La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i membri di un sodalizio criminale operante in Sicilia. Tra i vari reati, spicca la tentata estorsione aggravata ai danni di alcuni proprietari terrieri, costretti con minacce di morte a cedere i diritti su oltre 130 ettari di terreni e i relativi contributi europei. Uno dei complici sosteneva di aver agito solo per esercitare un presunto diritto di prelazione, chiedendo la riqualificazione del reato in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La Suprema Corte ha rigettato la tesi, stabilendo che la costante presenza del complice agli incontri intimidatori, unita alla richiesta di denaro per "protezione", configura pienamente il reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, poiché l'imputato era consapevole dell'ingiustizia del profitto e della caratura criminale del boss che proferiva le minacce fisiche.
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