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Sospensione Dei Termini

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117 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Sospensione dei termini di impugnazione: il Fisco evita il ritardo
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva dichiarato inammissibile, perché tardivo, il suo appello contro una contribuente in materia di imposta di registro. La CTR non aveva considerato la sospensione dei termini di impugnazione prevista dal decreto legge sulla definizione agevolata delle liti tributarie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la sospensione semestrale dei termini opera in modo automatico per tutte le parti in causa, inclusa l'amministrazione finanziaria, purché la controversia rientri tra quelle definibili e il termine scada nel periodo previsto dalla legge. Di conseguenza, l'appello dell'ufficio era tempestivo e la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Termini massimi di custodia cautelare: Covid batte scarcerazione
Il Tribunale del Riesame di Napoli ha ripristinato le misure cautelari nei confronti di alcuni imputati per associazione mafiosa, ritenendo che i termini massimi di custodia cautelare fossero stati legittimamente sospesi per via dell'emergenza Covid-19. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la normativa emergenziale non potesse allungare i termini massimi di fase. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, stabilendo che la sospensione dei termini processuali prevista durante la pandemia si applica anche ai termini massimi di custodia cautelare nei procedimenti in cui si siano verificati effettivi rinvii delle udienze a causa dell'emergenza sanitaria. Di conseguenza, i ricorrenti restano soggetti alle misure e sono condannati al pagamento delle spese processuali.
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Sospensione dei termini di impugnazione: Fisco batte società
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che dichiarava inammissibile il suo appello contro una società contribuente. La commissione tributaria regionale aveva ritenuto l'appello tardivo, escludendo l'applicazione della sospensione semestrale prevista per le liti definibili in quanto la società non aveva presentato domanda di sanatoria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la sospensione dei termini di impugnazione di sei mesi, introdotta per favorire la definizione agevolata, opera in modo del tutto automatico. Questo beneficio spetta a entrambe le parti del processo, a prescindere dall'effettiva presentazione della domanda di definizione da parte del contribuente. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per l'esame del merito.
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Condono fiscale: l’appello del Fisco è salvo nonostante i ritardi
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che dichiarava tardivo il suo appello contro l'annullamento di una cartella esattoriale emessa verso una società. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ufficio, chiarendo che la controversia, pendente alla data del 31 dicembre 2011 e di valore inferiore a 20.000 euro, beneficiava della sospensione dei termini processuali prevista dalle norme sul condono fiscale (art. 39, comma 12, D.L. n. 98/2011). Di conseguenza, il termine per impugnare la sentenza di primo grado era rimasto sospeso fino al 30 giugno 2012, rendendo l'appello dell'Amministrazione tempestivo. La causa è stata quindi rinviata alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per un nuovo esame.
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Condono fiscale: la Cassazione nega lo sconto sui vecchi debiti
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a una società in liquidazione una cartella di pagamento da oltre 719.000 euro, contestando la decadenza dai benefici di un condono fiscale (art. 9-bis, L. 289/2002). La società riteneva di poter beneficiare della sospensione dei termini legata a eventi sismici anche per i debiti precedenti. I giudici di merito avevano dato ragione alla contribuente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la sospensione dei termini non rende invalida la cartella notificata, ma solo temporaneamente inefficace. Inoltre, le agevolazioni per calamità naturali non si applicano automaticamente alle imprese senza rispettare i limiti europei sugli aiuti di Stato e non coprono i debiti scaduti prima dell'evento sismico. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Termini di custodia cautelare: rinvio per atti e liberta
Cinque imputati, accusati di omicidio, hanno impugnato l'ordinanza che respingeva la loro scarcerazione per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Il Tribunale aveva raddoppiato il termine di fase per la complessita del dibattimento e aggiunto i giorni di rinvio delle udienze. Tra questi, un rinvio di 78 giorni era stato chiesto dal nuovo difensore per studiare gli atti. La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi, stabilendo che il differimento dell'udienza per consentire al difensore lo studio degli atti non permette di superare il limite massimo del doppio del termine di fase. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza con rinvio per un nuovo calcolo dei termini di custodia cautelare.
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Equa riparazione: processo lungo ma nessun indennizzo
Il caso riguarda la richiesta di equa riparazione avanzata da una cittadina per l'irragionevole durata di un precedente giudizio, composto da una fase di cognizione e una di ottemperanza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il diniego dell'indennizzo. I giudici hanno chiarito che l'intero processo va valutato unitariamente, con un parametro di durata ragionevole complessiva pari a un anno. Sottraendo dal tempo effettivo di un anno, sei mesi e ventitré giorni sia l'anno di tolleranza sia i trentanove giorni di sospensione straordinaria dovuta all'emergenza Covid-19, l'eccedenza finale è risultata pari a cinque mesi e quattordici giorni. Poiché tale ritardo è inferiore al limite minimo di sei mesi previsto dalla legge per far scattare l'indennizzo, la ricorrente non ha diritto ad alcuna somma.
