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Sodalizio Criminale

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152 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Esigenze Cautelari: Cassazione su Misure Cautelari
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per partecipazione a un sodalizio criminale finalizzato al traffico di stupefacenti. La Corte ribadisce che il giudizio di legittimità non consente una nuova valutazione delle prove. Inoltre, sottolinea come la presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari per reati così gravi non possa essere superata da allegazioni generiche, come il mero decorso del tempo o lo svolgimento di un'attività lavorativa, ma richieda prove concrete della rescissione dei legami con l'ambiente criminale.
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Partecipazione associativa: quando si è membri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per narcotraffico. La sentenza chiarisce i criteri per distinguere un semplice fornitore da un membro effettivo di un'organizzazione criminale, affermando che un rapporto di fornitura stabile e continuativo, essenziale per la vita del sodalizio, integra la partecipazione associativa. La Corte ha inoltre confermato il ruolo apicale del ricorrente, subentrato nella gestione dopo l'arresto del capo precedente, e ha ritenuto insufficienti un contratto di lavoro e l'incensuratezza a superare le esigenze cautelari per reati di tale gravità.
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Ingiusta detenzione: quando la colpa grave la nega
Un soggetto, assolto dall'accusa di associazione mafiosa, si è visto negare il risarcimento per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo che i suoi comportamenti, caratterizzati da una stretta e ambigua vicinanza a membri del clan (incluso il padre latitante), costituissero una "colpa grave". Tali condotte, creando una falsa apparenza di colpevolezza, hanno dato causa diretta alla misura cautelare, escludendo così il diritto all'indennizzo.
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Ricorso generico: inammissibile appello a Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso generico presentato da un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati associativi legati al traffico di stupefacenti e detenzione di armi. La Corte ha stabilito che l'appello era privo di critiche specifiche e argomentate contro la decisione del Tribunale, limitandosi a riproporre principi generali senza un confronto puntuale con le motivazioni del provvedimento impugnato, rendendo così il ricorso inammissibile.
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Misure cautelari: il tempo non basta a escluderle
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ribadito che, in tema di misure cautelari per reati associativi, la presunzione di pericolosità sociale non può essere superata dal solo decorso del tempo. È necessario che l'indagato fornisca prove concrete della rescissione dei legami con l'ambiente criminale, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Prove Sky-Ecc: la Cassazione conferma la custodia
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10056/2025, ha rigettato il ricorso di un indagato sottoposto a custodia cautelare per associazione di stampo mafioso e narcotraffico. Il caso verteva sull'utilizzabilità delle prove Sky-Ecc, acquisite tramite ordine europeo di indagine. La Corte ha confermato la piena validità di tali prove, ribadendo che l'acquirente stabile di stupefacenti può essere considerato partecipe del sodalizio criminale, e ha respinto le censure sulla mancanza di attualità delle esigenze cautelari.
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Riparazione ingiusta detenzione: negata per colpa grave
La Corte di Cassazione ha negato la riparazione per ingiusta detenzione a un soggetto, sebbene assolto da gravi accuse, tra cui associazione mafiosa. La decisione si fonda sulla sussistenza di una 'colpa grave' da parte del richiedente, il quale, pur non essendo un affiliato, aveva mantenuto una condotta e frequentazioni ambigue in un contesto di criminalità organizzata. Tale comportamento, secondo la Corte, ha contribuito a causare la misura cautelare, escludendo così il diritto al risarcimento.
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Associazione per delinquere: acquisto non basta
La Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. L'acquisto continuativo di droga, anche per un lungo periodo, non è sufficiente a dimostrare la partecipazione al sodalizio. È necessario provare l'adesione al programma criminoso, valutando il contenuto economico delle transazioni e l'importanza dell'acquirente per il gruppo, elementi che il Tribunale del riesame non aveva adeguatamente motivato.
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Partecipazione associazione criminale: il ruolo attivo
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una donna indagata per partecipazione ad associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva un ruolo passivo, dettato unicamente dal legame affettivo con il compagno, anch'egli coinvolto. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. Secondo i giudici, le intercettazioni e i comportamenti della donna dimostravano una partecipazione associazione criminale attiva e consapevole, superando la mera connivenza. Il legame familiare, anziché escludere la responsabilità, è stato considerato un fattore che può rafforzare il vincolo criminale.
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Associazione armata: l’aggravante e la ‘ndrangheta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due esponenti di spicco della 'ndrangheta, applicando l'aggravante di associazione armata. La Corte ha stabilito che, data la natura unitaria dell'organizzazione, la disponibilità di armi da parte di qualsiasi clan si estende a tutta l'associazione. Pertanto, un membro di una 'locale' formalmente disarmata risponde comunque di tale aggravante, in quanto la sua partecipazione a riti comuni e attività illecite dimostra la consapevolezza, o l'ignoranza colpevole, del carattere armato dell'intero sodalizio.
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Esigenze cautelari: il tempo trascorso conta
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per traffico di stupefacenti aggravato dal metodo mafioso. Sebbene i gravi indizi di colpevolezza fossero stati confermati, la Corte ha stabilito che il giudice del riesame non ha adeguatamente motivato l'attualità delle esigenze cautelari, omettendo di considerare il lungo tempo trascorso dai fatti contestati (risalenti al 2019) senza nuove condotte illecite.
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Associazione a delinquere: la prova del partecipe
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare per un individuo accusato di far parte di un'associazione a delinquere dedita al narcotraffico. La sentenza chiarisce che la partecipazione può essere provata anche attraverso la presenza costante a incontri strategici e il ruolo di co-finanziatore, senza la necessità di un coinvolgimento diretto in ogni singola operazione illecita.
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