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Tempo Tuta

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30 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Tempo tuta: quando va pagato? La Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20784/2024, ha ribadito che il cosiddetto 'tempo tuta' e il tempo per il passaggio di consegne costituiscono orario di lavoro da retribuire. La Corte ha ritenuto legittima la valutazione forfettaria del tempo per gli infermieri, unificando le due attività. Tuttavia, ha cassato la decisione della Corte d'Appello che negava tale diritto ad altro personale (tecnici, autisti) solo perché non effettuavano passaggi di consegne. Secondo la Suprema Corte, il solo obbligo di indossare la divisa sul luogo di lavoro è sufficiente a far sorgere il diritto alla retribuzione per il tempo necessario, indipendentemente da altre mansioni.
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Tempo tuta: quando va pagato? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14848/2024, ha stabilito che il tempo impiegato da un lavoratore tra la timbratura del cartellino all'ingresso e il login alla propria postazione, così come il percorso inverso a fine turno, deve essere considerato orario di lavoro effettivo e quindi retribuito. Il caso riguardava alcuni dipendenti di una società di telecomunicazioni. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, affermando che questo lasso di tempo, definito 'tempo tuta', rientra nell'orario di lavoro quando le attività preparatorie sono necessarie, obbligatorie e soggette al potere direttivo del datore di lavoro, che decide l'organizzazione della sede e le procedure da seguire.
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Tempo tuta: retribuzione per vestizione è d’obbligo
Un gruppo di operatori sanitari ha citato in giudizio la propria azienda ospedaliera per ottenere il pagamento del 'tempo tuta' e del cambio consegne. Dopo le decisioni negative dei tribunali di merito, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei lavoratori. La Suprema Corte ha ribadito che il tempo necessario per indossare e dismettere la divisa, così come quello per le consegne, costituisce a tutti gli effetti orario di lavoro e deve essere retribuito, specialmente nel settore sanitario dove tali attività sono imposte da esigenze di igiene e sicurezza. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Tempo tuta: retribuzione dovuta anche con orario ridotto
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che riconosce a un'infermiera il diritto alla retribuzione per il cosiddetto 'tempo tuta'. Viene chiarito che una generica riduzione dell'orario di lavoro, prevista da un accordo aziendale, non può essere considerata una compensazione automatica per il tempo necessario a indossare e togliere la divisa, se non è provato che tale fosse lo scopo specifico dell'accordo. Il ricorso dell'azienda sanitaria è stato dichiarato inammissibile.
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Tempo tuta: quando va pagato? La Cassazione decide
La Cassazione ha stabilito che il 'tempo tuta' deve essere retribuito a tutti i dipendenti sanitari obbligati a indossare la divisa sul luogo di lavoro, non solo ai turnisti. La Corte ha annullato una decisione d'appello che negava tale diritto a lavoratori non turnisti e ha chiarito l'errata applicazione del principio del giudicato in un caso simile. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Tempo tuta: la Cassazione conferma la retribuzione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che il cosiddetto 'tempo tuta', ovvero il tempo impiegato dal personale sanitario per indossare e togliere la divisa, deve essere considerato a tutti gli effetti orario di lavoro e, di conseguenza, retribuito. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda sanitaria, sostenendo che tale attività, essendo obbligatoria e funzionale alla prestazione lavorativa, rientra nel tempo in cui il lavoratore è a disposizione del datore di lavoro. La decisione si fonda sul principio che conta la concreta esecuzione della prestazione e non le previsioni astratte del contratto collettivo.
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Tempo tuta: la vestizione è orario di lavoro pagato
Alcuni operatori sanitari, autisti di ambulanze, hanno richiesto la retribuzione per il 'tempo tuta', ovvero il tempo necessario per indossare e togliere la divisa. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ma la Corte di Cassazione ha annullato tale decisione. La Suprema Corte ha stabilito che il tempo tuta costituisce orario di lavoro retribuito quando l'uso della divisa è un obbligo imposto dal datore di lavoro per ragioni di igiene e sicurezza, a prescindere dal fatto che il lavoro si svolga in ospedale o che vi siano sovrapposizioni di turni. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Tempo tuta: retribuzione per la vestizione in divisa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12066/2025, si è pronunciata sul diritto alla retribuzione del "tempo tuta". Ha ritenuto legittimo un compenso forfettario per i lavoratori turnisti che include sia il tempo per la vestizione che quello per il cambio consegne. Tuttavia, ha chiarito che per i lavoratori non turnisti il diritto al pagamento del tempo tuta sussiste autonomamente, qualora la divisa debba essere indossata sul luogo di lavoro, e deve essere oggetto di specifico accertamento.
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Tempo tuta: quando è lavoro straordinario? Cassazione
Alcuni lavoratori sanitari hanno richiesto il pagamento del tempo tuta come straordinario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il loro ricorso, confermando la decisione d'appello che limitava il pagamento al periodo successivo alla notifica del ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che non si trattava di prescrizione, ma di una domanda giudiziale non estesa al periodo precedente, e ha sanzionato la mancata specificità del ricorso.
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Tempo tuta: quando va retribuito? La Cassazione decide
L'ordinanza della Corte di Cassazione analizza il caso di alcuni medici che chiedevano la retribuzione per il cosiddetto "tempo tuta", ovvero il tempo impiegato per indossare e togliere la divisa, e per il lavaggio della stessa. La Corte ha cassato la sentenza d'appello favorevole ai medici, ritenendola priva di una motivazione adeguata. In particolare, è stata sottolineata la mancanza di prove concrete riguardo allo svolgimento di tali attività al di fuori dell'orario di lavoro e al tempo effettivamente impiegato, ribadendo che l'onere della prova grava sui lavoratori.
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