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Stupefacente

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51 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Particolare tenuità del fatto: quando è esclusa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti, rigettando la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché la difesa non ha contestato validamente le ragioni del giudice di merito. La decisione si fonda sull'elevato numero di dosi rinvenute e sulla condotta negativa tenuta dall'imputato dopo il reato, elementi che escludono la particolare tenuità del fatto ai sensi dell'art. 131-bis c.p.
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Improcedibilità penale: i limiti della Riforma Cartabia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti a carico di un soggetto che invocava l'istituto dell'improcedibilità penale introdotto dalla Riforma Cartabia. Il ricorrente lamentava il superamento del termine biennale per il giudizio di appello. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che la disciplina dell'improcedibilità penale non ha efficacia retroattiva e si applica esclusivamente ai reati commessi a partire dal 1° gennaio 2020. Poiché il fatto contestato risaliva al 2018, il ricorso è stato dichiarato inammissibile con conseguente condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Detenzione di stupefacenti: condanna in aree private
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a carico di un soggetto che custodiva marijuana in una rimessa privata. Nonostante l'imputato fosse già detenuto al momento del ritrovamento, la Corte ha ritenuto decisiva l'esclusiva disponibilità del locale, situato in un'area recintata e chiusa. È stata inoltre confermata l'attendibilità della testimone oculare, ex moglie dell'uomo, escludendo intenti calunniosi legati a precedenti dissidi familiari.
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Destinazione a terzi: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa contestava genericamente la **destinazione a terzi** della droga, nonostante il doppio accertamento conforme dei giudici di merito. La presenza di 24 dosi di marijuana e 7 di cocaina già confezionate, unita al tentativo del soggetto di fuggire e disfarsi del materiale durante il controllo, ha confermato la finalità di spaccio, rendendo il ricorso privo di fondamento giuridico.
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Destinazione a terzi stupefacenti: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per detenzione di quasi 100 grammi di marijuana. La decisione si fonda sulla carenza di motivazione della Corte d'Appello riguardo alla destinazione a terzi stupefacenti. Secondo la Suprema Corte, la sola presenza di un bilancino e l'elevato quantitativo non sono sufficienti a provare l'intento di spaccio se il giudice non confuta in modo logico le argomentazioni difensive che suggeriscono un uso personale. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Uso personale di droga: quando è escluso dalla Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che l'ingente quantità (964 dosi), le modalità di occultamento della sostanza e l'assenza di prova di un reddito sufficiente per l'acquisto escludono in modo logico la tesi dell'uso personale di droga, configurando l'ipotesi di spaccio.
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Detenzione stupefacenti: quando è spaccio e non uso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La decisione si basa sulla reiterazione dei motivi di appello e conferma i criteri per escludere la detenzione stupefacenti uso personale, quali la quantità, la suddivisione in dosi, il luogo del ritrovamento e i precedenti specifici dell'imputato.
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Spaccio di droga: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio di droga. La decisione si fonda sul fatto che le argomentazioni del ricorrente erano mere contestazioni dei fatti, non ammesse in sede di legittimità. Gli elementi decisivi che hanno confermato l'intento di spaccio, e non di uso personale, sono stati l'ingente quantità di cocaina (25,20 grammi), l'elevata purezza (82,2%), il numero di dosi ricavabili (oltre 120), il luogo del controllo (noto per lo spaccio) e un precedente specifico.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità per detenzione di stupefacenti. La decisione si fonda su una valutazione complessiva che ha escluso la minima offensività della condotta, considerando la notevole quantità di droga (957 dosi), le modalità di confezionamento e occultamento sul corpo, e il luogo del sequestro, avvenuto nei pressi di un carcere.
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Concorso di persone e spaccio: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. La Corte ribadisce che per configurare il concorso di persone è sufficiente un contributo anche solo morale, come fornire sicurezza al complice, distinguendolo dalla mera connivenza non punibile. La destinazione allo spaccio è stata confermata sulla base di tutte le circostanze del caso, non solo della quantità di droga.
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Tenuità del fatto: esclusa se si evade per spacciare
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione e spaccio di un soggetto agli arresti domiciliari, trovato fuori casa con cocaina e una cospicua somma di denaro. È stata esclusa l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché l'evasione era finalizzata a commettere un altro reato, dimostrando una maggiore gravità della condotta complessiva.
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