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Sospensione termini custodia cautelare: rigore nei maxi-processi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro il provvedimento che disponeva la sospensione termini custodia cautelare durante il dibattimento. L'imputato contestava la complessità del processo, ritenendo che la misura fosse un espediente per allungare i tempi delle indagini. I giudici di legittimità hanno invece confermato la correttezza della decisione del Tribunale del Riesame. La sospensione è stata ritenuta pienamente giustificata dalla complessità oggettiva del dibattimento, caratterizzato da numerosi imputati e da gravi contestazioni di associazione mafiosa. Di conseguenza, l'imputato rimane in custodia cautelare e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Sospensione termini custodia cautelare: negata la scarcerazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro il provvedimento che disponeva la sospensione termini custodia cautelare. Il ricorrente lamentava l'uso improprio di tale misura, sostenendo che servisse a prolungare le indagini in violazione dei principi di ragionevole durata del processo. La Suprema Corte ha chiarito che la decisione del Tribunale del Riesame era ampiamente motivata dalla complessità del dibattimento, caratterizzato da numerosi imputati e contestazioni per reati di associazione mafiosa. Trattandosi di contestazioni di merito, non valutabili in sede di legittimità, il ricorso è stato rigettato. L'Imputato resta in custodia e dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: la Cassazione cancella la condanna tardiva
L'Imputato era stato condannato in appello per un reato finanziario commesso nel giugno 2014. La difesa ha eccepito la prescrizione del reato, maturata prima della sentenza di secondo grado del dicembre 2021. La Corte d'Appello aveva erroneamente applicato la sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19 per calcolare un termine più lungo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che la sospensione emergenziale non si applica ai periodi di inattività tra il deposito dell'appello e la citazione in giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna per intervenuta prescrizione del reato.
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Sospensione dei termini processuali: il Fisco vince in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva dichiarato inammissibile, per presunto ritardo, il suo appello contro una sentenza favorevole al Contribuente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, chiarendo che la scadenza per impugnare era stata prorogata di sei mesi grazie alla sospensione dei termini processuali introdotta dal decreto-legge n. 50/2017 per le liti definibili in modo agevolato. Di conseguenza, l'appello notificato dall'Ufficio il 18 settembre 2017, ben prima della nuova scadenza del 21 dicembre 2017, era pienamente tempestivo. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza d'appello e ha rinviato la causa per un nuovo giudizio.
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Sospensione dei termini di pagamento: tasse dovute senza sanzioni
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso una cartella di pagamento per il recupero dell'IRAP nei confronti di un Ente non Commerciale situato in una zona colpita da calamità naturali. Il contribuente ha contestato l'atto, sostenendo che la cartella fosse nulla perché notificata durante la vigenza della sospensione dei termini di pagamento concessa a seguito degli eventi sismici. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso del fisco. I giudici hanno chiarito che la sospensione dei termini di pagamento rende il credito temporaneamente inesigibile e blocca sanzioni e interessi, ma non impedisce all'ufficio di accertare il tributo, iscriverlo a ruolo ed emettere la cartella. Di conseguenza, l'Ente non Commerciale deve pagare l'imposta originaria, ma non gli interessi e le sanzioni per il periodo di sospensione.
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Confisca di prevenzione: i beni dei familiari passano allo Stato
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione dei beni mobili, immobili e delle quote societarie intestate a un imprenditore e ai suoi familiari. L'uomo era stato qualificato come evasore fiscale seriale per aver accumulato ingenti ricchezze non dichiarate tra il 2003 e il 2008, poi reinvestite nelle proprie aziende. I giudici hanno chiarito che la confisca di prevenzione colpisce direttamente i beni di origine illecita, indipendentemente dal fatto che la pericolosità sociale del soggetto sia cessata o risalga a molti anni prima. Inoltre, la Corte ha stabilito che la sospensione dei termini per disporre la confisca non richiede un provvedimento formale del giudice se deriva da cause oggettive o richieste delle parti. Il ricorso dei familiari è stato quindi rigettato.
