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Sodalizio Criminoso

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192 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Acquirente stabile stupefacenti: quando è partecipe?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro la scarcerazione di un individuo accusato di essere un acquirente stabile stupefacenti per un'associazione criminale. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale del Riesame, secondo cui due acquisti di droga in cinque mesi non sono sufficienti a dimostrare una partecipazione stabile e consapevole al sodalizio, mancando la prova di un vincolo durevole che vada oltre il singolo rapporto commerciale e contribuisca a rafforzare l'organizzazione.
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Associazione a delinquere stupefacenti: i requisiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di tre imputati condannati per associazione a delinquere stupefacenti. La sentenza conferma che per provare il reato associativo non basta la reiterazione dei reati, ma è necessaria la prova di un vincolo stabile e di una struttura organizzata, anche se rudimentale. Viene inoltre ribadita la legittimità delle intercettazioni basate su 'sufficienti indizi' per i reati di criminalità organizzata, un criterio meno stringente rispetto ai reati comuni.
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Partecipazione associazione narcotraffico: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per partecipazione ad un'associazione finalizzata al narcotraffico. La Corte ha stabilito che tre acquisti di sostanze, uniti ad un ruolo di gestore di una piazza di spaccio autorizzata dal clan e a un rapporto di reciproca collaborazione con i vertici, sono sufficienti a configurare una stabile partecipazione e non un semplice rapporto acquirente-fornitore. La Corte ha inoltre ritenuto irrilevante il cosiddetto 'tempo silente' ai fini della valutazione del pericolo di recidiva, data la continuità dell'operatività criminale dell'indagato.
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Gravi indizi di colpevolezza: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La sentenza ribadisce che i 'gravi indizi di colpevolezza' necessari per le misure cautelari non richiedono lo stesso rigore probatorio di una condanna definitiva. Il ruolo della Cassazione non è rivalutare i fatti, ma solo verificare la logicità della motivazione e l'assenza di violazioni di legge, respingendo le censure che mirano a una nuova interpretazione delle prove.
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Intercettazioni telefoniche: prova nel narcotraffico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di diversi imputati condannati per partecipazione a un'associazione dedita al narcotraffico e per singoli episodi di spaccio. La sentenza ribadisce che le intercettazioni telefoniche costituiscono piena prova, anche in assenza del sequestro dello stupefacente. La Corte ha sottolineato che, in presenza di una 'doppia conforme' (sentenze uguali in primo e secondo grado), la valutazione dei fatti è preclusa al giudice di legittimità, salvo vizi logici manifesti, qui non riscontrati.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una sentenza di condanna per associazione a delinquere, rapina e furto. La Corte ha stabilito che i motivi dell'appello erano generici, ripetitivi di argomentazioni già respinte in secondo grado e miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Partecipazione associazione a delinquere: la prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto indagato per il reato di partecipazione ad un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La difesa sosteneva che il rapporto fosse meramente occasionale, ma la Corte ha confermato la misura cautelare, ritenendo che elementi come un compenso fisso mensile, la disponibilità di un'auto modificata per il trasporto e l'assistenza legale fornita dal gruppo fossero indici inequivocabili di un'integrazione stabile e organica dell'individuo nel sodalizio criminoso.
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Partecipazione associazione per delinquere: la prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto accusato di partecipazione ad associazione per delinquere. La sentenza chiarisce che agire come "prestanome" e contribuire attivamente alla ricerca di altri intestatari fittizi costituisce un grave indizio di un inserimento stabile e consapevole nel sodalizio criminoso, anche senza un coinvolgimento diretto nei singoli reati programmati dal gruppo.
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Associazione per delinquere stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di quattro indagati contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'accusa è di partecipazione a un'associazione per delinquere stupefacenti legata a un clan mafioso. La sentenza conferma la validità del quadro indiziario basato su dichiarazioni di collaboratori di giustizia e intercettazioni, ribadendo i principi per distinguere la partecipazione associativa dal concorso di persone nel reato. La Corte sottolinea il proprio ruolo limitato al controllo di legittimità e logicità della motivazione, senza poter riesaminare i fatti.
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Reato associativo: Cassazione su durata e prescrizione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di tre individui condannati per la partecipazione, con ruolo di promotori, a un reato associativo finalizzato al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. I ricorrenti sostenevano, tra l'altro, l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte ha stabilito che, per il reato associativo, la permanenza si presume fino alla data del decreto che dispone il giudizio, e l'onere di provare il recesso dal sodalizio spetta all'imputato. La complessa struttura dell'organizzazione è stata considerata un elemento a sostegno della sua operatività continuata, anche oltre la data dell'ultima prova acquisita (un'intercettazione telefonica).
