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Stato Di Bisogno

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95 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Assegno sociale e stato di bisogno: no al fraude
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33532/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di assegno sociale e stato di bisogno. Il caso riguardava una cittadina a cui era stato negato il beneficio poiché aveva simulato una condizione di necessità. La Corte ha confermato che lo stato di bisogno deve essere effettivo e non solo apparente, rigettando il ricorso e sottolineando che un comportamento fraudolento volto a creare artificialmente i presupposti per l'accesso alla prestazione ne impedisce il riconoscimento.
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Assegno sociale: la rinuncia al mantenimento non conta
Un cittadino si vede negare l'assegno sociale dall'ente previdenziale a causa della sua rinuncia all'assegno di mantenimento dall'ex coniuge in sede di separazione. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che l'unico requisito per l'assegno sociale è l'effettivo stato di bisogno. La scelta di rinunciare al mantenimento è irrilevante, poiché l'intervento dello Stato non è sussidiario rispetto agli obblighi privati.
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Rescissione per lesione: quando è inammissibile il ricorso
Una venditrice ottiene la rescissione di un contratto di vendita immobiliare per un prezzo troppo basso, ovvero per lesione ultra dimidium. Gli acquirenti ricorrono in Cassazione, ma il loro ricorso viene dichiarato inammissibile. La Corte Suprema ribadisce che non può riesaminare nel merito le prove, come lo stato di bisogno del venditore o l'esatto oggetto del contratto, specialmente in presenza di due decisioni conformi nei gradi precedenti. Questa ordinanza chiarisce i limiti del giudizio di legittimità in materia di rescissione per lesione.
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Assegno sociale: la rinuncia al mantenimento non lo nega
Un uomo, dopo la separazione e la rinuncia all'assegno di mantenimento, si è visto negare l'assegno sociale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il diritto a tale prestazione si fonda esclusivamente sullo stato di bisogno economico effettivo e non su redditi potenziali o non riscossi, come il mantenimento. La rinuncia è irrilevante, a meno che non venga provata una condotta fraudolenta volta a simulare la povertà per approfittare dell'assistenza pubblica.
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Prova stato di bisogno: quando l’assegno sociale è negato
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dell'assegno sociale a un cittadino che non ha fornito una rigorosa prova dello stato di bisogno. Secondo la Corte, i giudici possono legittimamente basarsi su presunzioni, come il mancato tentativo di modificare un assegno di mantenimento dovuto all'ex coniuge, per ritenere che il richiedente disponga di redditi non dichiarati e quindi non si trovi in un effettivo stato di necessità economica.
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Assegno sociale: sì anche con rinuncia al mantenimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che un cittadino ha diritto all'assegno sociale anche se ha precedentemente rinunciato all'assegno di mantenimento dell'ex coniuge. La Corte ha chiarito che il requisito per ottenere il beneficio è lo 'stato di bisogno effettivo', basato sul reddito reale e non su quello potenziale o rinunciato. La decisione del richiedente di porsi in tale stato è irrilevante, a meno che non venga provata una condotta fraudolenta volta a simulare una situazione di bisogno per approfittare dell'assistenza pubblica.
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Assegno sociale: sì anche con rinuncia al mantenimento
Una donna rinuncia all'assegno di mantenimento in sede di separazione consensuale e richiede l'assegno sociale. L'INPS nega la prestazione, ma la Corte di Cassazione accoglie il ricorso della donna. La Corte stabilisce che l'unico requisito per l'assegno sociale è lo stato di bisogno effettivo, basato sull'assenza di redditi sufficienti, indipendentemente dalla mancata richiesta del mantenimento. L'eventuale intento fraudolento deve essere provato in giudizio dall'INPS.
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Assegno sociale: la rinuncia al mantenimento non conta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22755/2024, ha stabilito che il diritto all'assegno sociale dipende unicamente dallo stato di bisogno effettivo, basato sui redditi realmente percepiti. La precedente rinuncia all'assegno di mantenimento da parte del coniuge separato è irrilevante. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva negato la prestazione, affermando che la legge non richiede che lo stato di bisogno sia 'incolpevole' e che un eventuale intento fraudolento non può essere presunto ma deve essere provato.
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Reato di usura: stato di bisogno è solo aggravante
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini della configurazione del reato di usura, lo stato di bisogno della vittima non è un elemento costitutivo, bensì una mera circostanza aggravante. Di conseguenza, un contratto di compravendita collegato a un'operazione usuraria può essere dichiarato nullo per illiceità della causa senza che sia necessario dimostrare lo stato di bisogno dei venditori. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente rigettato la domanda sulla base di questa mancata prova.
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Assegno sociale: spetta anche con rinuncia al mantenimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22833/2024, ha stabilito che la rinuncia all'assegno di mantenimento in sede di separazione consensuale non preclude il diritto a percepire l'assegno sociale. Il requisito fondamentale è lo stato di bisogno effettivo, basato sui redditi realmente percepiti e non su quelli potenziali a cui si è rinunciato. La Corte ha cassato la decisione dei giudici di merito che avevano negato il beneficio, affermando che la legge non richiede che lo stato di bisogno sia 'incolpevole'.
