LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Successore A Titolo Particolare

57 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Soggetto che subentra a un altro in un determinato rapporto giuridico, come l'acquirente di un credito. Acquista il diritto con le stesse caratteristiche, vantaggi e svantaggi che aveva in capo al suo dante causa.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Onere della prova del credito bancario: la Cassazione conferma la banca
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società immobiliare e dei suoi fideiussori contro un decreto ingiuntivo bancario. I ricorrenti contestavano l'incompetenza territoriale del giudice e la mancata dimostrazione del credito da parte della banca. La Cassazione ha chiarito che una clausola sul foro competente non è esclusiva se non lo specifica chiaramente. Ha ribadito che l'Onere della prova del credito bancario spetta al debitore per i pagamenti effettuati, mentre la banca deve provare l'esistenza del titolo. Gli estratti conto non contestati provano il credito. L'intervento di un cessionario del credito è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Insegne simili: scatta la concorrenza sleale per confusione
Un commerciante ha citato in giudizio un concorrente vicino per concorrenza sleale per confusione. Il secondo soggetto utilizzava un'insegna quasi identica, differenziata solo da caratteri grafici minimi, svolgendo la medesima attività. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accertato l'illecito, respingendo l'eccezione di preuso del convenuto a causa del mancato utilizzo prolungato del segno distintivo. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti e ha dichiarato inammissibile il ricorso del concorrente, ritenendo le doglianze mere contestazioni di fatto estranee al giudizio di legittimità. I giudici hanno inoltre escluso l'intervento di una nuova società non regolarmente costituita nel giudizio di merito.
Continua »
Violazione distanze legali: niente risarcimento senza prova
Una proprietaria cita in giudizio i vicini lamentando una presunta violazione distanze legali per un balcone e un garage. Durante il processo la donna vende l'immobile e i nuovi acquirenti rinunciano alla demolizione delle opere. La venditrice mantiene invece la richiesta economica. La Corte d'Appello condanna i vicini a pagare diecimila euro qualificando il danno come automatico, senza però svolgere alcuna perizia o istruttoria per verificare l'effettivo mancato rispetto dei limiti edilizi. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei confinanti e cassa la sentenza: sebbene il danno patrimoniale possa considerarsi presunto, l'illecito materiale richiede sempre una prova rigorosa. Nessun indennizzo spetta senza la previa e certa verifica dell'abuso costruttivo.
Continua »
Cessione del bene conteso e integrazione del contraddittorio
Una disputa immobiliare su servitù e proprietà ha visto l'acquirente subentrare nella causa al posto del venditore originario. Tuttavia, il processo non ha estromesso formalmente il venditore dante causa. In sede di Cassazione, i ricorsi delle parti non sono stati regolarmente notificati al venditore rimasto contumace. I giudici hanno chiarito che il passaggio del bene durante la causa non elimina in automatico il dante causa dal processo, rendendolo litisconsorte necessario nei successivi gradi di giudizio. La Corte ha quindi disposto la rinnovazione della notifica e l'integrazione del contraddittorio per salvaguardare la regolarità del procedimento.
Continua »
Azione revocatoria ordinaria: l’ipoteca non salva la vendita
Un'azienda creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro un debitore che aveva venduto quote immobiliari alla società gestita dalla figlia, svuotando il proprio patrimonio. La società acquirente si è difesa sostenendo che i beni fossero già ipotecati da altri e che la vendita non danneggiasse il creditore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società acquirente. I giudici hanno chiarito che l'esistenza di ipoteche non esclude il pregiudizio per il creditore, poiché la garanzia ipotecaria potrebbe ridursi in futuro. Inoltre, la Corte ha confermato che la società che acquista il credito durante la causa può legittimamente intervenire nel processo. Vince l'azienda cessionaria del credito, mentre la società acquirente è condannata a pagare le spese di giudizio.
Continua »
Riassunzione del processo: sì alla causa senza il contumace
Una società immobiliare subentrava a un privato in una causa per occupazione senza titolo di alcuni appartamenti. Dopo una sospensione del giudizio, la società provvedeva alla riassunzione del processo senza notificare l'atto al privato originario, rimasto contumace. I giudici di merito dichiaravano l'estinzione del giudizio per mancata integrazione del contraddittorio. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della società, stabilendo che la riassunzione del processo, se non comporta modifiche sostanziali alla causa, non deve essere notificata alla parte contumace. L'elenco degli atti da notificare a chi non si costituisce è infatti tassativo e non comprende l'atto di ripresa del giudizio. Di conseguenza, la sentenza di estinzione è stata annullata e la causa dovrà essere nuovamente discussa.
