Un lavoratore causa un danno a un furgone aziendale. Il suo responsabile, per ottenere un risarcimento, lo porta a un incontro con un soggetto legato a un clan mafioso. Quest'ultimo intima al lavoratore di pagare per 'non avere guai'. La Corte di Cassazione ha stabilito che questa non è una semplice richiesta di risarcimento, ma una vera e propria tentata estorsione con metodo mafioso. Il profitto era ingiusto perché l'azienda aveva lasciato scadere i termini legali per chiederlo. L'intervento della persona con legami criminali, volto a intimidire il dipendente, ha integrato l'aggravante mafiosa, portando alla conferma della misura cautelare per l'indagato.
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