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Danno da occupazione: non è in re ipsa, serve prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21130/2024, ha esaminato un caso di compravendita immobiliare contestata. Pur rigettando la richiesta del venditore di rescindere il contratto per lesione a causa della mancanza di prove scritte, ha accolto il motivo di ricorso relativo al risarcimento del danno. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: il danno da occupazione senza titolo non è presunto (in re ipsa), ma deve essere specificamente provato dal proprietario, dimostrando la concreta perdita di opportunità di guadagno, come la mancata locazione del bene.
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Usura: la vittima è credibile anche con precedenti?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un commercialista condannato per usura aggravata. La sentenza sottolinea che la testimonianza della persona offesa può essere sufficiente a fondare la condanna, anche se questa ha precedenti penali, purché la sua credibilità sia vagliata con particolare rigore dal giudice e supportata da riscontri esterni, come in questo caso da consegne di denaro monitorate e dal ritrovamento di assegni.
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Prove in usura: Cassazione su appunti e testimonianza
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di quattro individui condannati per usura. I ricorsi si basavano sulla presunta inattendibilità della persona offesa e sull'inutilizzabilità delle prove documentali da essa fornite, come appunti e fogli Excel. La Corte ha dichiarato tutti i ricorsi inammissibili, confermando che le dichiarazioni della vittima, se adeguatamente verificate, possono fondare una condanna. Ha inoltre stabilito che gli appunti personali, anche se redatti con l'aiuto di terzi, sono utilizzabili in dibattimento come 'aiuto alla memoria' del testimone, diventando parte integrante della sua deposizione e pienamente soggetti al contraddittorio. La sentenza ribadisce la validità di queste prove in usura.
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Metodo mafioso e inammissibilità: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per estorsione e usura, aggravate dal metodo mafioso. La Corte ha stabilito che i motivi di ricorso non possono essere presentati per la prima volta in Cassazione e non devono essere una mera ripetizione di argomentazioni già respinte in appello. È stato ribadito che l'aggravante del metodo mafioso non richiede minacce esplicite, ma può essere desunta dal comportamento complessivo, e che lo stato di bisogno nell'usura può essere provato anche solo tramite tassi di interesse esorbitanti.
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Obblighi di assistenza: se paga il nonno, il padre?
La Corte di Cassazione analizza un caso di violazione degli obblighi di assistenza familiare. Un padre, condannato per non aver versato l'assegno di mantenimento, aveva stipulato un accordo in cui il nonno paterno si assumeva l'onere. La Corte ha stabilito che l'assunzione formale dell'obbligo da parte di un terzo equivale all'adempimento da parte dell'obbligato, annullando la condanna per il periodo coperto dall'accordo. Per il periodo precedente, la condanna è stata confermata poiché i versamenti occasionali non sono sufficienti a escludere il reato.
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Rescissione per lesione: contratto annullato
La Corte di Cassazione conferma la rescissione per lesione di un contratto di cessione immobiliare. Una società aveva acquisito un bene a un prezzo inferiore alla metà del suo valore, approfittando dello stato di bisogno del venditore. La Corte ha respinto le difese dell'acquirente, chiarendo che lo stato di bisogno non richiede indigenza assoluta ma anche una semplice difficoltà economica che spinge ad accettare l'accordo svantaggioso. L'offerta di adeguamento del prezzo è stata ritenuta insufficiente.
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Ricorso inammissibile per usura: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per usura. La sentenza sottolinea che il giudizio di Cassazione non può riesaminare le prove o la valutazione dei fatti già compiuta nei gradi di merito, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. Il ricorso è stato respinto perché i motivi sollevati miravano a una nuova valutazione delle prove, come la credibilità della persona offesa e la necessità di una perizia tecnica, compiti che non spettano alla Suprema Corte. La Corte ha confermato la sussistenza del reato e dell'aggravante dello stato di bisogno.
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Stato di bisogno usura: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per usura aggravata. La sentenza conferma che per integrare lo stato di bisogno usura è sufficiente una crisi finanziaria prolungata, non necessariamente irreversibile. I motivi di ricorso basati su una nuova valutazione delle prove o su eccezioni procedurali generiche non sono ammessi in sede di legittimità.
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Rescissione per lesione: prova dello stato di bisogno
Una società di costruzioni ha richiesto la rescissione per lesione di un contratto d'appalto, sostenendo di averlo concluso in stato di bisogno. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La Corte ha sottolineato che per la rescissione per lesione è necessario fornire una prova concreta sia della propria difficoltà economica sia del fatto che la controparte ne abbia consapevolmente approfittato. Una singola testimonianza, ritenuta inattendibile, non è considerata sufficiente. La sentenza chiarisce anche che la mancata produzione di un documento originale in un procedimento per falso non ne preclude automaticamente l'uso in copia nella causa principale. Di conseguenza, il contratto è stato ritenuto valido e le pretese dell'appaltatore respinte.
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Riciclaggio e Usura: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per riciclaggio e usura. Un imputato è stato condannato per aver aiutato a nascondere i proventi di prestiti usurai attraverso un'agenzia di scommesse. L'altro imputato, padre dell'usuraio principale, è stato condannato per concorso in usura per aver pressato le vittime a pagare. La Corte ha chiarito la distinzione tra riciclaggio e ricettazione e confermato l'aggravante dello stato di bisogno.
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