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Sostituzione Della Misura Cautelare

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36 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Sostituzione della misura cautelare e rinuncia al ricorso
L'Indagato, sottoposto agli arresti domiciliari per presunta detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, ha contestato il rigetto della propria istanza di revoca della misura e dell'autorizzazione a svolgere attività lavorativa esterna. La difesa ha evidenziato l'incensuratezza dell'uomo, il rispetto costante delle prescrizioni, la collaborazione con gli inquirenti e la mancanza di adeguate risorse economiche di sostentamento. Nelle more del giudizio di legittimità, il giudice competente ha disposto la sostituzione della misura cautelare con il più lieve obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Constatata la sopravvenuta carenza di interesse pratico, l'Indagato ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione, chiudendo il procedimento senza ulteriori valutazioni di merito.
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Sostituzione della misura cautelare negata per truffe da casa
Un imputato per truffe seriali ha richiesto la sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari muniti di braccialetto elettronico. I giudici di merito hanno respinto l'istanza evidenziando la gravità dei fatti, l'assenza di redditi leciti e il pericolo concreto di reiterazione criminale. L'indagato ha proposto ricorso per cassazione lamentando una mancata motivazione specifica sull'inadeguatezza del controllo elettronico a distanza. La Suprema Corte ha confermato il rigetto dell'istanza e la permanenza in carcere. I giudici hanno chiarito che il giudizio di inidoneità dei domiciliari assorbe e rende superfluo ogni esame sul dispositivo elettronico, specialmente quando i reati contestati avvengono per telefono e possono essere ripetuti agevolmente anche dalla propria abitazione.
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Sostituzione della misura cautelare: tempo e reati gravi
Un imputato condannato per rapina pluriaggravata in abitazione e porto abusivo di oggetti atti a offendere si trovava agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. L'uomo ha richiesto la revoca o la sostituzione della misura cautelare con un provvedimento meno afflittivo. A supporto dell'istanza, la difesa ha evidenziato il trascorrere di circa due anni e mezzo dall'inizio della custodia, lo stato di incensurato e la disponibilità di una nuova occupazione lavorativa. I giudici di merito hanno respinto la richiesta a causa dell'estrema gravità del fatto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dichiarando il ricorso inammissibile. Il mero decorso del tempo e la corretta osservanza degli obblighi domiciliari possiedono infatti un valore neutro e non attenuano automaticamente il pericolo di reiterazione del reato in presenza di condotte criminali particolarmente allarmanti.
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Sostituzione della misura cautelare: quando il carcere resta
L'Imputato, condannato in primo grado per detenzione e spaccio di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, ha richiesto la sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Il Tribunale del Riesame ha rigettato la richiesta, evidenziando il concreto pericolo di reiterazione del reato, l'inserimento in una rete criminale organizzata, la mancanza di attività lavorativa lecita e l'assenza di elementi nuovi. L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando una presunta discriminazione legata alla propria condizione di irregolarità sul territorio nazionale. La Suprema Corte ha confermato il rigetto, stabilendo che la custodia carceraria rimane indispensabile quando il tempo trascorso non attenua la gravità del pericolo e mancano legami stabili con il tessuto sociale.
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Sostituzione della misura cautelare negata: resta il carcere
Un imputato, condannato in primo grado a oltre dieci anni per reati di spaccio, richiede la sostituzione della misura cautelare del carcere con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La difesa invoca l'esclusione del ruolo apicale nella sentenza di merito, l'assoluzione per singoli episodi e la recente nascita di una figlia. Il Tribunale del riesame respinge l'istanza e la Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che la nascita della figlia e la rideterminazione dei ruoli non attenuano il pericolo attuale di reiterazione del reato, data l'intensità del traffico illecito. La Suprema Corte conferma quindi la permanenza in carcere e condanna il ricorrente al pagamento delle spese e della sanzione alla Cassa delle ammende.
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Rapina e sostituzione della misura cautelare: carcere confermato
Un indagato per concorso in rapina ha richiesto la sostituzione della misura cautelare del carcere con i domiciliari. L'indagato ha sostenuto che una disabilità fisica (zoppia) gli impediva di compiere materialmente il crimine e ha fatto leva su dichiarazioni scagionanti di un complice. I giudici hanno respinto l'istanza evidenziando che l'uomo aveva il ruolo di pianificatore e coordinatore telefonico, non di esecutore materiale. Inoltre, la difesa non ha depositato gli atti a sostegno della richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto e dichiarato inammissibile il ricorso, lasciando il soggetto in carcere e condannandolo alle spese.
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Sostituzione della misura cautelare: negati i domiciliari
L'Imputato, arrestato per detenzione di ingenti quantità di droga (cocaina, hashish e marijuana) e di una pistola con munizioni nella propria abitazione, ha richiesto la sostituzione della misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta, decisione confermata dalla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che la scelta di accedere a un rito alternativo, la riqualificazione del reato e il mero decorso del tempo non dimostrano un'effettiva attenuazione delle esigenze cautelari. Inoltre, la proposta di scontare la misura in un comune vicino a quello del reato non garantisce l'allontanamento dal contesto criminale, specialmente per reati commessi in ambito domestico. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la custodia in carcere.
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Sostituzione della misura cautelare: il braccialetto non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata che chiedeva la sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari fuori regione e l'uso del braccialetto elettronico. L'imputata, accusata di gravi reati tra cui autoriciclaggio ed estorsione aggravati dal metodo mafioso, aveva collaborato attivamente con il marito detenuto, capo di un clan criminale. I giudici hanno stabilito che l'uso di strumenti informatici per commettere i reati rende inefficace il trasferimento di regione. Inoltre, il braccialetto elettronico non impedisce a un soggetto altamente pericoloso di comunicare con l'esterno o commettere nuovi illeciti. Di conseguenza, la richiesta di sostituzione della misura cautelare stata respinta e l'imputata rimane in carcere.
