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Tempus Regit Actum

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640 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Mandato ad impugnare: non serve nel rito abbreviato
La Corte di Cassazione ha stabilito che non è necessario lo specifico mandato ad impugnare, previsto per l'imputato assente, quando l'appello è proposto contro una sentenza emessa a seguito di rito abbreviato. La richiesta di tale rito, avanzata tramite difensore con procura speciale, è sufficiente a dimostrare la conoscenza del procedimento da parte dell'imputato, rendendo inapplicabile la sanzione dell'inammissibilità dell'appello. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza del giudice di merito, rinviando gli atti per la valutazione dell'impugnazione.
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Mandato ad impugnare: la nuova legge si applica subito
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di inammissibilità di un appello, stabilendo un principio chiave sulla successione delle leggi processuali. La controversia verteva sull'obbligo di un mandato ad impugnare specifico per il difensore di fiducia. Con la legge n. 114/2024, tale obbligo è stato rimosso. La Corte ha chiarito che, in base al principio 'tempus regit actum', la nuova normativa, più favorevole, si applica a tutte le impugnazioni presentate dopo la sua entrata in vigore (25 agosto 2024), anche se relative a sentenze precedenti. Di conseguenza, l'appello, presentato il 28 agosto 2024, era ammissibile.
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Mandato ad impugnare: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante l'obbligo del mandato ad impugnare per un imputato assente. La Corte ha stabilito che la validità di un appello deve essere valutata secondo la legge in vigore al momento della sua presentazione, non in base a una normativa successiva più favorevole, applicando il principio "tempus regit actum".
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Mandato ad impugnare per l’imputato assente: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un appello presentato nell'interesse di un imputato giudicato in assenza. La ragione risiede nella mancata presentazione, da parte del difensore, di uno specifico mandato ad impugnare rilasciato dopo la sentenza di primo grado, come richiesto dalla legge all'epoca dei fatti. La Corte ha applicato il principio 'tempus regit actum', ritenendo irrilevante la successiva modifica legislativa più favorevole, poiché l'atto di impugnazione deve rispettare le norme vigenti al momento della sua proposizione.
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Mandato speciale impugnazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'appello di un'imputata assente in primo grado, poiché il difensore non aveva allegato il mandato speciale impugnazione e l'elezione di domicilio, come richiesto dall'art. 581, comma 1-quater c.p.p. introdotto dalla Riforma Cartabia. La Corte ha applicato il principio del 'tempus regit actum', sostenendo che la norma applicabile è quella in vigore al momento della presentazione dell'impugnazione, anche se successivamente modificata.
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Appello imputato assente: la Cassazione e il principio
La Corte di Cassazione conferma l'inammissibilità di un appello proposto da un imputato giudicato in absentia. La difesa sosteneva l'applicazione retroattiva di una norma più favorevole (Riforma Cartabia), che avrebbe qualificato l'imputato come 'presente'. La Corte ha rigettato il ricorso, riaffermando il principio 'tempus regit actum', secondo cui gli atti processuali sono regolati dalla legge in vigore al momento del loro compimento. Poiché la dichiarazione di assenza era anteriore alla riforma, l'appello imputato assente richiedeva uno specifico mandato, che non è stato prodotto.
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Mandato ad impugnare: appello nullo senza procura
La Cassazione dichiara inammissibile l'appello per un imputato assente, a causa della mancanza di uno specifico mandato ad impugnare rilasciato dopo la sentenza. La Corte applica il principio *tempus regit actum*, confermando che le norme più severe in vigore al momento della proposizione dell'appello prevalgono sulle modifiche legislative successive.
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Inammissibilità appello: la regola del tempus regit actum
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una declaratoria di inammissibilità di un appello. Il caso riguarda un appello presentato durante la vigenza della Riforma Cartabia, che richiedeva un mandato specifico per l'imputato assente, non allegato dal difensore. La Corte ribadisce che, in tema di successione di leggi processuali, vige il principio 'tempus regit actum': l'atto di impugnazione è regolato dalla legge in vigore al momento del suo deposito, e le modifiche normative successive, anche se più favorevoli, non hanno effetto retroattivo. Di conseguenza, la sanzione dell'inammissibilità dell'appello è stata correttamente applicata.
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Riduzione pena rito abbreviato: no al beneficio se appelli
Un imputato, condannato con rito abbreviato, ha impugnato la sentenza in appello. Successivamente, ha richiesto la riduzione di pena di un sesto, prevista per chi non impugna la condanna di primo grado. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il beneficio della riduzione di pena è strettamente legato alla mancata proposizione di qualsiasi impugnazione contro la sentenza di primo grado, con l'obiettivo di accelerare la definizione dei processi. Aver presentato appello esclude categoricamente l'accesso a tale sconto.
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Rescissione del giudicato: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la rescissione del giudicato per una condanna subita in assenza. La Corte ha stabilito che la mancata conoscenza del processo era 'colpevole', poiché l'imputato si era reso volontariamente irreperibile, fornendo un domicilio inidoneo e ignorando le comunicazioni del proprio legale. Di conseguenza, non può beneficiare del rimedio straordinario della rescissione del giudicato.
