LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Sodalizio Mafioso

Pagina 5 di 6

115 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Presunzione di pericolosità nel reato di mafia: la Corte
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo contro la misura della custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa. La sentenza ribadisce la forza della presunzione di pericolosità prevista per questo tipo di reato, affermando che una precedente condanna, unita a recenti contatti con esponenti del clan, è sufficiente a dimostrare la persistenza del vincolo e a giustificare la misura detentiva, superando le obiezioni basate sul mero decorso del tempo.
Continua »
41-bis e Pericolosità: Cassazione conferma proroga
Un detenuto, ritenuto figura di vertice di un'associazione mafiosa, ha presentato ricorso contro la proroga del regime carcerario speciale 41-bis. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza. La Corte ha ritenuto che la pericolosità del soggetto e la sua capacità di mantenere legami con l'organizzazione criminale non fossero venute meno, basandosi su elementi concreti come il ruolo direttivo, la capacità di inviare ordini dal carcere e una recente condanna per narcotraffico.
Continua »
Aggravante mafiosa: il passato criminale non basta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6239/2024, ha annullato parzialmente un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Pur confermando i gravi indizi per reati legati alle armi, la Corte ha escluso l'aggravante mafiosa, chiarendo che i precedenti penali e le frequentazioni di un soggetto non sono sufficienti a dimostrare che il reato sia stato commesso con lo scopo di agevolare un'associazione criminale. Il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova valutazione.
Continua »
Partecipazione mafiosa: quando la fiducia è prova
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva escluso la gravità indiziaria per il reato di partecipazione mafiosa. Secondo la Suprema Corte, un breve periodo di osservazione delle condotte non è sufficiente a escludere la stabilità del vincolo associativo se altri elementi, come la profonda fiducia mostrata da un capo e la condivisione di informazioni riservate, dimostrano una piena e continuativa disponibilità dell'indagato a favore del sodalizio criminale. La valutazione probatoria deve essere globale e non frammentata.
Continua »
Continuità associazione mafiosa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione di tipo mafioso (art. 416 bis c.p.). La sentenza stabilisce che la prova della continuità di un'associazione mafiosa può fondarsi su precedenti sentenze definitive che ne hanno accertato l'esistenza, unite a nuovi elementi che dimostrano la persistente operatività del gruppo, come il sostegno ai latitanti e il controllo del territorio. Il ricorso dell'indagato, che contestava la mancanza di prove sull'attualità del sodalizio e sulla sua partecipazione, è stato rigettato.
Continua »
Prove da chat criptate: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di custodia cautelare per associazione mafiosa, basata su prove da chat criptate acquisite da un altro Stato UE tramite Ordine di Indagine Europeo (O.I.E.). La sentenza ribadisce i principi delle Sezioni Unite: tali prove sono utilizzabili e spetta alla difesa dimostrare una concreta violazione dei diritti fondamentali, non essendo sufficiente una mera difformità dalle procedure italiane. È stata inoltre confermata la possibilità di provare la continuità operativa di una cosca sulla base di precedenti sentenze irrevocabili.
Continua »
Partecipazione associazione mafiosa: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di partecipazione associazione mafiosa. La Corte ha confermato la validità delle indagini, anche se l'iscrizione del soggetto nel registro degli indagati è stata successiva ai primi sospetti. È stato ritenuto sussistente un quadro di gravità indiziaria basato su intercettazioni che dimostravano il ruolo stabile dell'imputato come referente di zona del clan in un specifico settore economico, quello dello smaltimento degli oli esausti, respingendo la tesi difensiva che riduceva il suo coinvolgimento a meri legami di parentela o a un ruolo di paciere occasionale.
Continua »
Motivazione provvedimento cautelare: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati di associazione mafiosa, estorsione e trasferimento fraudolento di valori. La decisione si fonda sulla grave inadeguatezza della motivazione del provvedimento cautelare emesso dal Tribunale del Riesame, giudicata generica, disorganica e priva di elementi fattuali specifici che potessero giustificare una misura così restrittiva. La Corte ha rinviato il caso per un nuovo esame, ribadendo la necessità di un'analisi rigorosa e individualizzata degli indizi.
Continua »
Divieto stampa 41-bis: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del divieto di ricevere la stampa locale per un detenuto al regime 41-bis. La decisione, basata su esigenze di sicurezza, bilancia il diritto all'informazione con la necessità di impedire contatti con l'organizzazione criminale di appartenenza. La misura del divieto stampa 41-bis è stata ritenuta proporzionata, in quanto il detenuto può comunque accedere alla stampa nazionale.
Continua »
Partecipazione associazione mafiosa: quando si è parte
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45579/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per partecipazione ad associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che fornire un contributo attivo e continuativo al clan, come veicolare messaggi e direttive per i capi detenuti, integra il reato di partecipazione e non una mera 'contiguità compiacente', anche se giustificata da legami familiari.
