LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Sodalizio Di Stampo Mafioso

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Termine giuridico per definire un'associazione criminale di tipo mafioso, caratterizzata dalla forza di intimidazione e dalla condizione di assoggettamento e omertà che ne deriva, finalizzata a commettere delitti e a controllare attività economiche.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Gravi Indizi di Colpevolezza: Cassazione conferma arresto per mafia
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo (Il Ricorrente) contro una misura cautelare di custodia in carcere. Questa misura era stata applicata per la sua presunta partecipazione a un'associazione di stampo mafioso. Il Tribunale del riesame aveva confermato la misura, ritenendo sussistenti i `gravi indizi di colpevolezza`. Il Ricorrente contestava la mancanza di prove concrete. La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che i `gravi indizi di colpevolezza` non richiedono una prova definitiva, ma una qualificata probabilità di colpevolezza, basata su un'analisi coordinata degli elementi indiziari. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale, che aveva individuato il Ricorrente come autista e portavoce del clan.
Continua »
Condanna per mafia datata? La pericolosità sociale attuale resta
Un soggetto, già condannato per associazione mafiosa per fatti risalenti al 2013, si è visto applicare la misura della sorveglianza speciale. L'uomo ha contestato il provvedimento, sostenendo che la sua pericolosità non fosse più attuale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla pericolosità sociale attuale: per chi appartiene a un clan mafioso, questa si presume persistente. La sua attualità può essere confermata da frequentazioni sospette successive e, soprattutto, dalla mancanza di qualsiasi segnale di distacco dall'organizzazione criminale, anche durante la detenzione. La misura è stata quindi confermata.
Continua »
Partecipazione ad associazione mafiosa: anche un ruolo minore conta
Un uomo, accusato di essere un membro di un'associazione criminale, viene messo in carcere in via cautelare. Secondo l'accusa, pur non essendo un capo, si sarebbe attivato per risolvere controversie locali per conto del clan. La sua difesa sostiene che fosse solo un agricoltore intromessosi in questioni che non lo riguardavano. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo un principio importante: per la configurazione del reato di partecipazione ad associazione mafiosa è sufficiente anche un ruolo esecutivo e la semplice 'messa a disposizione' al gruppo criminale. Il ricorso dell'uomo è stato quindi dichiarato inammissibile, confermando la misura cautelare.
Continua »
Confisca di prevenzione: reddito insufficiente, beni sequestrati
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di terreni e un'azienda a un individuo ritenuto socialmente pericoloso per la sua appartenenza a un'associazione mafiosa. L'uomo si era difeso sostenendo che i beni erano stati acquistati con fondi leciti o in epoche non sospette. I giudici hanno respinto il ricorso, ritenendolo inammissibile. La Corte ha stabilito che la valutazione deve considerare il bilancio complessivo del nucleo familiare: se i redditi leciti non sono sufficienti a coprire le spese di vita e gli investimenti, la sproporzione giustifica la confisca. La provenienza illecita dei beni è stata quindi presunta, rendendo definitiva la confisca di prevenzione.
Continua »
“Solo un autista”: in carcere per partecipazione associazione mafiosa
Un indagato, sottoposto a custodia in carcere, ricorre in Cassazione negando la sua appartenenza a un clan. Sostiene di aver svolto un ruolo marginale, come quello di autista occasionale. La Corte Suprema rigetta il ricorso, stabilendo un principio chiaro: anche condotte apparentemente secondarie, se inserite in un quadro più ampio, possono costituire gravi indizi di colpevolezza per il reato di partecipazione associazione mafiosa. Ricevere un compenso mensile dal clan e partecipare attivamente alle dinamiche estorsive, anche solo accompagnando i capi, dimostra un inserimento stabile e consapevole nel gruppo criminale, giustificando la misura cautelare.
Continua »
Reato continuato: quando non si applica tra clan diversi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per la sua partecipazione a due distinti clan mafiosi nel tempo. La Corte ha stabilito che l'adesione a diverse organizzazioni criminali, con assetti e vertici differenti, non integra l'unicità del disegno criminoso richiesta dalla legge, trattandosi di scelte criminali autonome e non di un'unica programmazione iniziale.
Continua »
Gravità indiziaria: Cassazione su art. 416-bis
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare per associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che il ricorso era generico, in quanto mirava a una nuova valutazione dei fatti invece di evidenziare vizi di legge. La sentenza ribadisce che la valutazione sulla gravità indiziaria effettuata dai giudici di merito è insindacabile in sede di legittimità se basata su un'analisi logica e complessiva degli elementi probatori, quali intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia.
Continua »
Continuazione tra reati: quando viene esclusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati per una condanna per associazione mafiosa e una successiva per traffico di stupefacenti, commessa oltre quindici anni dopo. Secondo la Corte, il notevole lasso di tempo, l'assenza di prove di un unico disegno criminoso e la diversità dei luoghi escludono la configurabilità della continuazione, indicando piuttosto una professionalità e abitualità nel delitto.
Continua »