Continua »
Intervento adesivo dipendente: l’erede rinuncia, stop ai legatari
Un soggetto impugna il testamento del fratello, ma muore durante il giudizio di primo grado. La sua erede prosegue la causa, che viene rigettata. Due legatari, ai quali il defunto aveva promesso i beni eventualmente ottenuti dalla causa, decidono di proporre appello in autonomia, mentre l'erede accetta la sentenza sfavorevole. La Corte d'Appello dichiara inammissibile l'impugnazione dei legatari per difetto di legittimazione. La Cassazione conferma la decisione: i legatari non sono successori nel diritto controverso, ma semplici terzi con un interesse riflesso. La loro posizione si configura come un intervento adesivo dipendente. Di conseguenza, a fronte dell'acquiescenza della parte principale, l'interventore adesivo dipendente non può proporre alcuna autonoma impugnazione. Il ricorso viene rigettato con condanna alle spese.
Continua »
Fallimento e interruzione del processo: vince il lavoratore
Un lavoratore ha impugnato il proprio licenziamento, ritenuto poi inefficace dai giudici d'appello. Durante la causa, la società datrice di lavoro è fallita, ma l'attività era già stata ceduta a un'altra azienda. Quest'ultima ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata interruzione del processo a seguito del fallimento della cedente. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il principio stabilito chiarisce che l'automatico effetto dell'interruzione del processo per fallimento tutela esclusivamente la parte colpita dall'evento. Di conseguenza, solo il curatore fallimentare o la società fallita possono far valere la nullità della prosecuzione del giudizio, mentre il terzo acquirente non ha la legittimazione per eccepire tale vizio. Vince il lavoratore, che mantiene il diritto al risarcimento.
Continua »
Successione nel diritto controverso: erede o terzo acquirente?
Una lite iniziata nel 1982 tra vicini per violazione delle distanze legali si complica quando i proprietari donano l'immobile ai figli. Alla morte della madre, uno dei figli viene chiamato in causa come erede ma rimane contumace. Successivamente, lo stesso figlio interviene nel processo rivendicando un diritto autonomo basato sulla donazione, configurando una successione nel diritto controverso. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del figlio. Essendo egli già parte del processo come erede, non può considerarsi un terzo estraneo. Di conseguenza, il figlio perde la causa ed è pienamente vincolato all'ordine di arretramento dell'immobile abusivo, oltre al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Riassunzione del processo: l’erede già in causa deve dichiararsi
Una banca agisce contro una società e i suoi fideiussori per un debito di conto corrente. Durante il giudizio di primo grado, uno dei garanti muore, interrompendo la causa. Un'altra garante, già parte del processo in proprio e unica erede del defunto, deposita un ricorso per la riattivazione del giudizio senza però specificare formalmente la propria qualità di erede. La Corte d'Appello dichiara l'estinzione della causa rispetto al defunto. La Cassazione conferma la decisione, stabilendo che la riassunzione del processo interrotto richiede sempre la formale spendita della qualità di erede, anche se il soggetto è già costituito in proprio. Viene inoltre dichiarata l'inammissibilità dell'intervento del cessionario del credito e confermato l'obbligo dell'avvocato antistatario di restituire le spese legali dopo la riforma della sentenza.
Continua »
Opposizione di terzo: quando è inammissibile
La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'opposizione di terzo proposta da un soggetto che aveva ricevuto in donazione un terreno già oggetto di una causa pendente. Trattandosi di successione nel diritto controverso, il donatario non è un terzo estraneo, ma è vincolato agli effetti della sentenza emessa contro il suo dante causa.
Continua »
Successione nel diritto controverso: asta contro usucapione
Un soggetto agisce in giudizio per ottenere l'usucapione di un immobile appartenente a una società fallita. Nel frattempo, il bene viene venduto all'asta nell'ambito di una procedura esecutiva e trasferito a un acquirente. Il tribunale accerta l'usucapione e notifica la sentenza alla società originaria. L'acquirente dell'asta impugna la sentenza tardivamente, sostenendo che la notifica fosse nulla. La Corte d'Appello dichiara l'appello inammissibile per tardività. La Cassazione conferma la decisione, stabilendo che l'aggiudicatario all'asta è un successore a titolo particolare nel diritto controverso. Di conseguenza, la notifica effettuata al dante causa fa decorrere il termine breve per l'impugnazione anche nei confronti del successore. La sentenza di usucapione prevale sull'acquisto all'asta, configurando una chiara ipotesi di successione nel diritto controverso.
Continua »
Intervento iussu iudicis in appello: causa estinta? No, la Cassazione annulla
Una società immobiliare viene citata in giudizio per violazione delle distanze legali. Durante il processo di secondo grado, la Corte d'Appello ordina alla società di chiamare in causa un terzo acquirente di un'unità immobiliare. La società non esegue l'ordine e la Corte dichiara l'intero giudizio estinto. La Cassazione ribalta la decisione, stabilendo un principio fondamentale: l'intervento iussu iudicis in appello è illegittimo. Questo potere spetta solo al giudice di primo grado. Di conseguenza, l'ordine era nullo e la successiva estinzione del processo un errore. La causa deve quindi tornare in Appello per essere decisa nel merito.
