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Sopravvenienza Passiva

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31 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Perdita su crediti: quando la rinuncia è deducibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società in merito alla deducibilità di una perdita su crediti. La società aveva rinunciato a un credito certo verso un'azienda in stato di illiquidità, ricevendo in cambio un credito incerto. La Corte ha stabilito che, a causa di gravi vizi procedurali nel ricorso dell'Agenzia, la questione non poteva essere esaminata nel merito. La sentenza ribadisce l'importanza della corretta formulazione dei ricorsi e implicitamente conferma che una transazione motivata dalle difficoltà finanziarie del debitore può generare una perdita su crediti deducibile.
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Plusvalenza tassabile anche se il contratto è risolto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3936/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia fiscale: la plusvalenza tassabile derivante dalla cessione di un'azienda si considera realizzata al momento della stipula del contratto. Eventi successivi, come il mancato pagamento del prezzo e la conseguente risoluzione del contratto, non eliminano l'obbligo fiscale sorto in quel momento. Tali eventi potranno dar luogo a una minusvalenza deducibile in un periodo d'imposta successivo, ma non annullano la tassazione originaria.
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Onere della prova: Cassazione su subappalto e IVA
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società in un contenzioso tributario relativo alla detrazione IVA e a una rettifica IRAP. La decisione si fonda sul mancato assolvimento dell'onere della prova da parte della società, che non ha fornito i documenti necessari a dimostrare che i rapporti con altre imprese fossero di mandato senza rappresentanza anziché di subappalto. La Corte ha ribadito l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione.
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Detrazione IVA: quando non è ammessa? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33748/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di detrazione IVA. Il caso riguardava una società che aveva detratto l'IVA con aliquota ordinaria su fatture per prestazioni che avrebbero dovuto avere un'aliquota ridotta. La Corte ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, affermando che il diritto alla detrazione si limita all'imposta effettivamente dovuta per legge, non a quella superiore erroneamente indicata in fattura. Per l'eccedenza, il contribuente deve agire contro il fornitore per la restituzione. La Corte ha invece rigettato i motivi relativi alla presunzione di onerosità dei finanziamenti a società collegate e alla deducibilità delle perdite su crediti.
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Clausola di garanzia: come interpretarla nel contratto
La Corte di Cassazione ha stabilito che una clausola di garanzia che copre le 'sopravvenienze passive' in un contratto di cessione di quote societarie si riferisce solo a passività impreviste e imprevedibili, non a quelle derivanti da rapporti commerciali preesistenti e noti, anche se non ancora pienamente quantificati. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della società acquirente, confermando che l'interpretazione del contratto spetta ai giudici di merito e che la loro decisione, se logicamente motivata, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Motivazione atto impositivo: la Cassazione chiarisce
Una società cooperativa impugnava un avviso di accertamento. I giudici di merito annullavano l'atto, ritenendo che la mancata richiesta di documenti specifici in fase di verifica ne inficiasse la motivazione. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, chiarendo la netta distinzione tra il requisito formale della motivazione dell'atto impositivo e l'onere della prova in giudizio. La sentenza ha stabilito che la validità dell'atto dipende dalla sua capacità di esporre le ragioni della pretesa, non da eventuali mancanze nella fase istruttoria precedente.
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Autosufficienza del ricorso: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società e i suoi soci. La decisione si fonda sulla violazione del principio di autosufficienza del ricorso, poiché l'Agenzia non ha adeguatamente documentato i motivi originali della contestazione, impedendo alla Corte di valutare la novità delle argomentazioni introdotte in appello dal contribuente. Il caso sottolinea l'importanza di redigere atti processuali completi e specifici.
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Deducibilità fideiussione: la Cassazione chiarisce
Una società madre paga un debito della propria controllata in virtù di una fideiussione e cerca di dedurre l'importo come costo. La Corte di Cassazione ha negato la deducibilità della fideiussione, stabilendo che tale pagamento non costituisce una sopravvenienza passiva o una perdita su crediti fiscalmente rilevante. Secondo la Corte, la spesa deve essere considerata un incremento del costo fiscale della partecipazione, poiché non deriva da un ricavo precedentemente tassato, ma ha natura patrimoniale.
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Sopravvenienza passiva: onere della prova per la deduzione
Un promotore finanziario si è visto negare la deduzione di un costo di 100.000 euro, qualificato come sopravvenienza passiva, per un accordo transattivo con due clienti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che il contribuente non ha soddisfatto il rigoroso onere della prova necessario per dimostrare la certezza, l'inerenza e la base giuridica della spesa. La documentazione prodotta è stata ritenuta carente sia dal punto di vista formale che sostanziale, rendendo il costo non deducibile.
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Base imponibile IRAP: la derivazione dal bilancio
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito i criteri per la determinazione della base imponibile IRAP. La Corte ha stabilito che, per le società di capitali, vige il principio di derivazione dal conto economico. Pertanto, un costo correttamente imputato a bilancio secondo i principi civilistici è deducibile, anche se la sua manifestazione finanziaria (es. fattura) si riferisce a un esercizio precedente. L'ordinanza ribadisce che il concetto di inerenza dei costi ai fini IRAP va valutato secondo le norme civilistiche e non quelle, più restrittive, previste per l'IRES. La decisione ha accolto il ricorso di una società contro l'Agenzia delle Entrate, annullando l'avviso di accertamento.
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Deducibilità costi transazione: analisi della Cassazione
Con la sentenza n. 34618 del 30/12/2019, la Cass. Civ., Sez. 5, ha stabilito un principio cruciale sulla deducibilità dei costi da transazione. Il caso riguardava una società che, a seguito di un accordo transattivo con un ex socio, aveva dedotto diverse componenti negative, tra cui la perdita di un credito e il pagamento di una somma. L'Agenzia delle Entrate aveva disconosciuto parte di queste deduzioni. La Cassazione ha accolto il ricorso della società, affermando che il giudice di merito ha l'obbligo di esaminare analiticamente ogni singola componente di costo derivante dalla transazione, senza raggrupparle in un'unica categoria. La Corte ha rinviato il caso per una nuova valutazione sulla specifica rilevanza fiscale di ciascun elemento, in particolare della perdita su crediti.
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