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Sostituzione della misura cautelare: buona condotta non basta
L'Imputato, condannato in primo grado a sei anni di reclusione per rapina aggravata e lesioni, ha richiesto la sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari, offrendo la disponibilità al braccialetto elettronico. Il Tribunale ha respinto la richiesta, ritenendo persistente il pericolo di recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che in sede di appello cautelare il giudice deve solo verificare la correttezza della motivazione sui nuovi elementi presentati, senza dover rivalutare l'intero quadro originario. Il semplice decorso del tempo in cella e la condotta regolare non costituiscono elementi di novità sufficienti a scardinare la proporzionalità della custodia in carcere.
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Sostituzione della misura cautelare: il volo non cancella la fuga
Un cittadino straniero, destinatario di una richiesta di estradizione dal Liechtenstein per reati finanziari e furto, è stato arrestato mentre cercava di imbarcarsi su un volo per la Romania. L'uomo ha richiesto la sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari, sostenendo che la scelta dell'aereo dimostrasse l'assenza di volontà di fuggire, visti i rigidi controlli aeroportuali. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, confermando il carcere. I giudici hanno stabilito che il rigetto del ricorso contro l'estradizione aggrava il pericolo di fuga, rendendo insufficienti gli arresti domiciliari nonostante la condotta collaborativa del soggetto.
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Sostituzione della misura cautelare: no se la recidiva è stabile
Il Tribunale della Libertà ha respinto la richiesta di sostituzione della misura cautelare dal carcere agli arresti domiciliari avanzata da un detenuto. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la gravità dei precedenti penali del soggetto e la costante ripetizione di reati, anche dopo aver ottenuto benefici di legge, dimostrano una scelta di vita criminale stabile. Questa valutazione sulla pericolosità sociale rende irrilevante l'idoneità del domicilio proposto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sostituzione della misura cautelare: no al carcere attenuato
Il caso riguarda il ricorso di un indagato per associazione mafiosa e intestazione fittizia contro il diniego di sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere. Il ricorrente invocava presunti fatti nuovi, tra cui l'inattendibilità di un collaboratore di giustizia, la riqualificazione del reato per un coindagato e le proprie condizioni di salute. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che il giudice dell'appello cautelare deve solo valutare l'effettiva novità e idoneità dei fatti allegati, senza riesaminare l'intero quadro indiziario originario. Inoltre, per il reato di associazione mafiosa opera la presunzione di adeguatezza della custodia in carcere, superabile solo da elementi specifici e non da generiche condizioni di salute o da decisioni favorevoli emesse nei confronti di coindagati, le cui posizioni vanno valutate autonomamente.
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Sostituzione della misura cautelare: il tempo non basta
L'Imputato, accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, ha richiesto la sostituzione della misura cautelare dal carcere agli arresti domiciliari, invocando il decorso del tempo e motivi di salute. Il Tribunale del Riesame ha dichiarato inammissibile l'appello per mancanza di specificità e di elementi di novità. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la sostituzione della misura cautelare non può fondarsi sul solo decorso del tempo in carcere. Il mero scorrere dei mesi non attenua le esigenze cautelari se non accompagnato da elementi concreti e documentati, come un reale e provato peggioramento della salute. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna dell'Imputato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sostituzione della misura cautelare negata: decide il caso singolo
Il Tribunale di Catanzaro rigettava l'appello de L'Indagato contro il diniego di revoca o sostituzione della custodia in carcere per associazione finalizzata allo spaccio. L'Indagato ricorreva in Cassazione lamentando, tra l'altro, il decorso del tempo, la propria paternità e la disparità di trattamento rispetto a una coindagata, ammessa ai domiciliari. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha chiarito che, per ottenere la sostituzione della misura cautelare, non si possono contestare vizi originari del provvedimento (riservati al riesame), ma occorre dimostrare elementi di novità o fattori sopravvenuti. La disparità con la coindagata non rileva in automatico, poiché ogni posizione richiede una valutazione personalizzata. L'Indagato perde il ricorso e viene condannato alle spese.
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Sostituzione misura cautelare: spaccia da casa, resta in carcere
Un imputato, già condannato per centinaia di cessioni di stupefacenti, chiede la sostituzione della misura cautelare dal carcere agli arresti domiciliari. La sua richiesta viene respinta e il caso arriva in Cassazione. La Corte Suprema stabilisce un principio importante: in assenza di fatti nuovi e decisivi, il giudice non deve rivalutare da capo la necessità della misura. Anzi, la recente conferma della condanna rafforza il pericolo di reiterazione. Poiché l'imputato spacciava proprio fuori casa, i domiciliari sono stati ritenuti totalmente inadeguati. L'esito è la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, con la conferma della detenzione in carcere per l'imputato.
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Sostituzione misura cautelare: carcere confermato per 4kg di droga
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego alla sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari per un indagato accusato di detenzione di oltre 4,6 kg di cocaina. Il ricorrente contestava la qualificazione del gravame come appello anziché riesame e lamentava una motivazione carente circa il pericolo di recidiva. La Suprema Corte ha stabilito che l'impugnazione contro il rigetto di un'istanza di modifica della misura deve seguire il rito dell'appello ex art. 310 c.p.p. Inoltre, ha ritenuto legittima la valutazione del Tribunale che ha considerato l'ingente quantitativo di droga, i precedenti specifici e l'inadeguatezza del domicilio proposto, situato in una zona ad alta densità di spaccio, come elementi ostativi alla concessione di una misura meno afflittiva.
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