LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Spossessamento

Pagina 4 di 5

87 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Sequestro preventivo e fallimento: chi prevale?
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 40797/2023, ha risolto il contrasto sul rapporto tra sequestro preventivo e fallimento. È stato stabilito che il sequestro penale finalizzato alla confisca per reati tributari prevale sulla procedura fallimentare, anche quando quest'ultima sia stata avviata prima del sequestro. La decisione si fonda sul fatto che il fallito non perde la titolarità dei beni ma solo la loro gestione, e sulla natura obbligatoria e sanzionatoria della confisca, che persegue un interesse pubblico superiore alla tutela dei creditori concorsuali.
Continua »
Accertamento società fallita: le regole della Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito i principi per l'accertamento di una società fallita. In una recente ordinanza, ha chiarito che il contraddittorio preventivo svolto con il curatore fallimentare è pienamente valido, senza necessità di coinvolgere gli ex liquidatori. Inoltre, in caso di omessa dichiarazione dei redditi da parte della società, l'Agenzia delle Entrate può legittimamente emettere un unico avviso di accertamento per l'intero anno d'imposta in cui è iniziata la liquidazione, senza doverlo suddividere in due periodi distinti.
Continua »
Pegno bene produttivo: sì alla garanzia senza stop
Una società creditrice si è vista negare il riconoscimento di un pegno su un impianto industriale in sede di liquidazione della società debitrice. Il motivo era la presunta mancanza di 'spossessamento', poiché la debitrice aveva continuato a usare l'impianto. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo che il pegno bene produttivo è valido se lo spossessamento avviene tramite la nomina di un custode terzo. Quest'ultimo, anche se autorizza la debitrice all'uso del bene, ne acquisisce il possesso, trasformando la posizione della debitrice in mera detenzione. La garanzia è quindi efficace.
Continua »
Curatore fallimentare: la sua assenza annulla il processo
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di secondo grado in materia tributaria perché, a seguito del fallimento della società contribuente avvenuto in corso di causa, il curatore fallimentare non era stato coinvolto nel giudizio d'appello. La Corte ha stabilito che la mancata integrazione del contraddittorio nei confronti del curatore, unico soggetto legittimato a rappresentare la società fallita, costituisce un vizio insanabile che impone la cassazione della decisione e il rinvio al giudice precedente per la corretta instaurazione del processo.
Continua »
Legittimazione società fallita: l’inerzia del curatore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21333/2024, ha stabilito che la 'mera inerzia' del curatore fallimentare è sufficiente a far sorgere la legittimazione processuale straordinaria della società fallita, e quindi dei suoi ex amministratori, a impugnare un avviso di accertamento. Tuttavia, la mancata notifica dell'atto impositivo alla società fallita, ma solo al curatore, non comporta la nullità o la decadenza del potere accertativo, bensì la semplice inefficacia e inopponibilità dell'atto nei confronti della società stessa fino a quando non ne venga a conoscenza.
Continua »
Occupazione abusiva IMU: chi paga l’imposta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 16687/2024, esamina il caso di un proprietario tenuto a pagare l'IMU (precedentemente ICI) su terreni oggetto di occupazione abusiva da parte della Pubblica Amministrazione. A seguito di una procedura espropriativa illegittima, il proprietario ha perso la disponibilità materiale del bene. La Corte non decide nel merito ma, riconoscendo l'importanza della questione, rinvia la causa a pubblica udienza per chiarire se, in caso di occupazione abusiva IMU, il presupposto impositivo sussista anche quando viene meno la capacità contributiva del proprietario, come sancito dall'art. 53 della Costituzione.
Continua »
Rinuncia al ricorso: il potere del curatore
Una società in fallimento aveva impugnato un diniego di rimborso IVA, ma il ricorso era stato respinto nei gradi di merito. La curatela ha quindi proposto ricorso in Cassazione, salvo poi presentare una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, accogliendo la rinuncia, ha dichiarato estinto il giudizio. La decisione sottolinea che il curatore fallimentare ha piena legittimazione a rinunciare alle azioni legali, un atto che non richiede l'accettazione della controparte e che rende definitiva la sentenza impugnata.
Continua »
IMU immobile occupato: no esenzione se c’è incuria
Una società immobiliare ha richiesto il rimborso dell'IMU per un immobile ritenuto inagibile a causa di atti vandalici e occupazioni occasionali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il principio di esenzione per l'IMU su un immobile occupato non si applica se lo stato di degrado e inutilizzo è causato principalmente dall'incuria e dalla mancata diligenza del proprietario nel proteggere e manutenere il bene. La Corte ha distinto questa situazione da un vero e proprio spossessamento derivante da un'occupazione abusiva, che invece giustificherebbe l'esenzione.
Continua »
Inefficacia pagamenti: la regola dell’ora zero
Una grande compagnia aerea in amministrazione straordinaria aveva effettuato un pagamento a una società di servizi aeroportuali. La Corte di Cassazione ha confermato il principio di 'inefficacia dei pagamenti' noto come 'regola dell'ora zero', stabilendo che i pagamenti eseguiti dal debitore nello stesso giorno di emissione del decreto di amministrazione sono inefficaci a partire dalla mezzanotte di quel giorno. La decisione della Corte d'Appello, che richiedeva la prova dell'orario esatto del pagamento rispetto al decreto, è stata annullata. Questa sentenza consolida la certezza del diritto sugli effetti delle procedure concorsuali e chiarisce l'ambito dell'inefficacia pagamenti amministrazione straordinaria.