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Sospensione dei termini: l’Inps perde la causa per un ritardo
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un Professionista il pagamento dei contributi per la Gestione Separata relativi all'anno 2010. Dopo la decisione sfavorevole dei giudici di merito, l'ente ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, il Professionista ha eccepito la tardività del ricorso. La Suprema Corte ha accolto questa eccezione. Durante la pandemia, il legislatore ha disposto la sospensione dei termini processuali per contrastare l'emergenza sanitaria. Calcolando correttamente questo periodo di sospensione, il termine ultimo per notificare il ricorso scadeva il 10 luglio 2020, mentre l'ente previdenziale ha notificato l'atto solo a novembre dello stesso anno. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per violazione dei termini, condannando l'ente al pagamento delle spese processuali.
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Sospensione dei termini processuali: l’appello è salvo
La Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile l'appello proposto da L'Imputato contro una sentenza di condanna, ritenendolo tardivo. L'Imputato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che i giudici di secondo grado non avessero considerato la sospensione dei termini processuali dovuta all'emergenza sanitaria da COVID-19 (dal 9 marzo all'11 maggio 2020). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, confermando che, calcolando la sospensione straordinaria, l'appello depositato in forma cartacea il 12 maggio 2020 era pienamente tempestivo. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione impugnata e ha rinviato il caso alla Corte d'Appello di Roma per un nuovo giudizio.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino condannato per il reato di rapina. L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello, ma ha depositato il ricorso oltre la scadenza di legge. Nonostante il calcolo dei giorni di sospensione straordinaria dovuti all'emergenza sanitaria da Covid-19, il termine ultimo per presentare l'atto scadeva il 18 giugno 2020, mentre il deposito effettivo è avvenuto solo il 17 febbraio 2021. A causa di questo ritardo, i giudici non hanno potuto esaminare i motivi del ricorso. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tariffa di igiene ambientale: niente IVA ma la sentenza è nulla
L'Ente Gestore dei servizi ambientali ha richiesto il pagamento della Tariffa di igiene ambientale a una Società Contribuente per gli anni dal 2001 al 2004. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione alla società con una sentenza priva di reale motivazione. L'Ente Gestore ha quindi fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso per nullità della sentenza a causa della motivazione inesistente. Tuttavia, i giudici hanno chiarito due importanti principi: il ricorso della società era tempestivo, poiché il verbale di mancato accordo non interrompe la sospensione di novanta giorni per l'accertamento con adesione, e sulla Tariffa di igiene ambientale non si applica l'IVA, data la sua natura tributaria. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Termine per il ricorso in Cassazione: un giorno costa la causa
Un'impresa di autodemolizioni ha impugnato gli avvisi di pagamento della TARI, contestando la tassazione delle aree destinate allo stazionamento dei veicoli. Il Comune aveva concesso solo una riduzione forfettaria del 50%. Dopo il rigetto nei primi gradi di giudizio, il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. Il termine per il ricorso in Cassazione, calcolato tenendo conto della sospensione straordinaria per l'emergenza COVID-19, scadeva il 28 maggio 2020, mentre la notifica è avvenuta il 29 maggio 2020. I giudici hanno ribadito che il termine per impugnare decorre dal deposito ufficiale della sentenza in cancelleria e non dalla successiva comunicazione del cancelliere alle parti. Di conseguenza, il contribuente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Sospensione termini processuali: l’appello tardivo dell’imputato
L'Imputato, arrestato ad aprile 2020 e sottoposto all'obbligo di firma, ha richiesto il giudizio abbreviato. Condannato in primo grado, ha proposto appello l'8 giugno 2020. La Corte d'Appello ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo, ritenendo scaduto il termine il 4 giugno 2020. L'Imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che si applicasse la sospensione dei termini processuali prevista per l'emergenza Covid-19. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la sospensione straordinaria non opera nei procedimenti con misure cautelari in cui si è scelto di procedere (come nel giudizio abbreviato richiesto dall'imputato). Di conseguenza, l'appello è stato confermato come tardivo e l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Sospensione della prescrizione per Covid-19: condanna confermata
Un cittadino, condannato per possesso ingiustificato di grimaldelli, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata prescrizione del reato. L'imputato sosteneva che la sospensione dei termini legata all'emergenza sanitaria dovesse applicarsi solo per i giorni compresi tra l'udienza fissata e la fine del primo periodo di blocco, e non per l'intero periodo di emergenza di 64 giorni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la sospensione della prescrizione per Covid-19 opera in modo generalizzato per tutti i procedimenti pendenti dal 9 marzo all'11 maggio 2020. Di conseguenza, il reato non era estinto e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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