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Stabilizzazione

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274 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Stabilizzazione precari PA: obbligo o facoltà?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della discrezionalità della Pubblica Amministrazione nel processo di stabilizzazione precari. Un'azienda sanitaria ha negato la stabilizzazione a un operatore, bandendo un concorso esterno. La Corte ha stabilito che, sebbene non esista un diritto soggettivo all'assunzione, l'amministrazione viola i doveri di correttezza e buona fede se non prende in considerazione la posizione del lavoratore precario, aprendo la via al risarcimento del danno.
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Giurisdizione amministrativa per concorsi pubblici
Una dipendente pubblica ha contestato la revoca di un concorso e l'indizione di una nuova procedura selettiva che la escludeva. L'ente sosteneva che si trattasse di una 'stabilizzazione' di competenza del giudice ordinario. La Corte di Cassazione ha invece affermato la giurisdizione amministrativa, chiarendo che ogni procedura che implica una valutazione comparativa e discrezionale dei candidati è a tutti gli effetti un concorso pubblico, la cui legittimità deve essere valutata dal giudice amministrativo.
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Giurisdizione giudice amministrativo: il caso PNRR
Una federazione sindacale ha impugnato davanti al TAR gli atti di un'amministrazione regionale che revocavano un concorso per dirigenti per sostituirlo con una procedura di "stabilizzazione" legata al PNRR. L'amministrazione ha sostenuto che la giurisdizione fosse del giudice ordinario, trattandosi di rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha invece affermato la giurisdizione del giudice amministrativo, poiché la procedura contestata, prevedendo prove e valutazione comparativa, non era una mera stabilizzazione ma un vero e proprio concorso, la cui legittimità spetta al giudice amministrativo.
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Stabilizzazione precari: è sufficiente a risarcire?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la stabilizzazione precari, ovvero l'assunzione a tempo indeterminato, costituisce una misura risarcitoria adeguata per l'abuso di contratti a termine nel pubblico impiego. L'ordinanza rigetta il ricorso di un gruppo di lavoratori che, pur essendo stati stabilizzati, chiedevano un ulteriore risarcimento del danno. La Corte ha ritenuto che l'assunzione permanente presso l'ente utilizzatore sana l'illecito pregresso, a meno che non vengano provati danni ulteriori e diversi.
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Stabilizzazione precari: stop al risarcimento danni
Un docente del settore AFAM aveva ottenuto un risarcimento per l'abuso nella reiterazione di contratti a termine. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la successiva assunzione a tempo indeterminato del lavoratore (stabilizzazione precari) può sanare l'illecito, escludendo il diritto al risarcimento. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per verificare se esista un nesso causale tra i contratti precari e la successiva stabilizzazione, un fattore che il giudice deve valutare anche d'ufficio.
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Tutela risarcitoria pubblico impiego: i limiti
Un dipendente pubblico, dopo aver ottenuto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato a seguito di anni di contratti atipici e la successiva stabilizzazione, si è visto negare un risarcimento ulteriore. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10311/2025, ha chiarito i principi sulla tutela risarcitoria pubblico impiego: la stabilizzazione costituisce una sanzione adeguata che assorbe il danno standard, ma non pregiudica il diritto del lavoratore a ottenere la regolarizzazione della propria posizione contributiva direttamente dal datore di lavoro.
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Stabilizzazione precari: no a mansioni superiori
Una lavoratrice, stabilizzata come Operatore Tecnico, ha richiesto l'inquadramento superiore come Collaboratore Tecnico basandosi sullo svolgimento di mansioni superiori. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che nelle procedure di stabilizzazione precari basate su criteri oggettivi, prevale l'inquadramento contrattuale formale e non le mansioni di fatto svolte. Un contratto di soli 11 giorni nel profilo superiore è stato ritenuto insufficiente a soddisfare i requisiti.