Continua »
Rapina impropria: quando si consuma il reato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per rapina impropria. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: in un esercizio commerciale, il reato si considera consumato e non tentato nel momento in cui l'agente supera le casse senza pagare la merce, anche se rimane sotto la sorveglianza del personale. Il ricorso è stato respinto perché basato su una ricostruzione dei fatti diversa da quella accertata nei gradi di merito, vizio che ne determina l'aspecificità.
Continua »
Pagamenti post-procedura: la regola dell’ora zero
Una grande compagnia aerea, il giorno stesso della sua ammissione all'amministrazione straordinaria, ha effettuato un significativo pagamento a una società fornitrice. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di tale pagamento, stabilendo un principio cruciale: per i pagamenti post-procedura, si applica la "zero hour rule". Ciò significa che gli effetti della procedura decorrono dalla mezzanotte del giorno di emissione del decreto di ammissione, rendendo inefficaci tutti gli atti successivi nei confronti dei creditori, a prescindere dalla data di iscrizione del provvedimento nel registro delle imprese o dalla conoscenza del creditore.
Continua »
Rapina cellulare: quando è furto e quando è reato grave
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la rapina di un cellulare. La sentenza chiarisce che la sottrazione violenta di un oggetto costituisce il reato di rapina, anche se il movente non è economico. La Corte ha stabilito che la violenza usata per lo spossessamento qualifica il reato come rapina e non come semplice furto con strappo, rendendo irrilevante la finalità ultima dell'aggressore. Inoltre, ha ribadito che i giudici non sono tenuti a motivare la mancata applicazione di attenuanti non richieste dalla difesa.
Continua »
Usucapione e fallimento: la Cassazione chiarisce
Una persona ha rivendicato la proprietà di un terreno per usucapione dopo averlo posseduto per oltre vent'anni. L'acquirente, che aveva comprato il bene a un'asta giudiziaria a seguito del fallimento del precedente proprietario, sosteneva che la procedura fallimentare avesse interrotto il possesso. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, chiarendo il rapporto tra usucapione e fallimento. Ha affermato che la dichiarazione di fallimento non interrompe il possesso necessario per l'usucapione, poiché il curatore acquisisce solo la detenzione dei beni, non il possesso legale. Il ricorso è stato quindi rigettato.
Continua »
Pagamento dopo fallimento: inefficace anche se diretto
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito l'inefficacia di un pagamento dopo fallimento eseguito da una stazione appaltante direttamente a un ente previdenziale per saldare i contributi di una società fallita. La Corte ha chiarito che la regola dell'inefficacia dei pagamenti post-fallimento, prevista dall'art. 44 della Legge Fallimentare, si applica anche ai pagamenti 'sostitutivi' effettuati da terzi. Questo principio fondamentale, volto a tutelare la parità di trattamento tra i creditori (par condicio creditorum), prevale su qualsiasi norma speciale che preveda pagamenti diretti, impedendo che un creditore venga soddisfatto al di fuori della procedura concorsuale a danno degli altri.
Continua »
Notifica al curatore: le regole per gli atti fiscali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34800/2024, ha stabilito che un avviso di accertamento fiscale notificato alla sede di una società già dichiarata fallita, anziché al suo curatore, è inopponibile alla procedura fallimentare. La Corte ha chiarito che dal momento del deposito della sentenza di fallimento, la società perde la capacità processuale e il curatore diventa l'unico legittimato a ricevere gli atti. La successiva impugnazione da parte del curatore non sana il vizio originario, poiché l'atto resta privo di effetti nei confronti della massa dei creditori. Di conseguenza, il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato respinto.
Continua »
Notifica al curatore: atto nullo se inviato alla società
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34621/2024, ha stabilito che un avviso di accertamento fiscale notificato a una società già dichiarata fallita, anziché direttamente al curatore fallimentare, è inopponibile alla procedura. La corretta notifica al curatore è un requisito indispensabile affinché l'atto produca effetti nei confronti della massa fallimentare. La Corte ha chiarito che il successivo ricorso del curatore non sana il vizio originario, poiché il termine per l'impugnazione non inizia a decorrere in assenza di una notifica valida.
Continua »
Ingiusto profitto: la Cassazione chiarisce l’estorsione
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza, chiarendo la nozione di ingiusto profitto nel reato di estorsione. Si analizza il caso di un individuo che ha tentato di allontanare i legittimi occupanti di un immobile. La Corte stabilisce che l'intento di ottenere un vantaggio, anche non economico, come la disponibilità dell'immobile per attività illecite, a danno degli occupanti, configura il reato di estorsione e non quello di violenza privata. La decisione del tribunale precedente è stata ritenuta contraddittoria per non aver adeguatamente valutato il duplice intento dell'azione.
Continua »
Concorso di persone nel reato: la valutazione del giudice
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato per concorso di persone nel reato. La sua presenza minacciosa, determinante per la desistenza della vittima, rientra nella valutazione discrezionale del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità.
Continua »
Ricorso inammissibile: quando è solo questione di fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per furto e altri reati. L'appello è stato respinto perché basato su mere doglianze di fatto, già correttamente valutate nei precedenti gradi di giudizio, senza sollevare valide questioni di diritto.
Continua »
Furto in B&B: è aggravato? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che un furto in B&B integra il reato aggravato di furto in abitazione, poiché la camera di una struttura ricettiva è considerata "privata dimora". Con la sentenza n. 8043/2025, la Corte ha respinto il ricorso di un imputato, condannato per aver sottratto beni a due turisti. I giudici hanno chiarito che anche un soggiorno temporaneo stabilisce un legame sufficiente a qualificare lo spazio come privato. Inoltre, il reato è stato ritenuto consumato, e non solo tentato, poiché l'impossessamento dei beni era già avvenuto al momento dell'intervento, casuale, delle forze dell'ordine.
Continua »