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Gravità indiziaria: annullata misura per congetture
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di tre persone sottoposte a misura cautelare per associazione a delinquere e riciclaggio. La Corte ha annullato con rinvio la misura per una degli indagati, ritenendo la motivazione del tribunale basata su elementi congetturali e illogici, non raggiungendo la soglia della gravità indiziaria. Per gli altri due, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili in quanto le loro censure miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Sfruttamento del lavoro: condanna per associazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per due donne accusate di associazione per delinquere, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e sfruttamento del lavoro. La sentenza chiarisce che il reclutamento di cittadini stranieri, con la promessa di un lavoro, per poi destinarli a condizioni lavorative degradanti, integra pienamente i reati contestati. Viene sottolineata l'esistenza di un'organizzazione stabile e la piena consapevolezza delle imputate, che agivano come organizzatrici nel sistema di sfruttamento del lavoro.
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Traffico di stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da un gruppo di individui condannati per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi di appello erano una mera riproposizione di questioni di fatto già ampiamente valutate nei due precedenti gradi di giudizio, confermando la solidità della condanna e chiarendo i limiti del proprio sindacato di legittimità.
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Associazione per delinquere: limiti del riesame cautelare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per partecipazione ad un'associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico. La sentenza ribadisce che il controllo di legittimità non può rivalutare i fatti o lo spessore degli indizi, ma si limita a verificare la correttezza giuridica e l'assenza di manifesta illogicità nella motivazione del provvedimento impugnato, che in questo caso è stata ritenuta adeguata.
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Partecipazione associativa: prove e indizi sufficienti
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare, stabilendo che la ripetuta commissione di reati di spaccio, unita a un rapporto di collaborazione stabile e all'adesione alle regole del gruppo, costituisce prova sufficiente per la partecipazione associativa a un'organizzazione criminale finalizzata al narcotraffico, superando la tesi difensiva di episodi di spaccio isolati.
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Attenuanti generiche: non basta essere incensurati
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per usura e associazione a delinquere. La Corte ribadisce che le attenuanti generiche non possono essere concesse solo sulla base dell'assenza di precedenti penali (incensuratezza), ma richiedono la presenza di elementi positivi di valutazione, la cui assenza giustifica il diniego da parte del giudice di merito.
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Associazione mafiosa: il tempo non cancella il pericolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo accusato di partecipazione ad una associazione mafiosa, confermando la sua custodia cautelare in carcere. La Corte ha stabilito che il tempo trascorso tra i fatti contestati (2020-2021) e l'arresto non è sufficiente a superare la presunzione di pericolosità sociale per i reati di mafia. È stato inoltre dichiarato inammissibile il motivo di ricorso relativo alla nullità dell'ordinanza per essere un 'copia-incolla' della richiesta del PM, poiché non sollevato correttamente nelle sedi precedenti e non adeguatamente documentato. La Corte ha ritenuto logica e congrua la valutazione dei giudici di merito, che hanno identificato l'indagato come 'successore' del suocero nella gestione delle attività illecite del clan, in particolare nel controllo delle aree di pascolo, attività fondamentale per l'egemonia territoriale dell'organizzazione.
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Associazione a delinquere: la prova in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo accusato di essere a capo di un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. La sentenza sottolinea che, per provare il sodalizio, sono decisivi elementi come l'elevato numero di cessioni, la ripartizione dei compiti e le strategie comuni, non essendo sufficiente contestare genericamente le prove già valutate nel merito. Il ricorso è stato respinto in quanto non si confrontava specificamente con la solida motivazione del Tribunale del Riesame, limitandosi a riproporre le medesime doglianze.
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Associazione lieve entità: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di diversi imputati condannati per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza ribadisce i criteri per distinguere l'ipotesi di associazione lieve entità da quella ordinaria, sottolineando che elementi come l'ingente quantitativo di droga, la complessa struttura organizzativa e l'ampio giro d'affari escludono la configurabilità del reato minore. La Corte ha ritenuto le motivazioni della Corte d'Appello logiche e ben fondate, respingendo le censure fattuali dei ricorrenti.
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Reato continuato: no se è stile di vita criminale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato per narcotraffico che chiedeva l'applicazione del reato continuato tra due condanne per associazione a delinquere. La Corte ha stabilito che la partecipazione a diversi sodalizi criminosi, in tempi e con ruoli diversi, non configura un unico disegno criminoso, ma piuttosto uno 'stile di vita criminale', escludendo così il beneficio.
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