Continua »
Riparazione ingiusta detenzione: negata per colpa grave
Un individuo, assolto dall'accusa di associazione mafiosa, si è visto negare la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo che i suoi comportamenti, consistenti in frequentazioni non necessarie e aiuti a parenti affiliati a un clan, costituissero una "colpa grave". Tale condotta, pur non sufficiente per una condanna penale, ha ingenerato un legittimo sospetto di coinvolgimento, contribuendo causalmente alla sua detenzione e precludendo così il diritto al risarcimento.
Continua »
Scambio elettorale: quando non c’è il metodo mafioso
La Corte di Cassazione interviene su un complesso caso di criminalità organizzata, ridefinendo i confini di reati cruciali. La sentenza distingue nettamente lo scambio elettorale politico-mafioso dalla corruzione elettorale semplice, annullando una condanna per il primo a causa della mancata prova dell'uso del metodo mafioso per la raccolta dei voti. Viene inoltre chiarito che la turbata libertà degli incanti non si applica agli affidamenti diretti privi di una procedura di gara. Infine, la Corte annulla con rinvio le assoluzioni per il trasferimento fraudolento di valori, sottolineando che il reato sussiste anche quando lo scopo è agevolare il riciclaggio.
Continua »
Concorso esterno in mafia: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare in carcere per un imprenditore accusato di concorso esterno in associazione mafiosa ed estorsione aggravata. La Corte ha ritenuto che il rapporto dell'imprenditore con diversi esponenti di clan mafiosi non fosse episodico, ma un legame stabile e continuativo, caratterizzato da un mutuo vantaggio. L'imprenditore metteva a disposizione mezzi e personale aziendale, effettuava pagamenti e assumeva persone segnalate dai clan, ricevendo in cambio protezione e l'intervento della criminalità organizzata per risolvere controversie, come quella con un ex dipendente. La difesa sosteneva che l'imprenditore fosse una vittima, ma la Corte ha respinto tale tesi, sottolineando come il suo contributo fosse consapevole e volontario, rafforzando così il sodalizio criminale.
Continua »
Associazione di stampo mafioso: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata accusata di essere organizzatrice di un'associazione di stampo mafioso. Il ricorso è stato giudicato generico per non aver contestato in modo specifico le prove a carico (intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori) e per mancanza di interesse a contestare il ruolo di organizzatrice, dato che la semplice partecipazione avrebbe comunque giustificato la misura cautelare.
Continua »
Associazione mafiosa: la custodia di armi è prova?
Un soggetto, già condannato per associazione mafiosa e in detenzione domiciliare, viene coinvolto nella custodia di un arsenale per il clan. La Corte di Cassazione conferma la misura cautelare, stabilendo che un'attività di tale fiducia non è un mero reato, ma una prova concreta della permanenza del vincolo di appartenenza all'associazione mafiosa, superando la mera condotta di custodia.
Continua »
Associazione mafiosa: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per associazione mafiosa, estorsione e trasferimento fraudolento di valori. La sentenza conferma la valutazione delle corti di merito su intercettazioni, recidiva nei reati permanenti e qualificazione dell'estorsione, ribadendo la correttezza della pena inflitta in base al ruolo apicale dell'imputato nel sodalizio criminale.
Continua »
Partecipazione Mafiosa: anche l’autista è complice
La Corte di Cassazione conferma la misura cautelare per un individuo accusato di estorsione e partecipazione mafiosa. Si chiarisce che per il concorso in estorsione è sufficiente sfruttare l'intimidazione altrui e che la partecipazione mafiosa si configura con un contributo stabile all'associazione, anche con ruoli di supporto come quello di autista e intermediario.
Continua »
Associazione mafiosa: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da quattro imputati contro una condanna per reati gravi, tra cui l'associazione mafiosa. I ricorsi sono stati ritenuti generici e volti a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, ribadendo la differenza tra partecipazione attiva e mera contiguità al sodalizio criminale.
Continua »
Pericolosità Sociale: Cassazione e misure di prevenzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo, ritenuto figura di spicco della criminalità organizzata, contro il decreto che confermava la sua pericolosità sociale e la misura di prevenzione della sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che la valutazione dei giudici di merito era ben motivata, avendo correttamente bilanciato la persistenza del vincolo associativo e la condanna per reati mafiosi con elementi positivi, come la buona condotta parziale in carcere e l'iscrizione all'università, ritenuti non sufficienti a dimostrare un reale distacco dal contesto criminale.
Continua »
Presunzione di pericolosità: Cassazione su 416-bis
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo indagato per partecipazione ad associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.), confermando la misura della custodia cautelare in carcere. La Corte ha ribadito la validità della presunzione di pericolosità sociale per questo tipo di reato, specificando che essa può essere superata solo con prove concrete di un recesso definitivo dal sodalizio criminale, non essendo sufficiente il mero decorso del tempo o la presenza di elementi favorevoli generici.
Continua »