Continua »
Cessione del credito e azione revocatoria: il diritto segue il debito
La Corte di Cassazione ha chiarito il legame tra cessione del credito e azione revocatoria. Un creditore aveva avviato un'azione revocatoria per annullare una transazione con cui il suo debitore si era privato di un ingente patrimonio. Durante la causa, il creditore ha ceduto il suo credito a una società. L'azienda debitrice ha sostenuto che il nuovo creditore non potesse proseguire l'azione. La Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo che l'azione revocatoria è un accessorio del credito. Pertanto, essa si trasferisce automaticamente (ipso iure) al nuovo creditore insieme al credito stesso, a meno che non sia escluso. Il nuovo creditore ha quindi il diritto di continuare la causa per proteggere il credito acquistato.
Continua »
Asta e Usucapione: l’Aggiudicatario è Successore a Titolo Particolare
Un'azienda acquista un immobile all'asta e interviene nella causa di usucapione già avviata da un'altra persona su quello stesso bene. L'azienda sostiene di essere un terzo autonomo, ma la Cassazione stabilisce un principio chiave: chi compra all'asta è un 'aggiudicatario successore a titolo particolare'. Di conseguenza, non è un soggetto terzo, ma subentra nella stessa posizione processuale del vecchio proprietario, ereditandone anche le preclusioni e i termini già scaduti. L'azienda ha quindi perso la causa perché le sue richieste di prova sono state considerate tardive, e il primo possessore è stato dichiarato legittimo proprietario per usucapione.
Continua »
Vende casa con causa in corso: il compratore non può fargli causa
Un condomino vende il proprio appartamento mentre è in corso una causa con i vicini per l'uso di un vano comune. L'acquirente, chiamato a partecipare al giudizio, fa a sua volta causa al venditore all'interno dello stesso processo, chiedendo di essere tenuto indenne. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: il **successore a titolo particolare nel processo** non può proporre domande nuove. Egli subentra nella stessa identica posizione processuale del venditore, accettando la causa nello stato in cui si trova, con le domande e le scadenze già definite. Di conseguenza, la richiesta dell'acquirente contro il venditore è stata dichiarata inammissibile.
Continua »
Cessione del credito in causa: il pagamento non è diretto
La Corte di Cassazione affronta il tema della cessione del credito in corso di causa. Un appaltatore aveva ceduto il proprio credito verso un ente pubblico a terzi, mentre la causa per ottenerne il pagamento era già in corso. I nuovi creditori (cessionari) sono intervenuti nel processo chiedendo al giudice di condannare l'ente a pagare direttamente a loro. La Corte ha stabilito che il giudice ha la facoltà, ma non l'obbligo, di emettere una condanna diretta in favore del cessionario. La sentenza pronunciata nei confronti del creditore originario (cedente) è infatti automaticamente efficace anche per il successore. Di conseguenza, la richiesta dei nuovi creditori è stata respinta.
Continua »
Interesse ad impugnare: vince la banca anche se non è più titolare
Una società ottiene la condanna di una banca alla restituzione di somme indebitamente pagate. La banca, pur avendo ceduto il credito a terzi prima della causa, appella la sentenza e vince. La Cassazione conferma questa decisione, stabilendo un principio chiave sull'interesse ad impugnare del convenuto. Anche chi si dichiara estraneo al rapporto (per difetto di legittimazione passiva) ha il diritto di appellare una sentenza di condanna. La sconfitta in primo grado (soccombenza) è sufficiente a creare l'interesse a rimuovere una decisione pregiudizievole, indipendentemente dalla titolarità effettiva del diritto conteso.
Continua »
Variante urbanistica: permesso ok ma il vicino vince lo stesso
Un'azienda ottiene una variante urbanistica semplificata per costruire un opificio, ma lo edifica sul confine, violando le distanze legali. Il proprietario del terreno confinante fa causa. L'azienda si difende sostenendo che la procedura speciale la autorizzasse a derogare alle norme sulle distanze. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio fondamentale: la variante urbanistica semplificata riguarda solo gli aspetti di diritto pubblico (come la destinazione d'uso del suolo) e non può mai prevalere sulle norme del Codice Civile che tutelano i diritti dei privati, come le distanze tra costruzioni. Di conseguenza, l'azienda ha perso la causa ed è stata condannata ad arretrare l'edificio.
Continua »
Condomino escluso vince: l’opposizione di terzo non richiede prove
La Corte di Cassazione affronta il caso di un'opposizione di terzo del condomino contro una sentenza che ordinava lavori su parti comuni. La Corte stabilisce un principio fondamentale: il condomino escluso da un processo che lo doveva obbligatoriamente includere (litisconsorte necessario) può contestare la sentenza senza dover dimostrare un danno specifico. Il solo fatto di non aver potuto partecipare al processo costituisce un pregiudizio di per sé. La sua opposizione è quindi accolta. Al contrario, la Corte rigetta l'opposizione di un'altra condomina che aveva acquistato l'immobile a causa già iniziata, poiché la legge la vincola alla decisione presa nei confronti del suo venditore.
Continua »