pagare le spese processuali e tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto in abitazione: ricorso generico e sanzione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato condannato nei primi due gradi di giudizio per il delitto di tentato furto in abitazione. La difesa ha presentato ricorso lamentando violazioni di legge e carenze di motivazione riguardo all'accertamento della responsabilità oltre ogni ragionevole dubbio. I Giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e privo di censure puntuali contro la sentenza impugnata. L'imputato ha subito la conferma definitiva della condanna penale, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto in abitazione: fuggire scoperti non evita la pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per tentato furto in abitazione e resistenza a pubblico ufficiale. L'uomo si era introdotto in un immobile ma era fuggito subito dopo essere stato scoperto sul fatto. Il ricorrente ha sostenuto di aver desistito volontariamente dall'azione criminosa e ha invocato la particolare tenuità dell'offesa. I giudici supremi hanno respinto ogni argomentazione, chiarendo che la fuga determinata dalla scoperta non costituisce desistenza spontanea. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'imputato alle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentato furto in abitazione: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta a un individuo per il reato di tentato furto in abitazione. La difesa contestava la valutazione delle prove e la logicità della decisione d'appello, mettendo in discussione l'identificazione visiva compiuta dalle forze dell'ordine. I giudici di legittimità hanno respinto la linea difensiva, giudicando il ricorso manifestamente infondato. Gli agenti di polizia operanti conoscevano già il soggetto per precedenti ragioni di servizio, rendendo l'identificazione diretta solida, attendibile e priva di vizi logici. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro.
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Tentato furto in abitazione: condanna confermata e ricorso nullo
Tre individui hanno presentato ricorso per cassazione contro la condanna per tentato furto in abitazione. I ricorrenti contestavano la mancata testimonianza della vittima in appello, l'applicazione non massimale dello sconto di pena per il tentativo e il mancato riconoscimento della sospensione condizionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i motivi: la vittima non compariva nella lista testimoniale della difesa, il tentativo costituisce figura autonoma di reato rimessa al potere discrezionale del giudice per la quantificazione della sanzione e le censure sul beneficio della sospensione risultavano generiche. I giudici hanno confermato integralmente la condanna e sanzionato i ricorrenti al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto in abitazione: reato pieno anche sulle difese esterne
Un uomo ha concordato con il giudice una pena mediante patteggiamento per il reato di tentato furto in abitazione, dopo avere forzato la recinzione, l'inferriata, il vetro e la zanzariera di una casa. Successivamente l'imputato ha presentato ricorso per cassazione sostenendo che la sua azione si fosse fermata all'esterno dell'immobile e integrasse solo un furto semplice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che chi patteggia non può rimettere in discussione la qualificazione del fatto se non vi è un errore palese. Inoltre, forzare le difese esterne di una casa configura pienamente il tentato furto in abitazione, poiché tali barriere fanno parte dell'immobile. Il ricorrente deve scontare la pena concordata e versare quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto in abitazione: fuga pacifica e recidiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di una persona imputata per tentato furto in abitazione aggravato. La difesa contestava l'applicazione della recidiva, sostenendo che l'assenza di violenza verso i vicini al momento della scoperta dimostrasse una minore gravità della condotta. I giudici supremi hanno respinto la tesi difensiva. La Corte ha ritenuto legittima la recidiva per via della pianificazione del colpo, della serialità dei reati commessi in passato e della costante pericolosità dell'agente. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto in abitazione: casa vuota ma arredata resta dimora
