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31 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Integrazione del contraddittorio e società cancellate
La Corte di Cassazione chiarisce che l'integrazione del contraddittorio deve necessariamente coinvolgere i soci se una società si estingue durante il processo. Nel caso in esame, la mancata notifica ai soci dopo la cancellazione della società dal registro delle imprese ha comportato l'estinzione del giudizio di appello, nonostante la presenza di un cessionario del credito.
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Legittimazione passiva Regione: chi paga i debiti USL?
Una cooperativa di servizi ha agito in giudizio per ottenere il pagamento di somme dovute per un contratto di appalto stipulato con una Unità Sanitaria Locale (USL) poi soppressa. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33344/2023, ha stabilito la legittimazione passiva della Regione, chiarendo che essa è il soggetto successore nei debiti delle ex USL. Tale responsabilità è concorrente con quella delle Gestioni Liquidatorie, che operano solo come organi tecnici per conto della Regione stessa. La sentenza d'appello, che aveva escluso la responsabilità regionale, è stata cassata con rinvio.
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Contrasto tra giudicati: quale sentenza prevale?
Un'azienda risolve un rapporto di lavoro basandosi su una sentenza favorevole, nonostante un precedente giudicato avesse disposto la reintegra del lavoratore in seguito a un trasferimento d'azienda. La Corte di Cassazione, nel confermare l'illegittimità della risoluzione, chiarisce i criteri per risolvere il contrasto tra giudicati, sottolineando il valore del giudicato implicito e la stabilità delle decisioni passate in giudicato, anche nei confronti del successore nel rapporto controverso.
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Successione processuale: ex soci e credito ceduto
L'ordinanza interlocutoria della Cassazione affronta un complesso caso di successione processuale. La questione riguarda la legittimazione degli ex soci di una società, cancellata dal registro delle imprese, a proseguire un giudizio per un credito che la società stessa aveva ceduto a terzi prima della sua estinzione. La Corte d'Appello aveva negato tale legittimazione, sostenendo che il credito, essendo uscito dal patrimonio sociale prima della cancellazione, non poteva essere trasferito agli ex soci. La Cassazione, riconoscendo la rilevanza nomofilattica della questione, ha rimesso la causa alla pubblica udienza per una decisione approfondita, senza risolvere il merito della controversia.
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Litisconsorzio necessario: appello e cessione del credito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 12207/2024, ha chiarito che in caso di successione a titolo particolare nel diritto controverso, come la cessione di un credito, si instaura un litisconsorzio necessario tra il cedente (alienante) non estromesso dal giudizio e il cessionario (successore) intervenuto. Di conseguenza, l'impugnazione proposta contro una sola delle due parti è inammissibile e il giudice deve ordinare d'ufficio l'integrazione del contraddittorio nei confronti della parte non evocata in giudizio. La Corte ha quindi rinviato la causa a nuovo ruolo per permettere la notifica del ricorso alla società cedente.
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Onere modale: estinzione per soppressione dell’ente
La Cassazione chiarisce che in caso di soppressione per legge di un ente beneficiario di un'eredità, l'onere modale non si trasferisce automaticamente all'ente subentrante. Se la legge non prevede la continuazione delle finalità originarie, l'obbligazione modale si estingue per impossibilità sopravvenuta, impedendo agli eredi di agire per la risoluzione del testamento.
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Assegno ad personam: calcolo e riassorbimento dinamico
Un dipendente, assunto per scorrimento di graduatoria, ha ottenuto il riconoscimento di un assegno ad personam per equiparare il suo stipendio a quello dei vincitori di un concorso. La Cassazione ha confermato la decisione d'appello, stabilendo che il calcolo del riassorbimento di tale assegno non è fisso al momento dell'assunzione, ma deve tenere conto degli sviluppi economici successivi delle posizioni di riferimento, garantendo un'equiparazione dinamica.
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Ratio decidendi: appello inammissibile se non si impugna
Una curatela fallimentare ha contestato la validità di due compravendite immobiliari. A seguito di una scissione societaria di una delle parti, i nuovi ricorrenti hanno eccepito un vizio di procedura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i ricorrenti non hanno contestato una delle due autonome 'ratio decidendi' su cui si basava la decisione della corte d'appello, ovvero il principio del giudicato implicito formatosi su una precedente pronuncia della stessa Cassazione riguardo la regolarità del contraddittorio.
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Legittimazione ex soci: il caso della società estinta
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli ex soci di una società estinta hanno la legittimazione a proseguire un giudizio iniziato dalla società, anche se il diritto controverso (un credito) era stato ceduto a terzi prima della cancellazione della società dal registro delle imprese. La Corte ha chiarito che la posizione di 'sostituto processuale', assunta dalla società cedente ai sensi dell'art. 111 c.p.c., si trasferisce agli ex soci per successione universale (art. 110 c.p.c.), indipendentemente dalla titolarità sostanziale del credito e dall'aver ricevuto o meno beni in sede di liquidazione. Di conseguenza, la sentenza della Corte d'Appello, che aveva negato la legittimazione ex soci, è stata cassata con rinvio.
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Legittimazione ad agire: quando inizia l’esecuzione?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un creditore che cede il proprio credito prima dell'inizio del processo esecutivo perde la legittimazione ad agire. L'ordinanza chiarisce che il processo esecutivo non inizia con la notifica del precetto, ma solo con la notifica dell'atto di pignoramento. Di conseguenza, se la cessione avviene dopo il precetto ma prima del pignoramento, solo il nuovo creditore (cessionario) è legittimato a procedere esecutivamente, rendendo illegittima l'azione intrapresa dal creditore originario.
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Natura agricola: quando prevale l’attività finanziaria?
La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di fallimento di una società semplice agricola, stabilendo che la sua natura agricola era venuta meno. La decisione si basa sulla prevalenza di complesse operazioni finanziarie e immobiliari rispetto all'attività di coltivazione. L'ordinanza chiarisce che la qualifica di imprenditore agricolo non può essere usata come scudo per iniziative di carattere speculativo, confermando che il cessionario di un credito è legittimato a proseguire l'azione per la dichiarazione di fallimento.
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