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Impugnazione inammissibile: il domicilio va eletto subito
La Corte di Cassazione conferma una declaratoria di impugnazione inammissibile a causa della mancata elezione di domicilio contestuale al deposito dell'atto di appello. La sentenza chiarisce che il deposito successivo di tale atto, anche se antecedente alla decisione sull'ammissibilità, non sana il vizio procedurale, rigettando le questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla difesa.
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Regime 41-bis: è retroattivo? La Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4993/2025, ha rigettato il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. Il ricorrente sosteneva l'illegittimità dell'applicazione retroattiva di tale regime a reati commessi prima della sua introduzione. La Corte ha stabilito che il regime 41-bis incide esclusivamente sulle modalità di esecuzione della pena e non sulla sua natura sostanziale. Di conseguenza, si applica il principio "tempus regit actum" e non il divieto di retroattività della legge penale sfavorevole, confermando la legittimità della proroga.
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Imputato assente e rito abbreviato: i termini
La Corte di Cassazione ha stabilito che un imputato assente che sceglie di essere giudicato con rito abbreviato tramite un procuratore speciale è da considerarsi legalmente presente. Di conseguenza, non ha diritto al termine di impugnazione maggiorato di quindici giorni, previsto specificamente per tutelare chi è giudicato in assenza.
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Archiviazione per prescrizione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso delle persone offese contro un'ordinanza di archiviazione per prescrizione imminente di un reato di falso. La Corte ha stabilito che il provvedimento del GIP non è "abnorme" e che i ricorrenti mancano di un interesse concreto all'impugnazione, poiché l'eventuale annullamento non cambierebbe l'esito del procedimento, destinato comunque a concludersi per il decorso dei termini. La sentenza ribadisce che il rimedio corretto avverso tali ordinanze è il reclamo e non il ricorso per Cassazione.
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Elezione di domicilio appello: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato, confermando l'inammissibilità del suo appello per la mancata elezione di domicilio appello. La sentenza sottolinea che, secondo la normativa applicabile all'epoca dei fatti (art. 581, comma 1-ter c.p.p.), la dichiarazione o elezione di domicilio deve essere contestuale all'atto di impugnazione o, in alternativa, deve esserci un richiamo esplicito a una dichiarazione precedente. La Corte ha ritenuto la norma non incostituzionale, in quanto volta a garantire la consapevole partecipazione dell'imputato al processo.
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Elezione di domicilio detenuto: appello valido
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di inammissibilità di un appello. La Corte d'appello aveva respinto l'impugnazione perché mancava la dichiarazione di domicilio, ma l'imputato era agli arresti domiciliari. La Cassazione ha stabilito che l'obbligo di elezione di domicilio per un detenuto è un adempimento inutile, dato che le notifiche devono essere eseguite presso il luogo di detenzione, garantendo così il diritto di difesa. La sentenza sottolinea la sproporzione di tale requisito formale in casi simili.
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Inammissibilità appello prevenzione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1091/2025, ha rigettato il ricorso di un soggetto contro un decreto di confisca di prevenzione. Il caso verteva sulla controversa applicabilità delle norme sull'inammissibilità dell'appello (ex art. 581, comma 1-ter c.p.p.) ai procedimenti di prevenzione. La Corte ha confermato l'applicabilità della norma, risolvendo un contrasto giurisprudenziale. Ha inoltre chiarito che la successiva abrogazione della stessa norma non incide sui ricorsi proposti prima della modifica legislativa, in base al principio 'tempus regit actum'. La decisione consolida quindi un importante orientamento sull'inammissibilità appello prevenzione.
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Pene sostitutive: la Cassazione chiarisce le regole
Un individuo condannato per truffa online si è visto accogliere parzialmente il ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, pur confermando la sua responsabilità penale, ha annullato la sentenza d'appello riguardo al diniego delle pene sostitutive. La Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato inammissibile la richiesta perché presentata dal difensore senza procura speciale, applicando in modo errato le norme processuali succedutesi nel tempo. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione sulle sanzioni.
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Confisca di sproporzione: sì alla retroattività
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'imputata per riciclaggio, il cui reato era stato dichiarato prescritto in appello. La Corte ha confermato la confisca di sproporzione sui suoi beni, stabilendo che non si tratta di una sanzione penale, ma di una misura di sicurezza. In quanto tale, ad essa si applica il principio del "tempus regit actum", consentendo l'applicazione retroattiva della norma (art. 578-bis c.p.p.) che permette la confisca anche in caso di prescrizione, purché la sua applicabilità fosse prevedibile al momento della commissione del reato.
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Sanzioni amministrative bancarie: no al favor rei
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12243/2025, ha respinto il ricorso di alcuni ex amministratori di una banca sanzionati dall'Autorità di Vigilanza. La Corte ha chiarito che alle sanzioni amministrative bancarie non si applica il principio del favor rei, ma quello del tempus regit actum. Ha inoltre confermato la correttezza della procedura sanzionatoria seguita e ribadito che l'onere di provare l'assenza di colpa grava sui soggetti sanzionati, in virtù della presunzione di colpa prevista dalla legge.
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