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Stabilizzazione precari: no alla rilettura dei fatti
Una lavoratrice del settore pubblico ha contestato le modalità della sua stabilizzazione, chiedendo il riconoscimento di un profilo professionale superiore basato sulle mansioni di fatto svolte. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, ribadendo che non è possibile chiedere in sede di legittimità una nuova valutazione dei fatti già esaminati dai giudici di merito. La decisione sottolinea che la violazione di circolari ministeriali non costituisce motivo di ricorso e che l'appello deve rispettare rigorosi oneri formali.
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Anzianità di servizio e precari: la Cassazione decide
Una ricercatrice, stabilizzata dopo anni di contratti a termine, si è vista negare la progressione di carriera basata sull'anzianità di servizio maturata. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20076/2025, ha accolto il suo ricorso. Ha stabilito che, in base al principio europeo di non discriminazione, l'anzianità di servizio pregressa deve essere pienamente riconosciuta. La mancata valutazione da parte del datore di lavoro non può essere un ostacolo; anzi, l'azienda è tenuta ad attivarla una volta maturati i requisiti.
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Risarcimento del danno: la stabilizzazione non sana l’abuso
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno per una lavoratrice a causa dell'abusivo ricorso a contratti a termine da parte di un'Agenzia Regionale. La Corte ha stabilito che la successiva assunzione a tempo indeterminato (stabilizzazione) non elimina il diritto al risarcimento se non è direttamente finalizzata a sanare l'abuso pregresso. È stato inoltre ribadito il principio di non discriminazione, che impone il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata durante il periodo di precariato.
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Rapporto di lavoro nullo: no al CCNL giornalisti
La Corte di Cassazione ha stabilito che un rapporto di lavoro con la Pubblica Amministrazione, instaurato senza pubblico concorso, è da considerarsi un rapporto di lavoro nullo. Di conseguenza, il lavoratore ha diritto alla retribuzione per l'attività svolta (art. 2126 c.c.), ma non può pretendere l'applicazione di un contratto collettivo di diritto privato, come quello dei giornalisti, né le relative indennità specifiche. La retribuzione deve essere commisurata a quella prevista dalla contrattazione del pubblico impiego.
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Riconoscimento anzianità precari: sì alla carriera
Una ricercatrice, assunta a tempo indeterminato dopo anni di contratti a termine, si è vista negare la progressione di carriera basata sull'anzianità pre-ruolo. La Corte di Cassazione ha stabilito che il principio di non discriminazione impone il pieno riconoscimento dell'anzianità dei precari. Il datore di lavoro pubblico non può negare la progressione stipendiale adducendo la mancata valutazione della performance, ma ha l'obbligo di attivarla considerando l'intero periodo di servizio.
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Abuso contratti a termine: la stabilizzazione non sana
La Corte di Cassazione ha stabilito che la stabilizzazione di un lavoratore pubblico, avvenuta tramite una procedura concorsuale, non sana il precedente abuso di contratti a termine. L'assunzione a tempo indeterminato derivante dal superamento di una selezione basata sul merito non elimina il diritto del lavoratore a ricevere un'indennità risarcitoria per l'illegittima reiterazione dei rapporti di lavoro precari. L'ente pubblico è stato quindi condannato a risarcire il danno, poiché la stabilizzazione non è stata considerata una misura sanzionatoria diretta per l'abuso commesso.
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Risarcimento contratti a termine: le regole nel P.A.
Una lavoratrice del settore pubblico, dopo una serie di contratti a termine illegittimi, si è vista negare la conversione del rapporto in tempo indeterminato. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9116/2019, ha confermato il divieto di conversione, ma ha stabilito il suo diritto a un risarcimento del danno. Questo risarcimento per contratti a termine abusivi è presunto dalla legge, quantificato tra 2,5 e 12 mensilità, e non viene annullato da un'eventuale successiva stabilizzazione. La Corte ha così cassato la decisione d'appello che aveva negato ogni indennizzo.
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