Una donna e il figlio sono entrati con arnesi da scasso in una casa temporaneamente disabitata ma ammobiliata, asportando un orologio e un posacenere d'argento. I due hanno tentato di giustificare l'intrusione affermando di voler occupare l'immobile per problemi economici, invocando la fattispecie di invasione di terreni o violazione di domicilio. I giudici hanno invece confermato l'imputazione per tentato furto in abitazione e le misure cautelari dell'obbligo di dimora notturno e di presentazione alla polizia giudiziaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna. La Suprema Corte ha ribadito che un immobile ammobiliato mantiene la natura di privata dimora anche se momentaneamente non abitato, sanzionando la ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto in abitazione: ricorso generico e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di tentato furto in abitazione con l'aggravante della recidiva. L'uomo aveva contestato il trattamento sanzionatorio inflitto nei gradi precedenti. I giudici supremi hanno rilevato la totale genericità dei motivi di impugnazione, privi di specifiche critiche logiche o giuridiche contro la decisione di secondo grado. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato in via definitiva la condanna penale e ha obbligato il ricorrente a pagare le spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Tentato furto in abitazione: fuga e arresti domiciliari
Due donne sono state condannate per tentato furto in abitazione dopo aver forzato la serratura di un appartamento ed essere fuggite per la presenza di persone all'interno. Entrambe hanno proposto ricorso per Cassazione, lamentando vizi procedurali legati alle misure cautelari a cui erano sottoposte, nonché l'errata qualificazione del reato sostenendo una presunta desistenza volontaria. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio per la prima imputata, poiché gli arresti domiciliari costituivano un legittimo impedimento a comparire non considerato dai giudici di appello. Al contrario, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della seconda imputata, confermando che il semplice divieto di dimora non crea un impedimento automatico senza apposita richiesta del difensore e che fuggire perché scoperti non costituisce desistenza ma reato tentato.
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Tentato furto in abitazione: restituire la refurtiva non basta
Due imputati hanno subito la condanna per tentato furto in abitazione pluriaggravato. I colpevoli hanno tentato di introdursi in un appartamento per sottrarre diciotto monili d'oro e quattrocentocinquanta euro in contanti. La difesa ha proposto ricorso per cassazione sostenendo l'uso di una chiave duplicata ritrovata fortuitamente e chiedendo l'attenuante del danno di speciale tenuità, data la restituzione spontanea dei beni e il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il possesso di grimaldelli smentisce l'uso casuale della chiave. Inoltre, la restituzione successiva della refurtiva costituisce un fatto successivo non rilevante: nel delitto tentato il valore del danno si misura sul bene economico che gli autori intendevano rubare.
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Ricorso contro patteggiamento: accordo chiuso e rigetto
L'Imputato ha concordato una pena di un anno e otto mesi di reclusione per tentato furto in abitazione. Successivamente, la difesa ha presentato un ricorso contro patteggiamento lamentando un errore nella qualificazione del fatto: il soggetto avrebbe interrotto l'azione dopo aver rotto la finestra, invocando la desistenza volontaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La legge consente il ricorso sul patteggiamento solo in presenza di un errore evidente e manifesto, non per contestare valutazioni giuridiche ordinarie. I giudici hanno condannato il ricorrente alle spese e al pagamento di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentato furto in abitazione: pena minima e ricorso inammissibile
L'Imputata ha subito una condanna alla pena di un anno e quattro mesi di reclusione e trecento euro di multa per il reato di tentato furto in abitazione pluriaggravato. La difesa ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, lamentando presunte violazioni di legge e una carenza di motivazione riguardo al calcolo e all'entità della sanzione inflitta. I Giudici di legittimità hanno respinto l'impugnazione, giudicando il motivo manifestamente infondato. La Corte territoriale aveva infatti motivato in modo logico e coerente la quantificazione della pena, stabilendo una sanzione base già prossima al minimo stabilito dalla legge. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando in via definitiva la condanna e imponendo alla ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Tentato furto in abitazione: ricorso generico e condanna ferma
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di tentato furto in abitazione con circostanze aggravanti. La difesa ha lamentato un difetto di motivazione della sentenza di secondo grado, sostenendo che i giudici di merito non avessero chiarito adeguatamente le ragioni della condanna. I giudici di legittimità hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile. Il ricorso conteneva censure del tutto generiche e non affrontava l'articolata ricostruzione dei fatti basata sulle prove dichiarative raccolte. Di conseguenza, la Suprema Corte ha reso definitiva la condanna penale e ha disposto il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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