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Societas Sceleris

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressione latina che significa "società del delitto". Indica il patto o l'accordo che lega i membri di un'associazione criminale, uniti dal fine comune di commettere reati.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Competenza territoriale per associazione mafiosa: la sede a Roma
Un indagato, accusato di far parte di un'articolazione mafiosa attiva a Roma dedita a estorsioni e reati in materia di armi, ha contestato la competenza dei giudici capitolini. La difesa sosteneva che il procedimento spettasse all'autorità giudiziaria calabrese, territorio di origine in cui era avvenuta la prima ideazione del sodalizio criminoso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura della custodia cautelare in carcere. I giudici supremi hanno chiarito che la competenza territoriale per associazione mafiosa appartiene al luogo in cui il sodalizio si è stabilito concretamente e ha operato, gestendo le attività delittuose e manifestando la propria forza intimidatrice sul territorio, e non dove è avvenuta la mera autorizzazione preventiva.
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Retrodatazione della misura cautelare tra mafia e favoreggiamento
Un indagato ha chiesto la retrodatazione della misura cautelare per il delitto di associazione mafiosa al momento dell'arresto subito un anno prima per favoreggiamento della latitanza. La difesa ha sostenuto che i fatti derivavano dal medesimo disegno criminoso e che l'adesione al sodalizio era cessata con la prima carcerazione. Il Tribunale del Riesame e la Corte di Cassazione hanno respinto l'istanza. La Suprema Corte ha chiarito che il reato associativo ha natura permanente e che il primo arresto non interrompe automaticamente la partecipazione criminale. Senza prove specifiche di recesso o dissociazione, l'indagato non può beneficiare del ricalcolo dei termini di custodia.
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Collaborazione impossibile: no al permesso premio per il boss
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta di un detenuto volta ad accertare la collaborazione impossibile per ottenere un permesso premio. Il detenuto, condannato per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, sosteneva di non poter fornire informazioni utili sui fornitori esteri o sui complici. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ruolo di promotore e organizzatore del sodalizio criminale implica necessariamente la conoscenza di dettagli cruciali sulla rete di spaccio e sui canali di approvvigionamento. Pertanto, la mancata resa di dichiarazioni non deriva da una reale impossibilità, ma da una scelta del condannato. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo: il fisco blocca il tesoro del reato
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di oltre un milione di euro a carico di un soggetto accusato di far parte di un'associazione a delinquere transnazionale dedita all'evasione delle accise su alcol e carburanti. L'indagato vendeva gasolio agricolo per autotrazione e importava alcol spacciandolo per disinfettante. La difesa contestava la legittimità del sequestro preventivo, sostenendo la duplicazione dei beni bloccati e l'assenza di pericolo. I giudici hanno chiarito che il profitto del reato associativo equivale alla somma dei profitti dei singoli reati-fine e che ogni membro risponde dell'intero importo dal momento della sua adesione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la misura cautelare.
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Reato Associativo: la sede operativa batte l’ideazione iniziale
Un individuo, accusato di aver promosso un'associazione mafiosa a Roma, contesta la giurisdizione del tribunale locale. Sostiene che l'ideazione e l'autorizzazione a creare il gruppo criminale siano avvenute in Calabria. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave sulla competenza territoriale reato associativo: non conta il luogo del primo accordo (pactum sceleris), ma quello dove l'organizzazione diventa concretamente operativa e pericolosa. Poiché la base direzionale e le attività del clan erano a Roma, il processo deve svolgersi lì. La sede operativa prevale sul luogo dell'ideazione.
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Esigenze cautelari: quando il carcere non è attuale
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio un'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva ripristinato la custodia in carcere per un indagato di associazione mafiosa. Il punto centrale riguarda l'attualità delle esigenze cautelari. Nonostante la gravità degli indizi, il lungo tempo trascorso dai fatti (risalenti al 2019) e lo smantellamento del vertice dell'organizzazione hanno reso ingiustificata la misura estrema. La Suprema Corte ha ribadito che il giudicato cautelare non impedisce di valutare elementi nuovi emersi nel dibattimento che dimostrino l'insussistenza di pericoli concreti e attuali.
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Acquirente stabile stupefacenti: quando c’è associazione?
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare, stabilendo un principio fondamentale: essere un acquirente stabile di stupefacenti non è sufficiente a provare la partecipazione a un'associazione a delinquere. Per configurare tale reato, è necessario dimostrare un contributo consapevole e volontario agli scopi del gruppo criminale, che vada oltre il semplice rapporto commerciale tra fornitore e cliente. La Corte ha ritenuto che due episodi di acquisto, anche se significativi, non bastano a provare l'adesione al patto associativo.
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Imputazione precisa: Cassazione annulla custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che ripristinava la custodia cautelare per un imputato accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Il caso verteva sulla corretta interpretazione dell'ambito di applicazione di un titolo cautelare. La Corte ha stabilito che, in assenza di una formale e chiara contestazione di un reato specifico (imputazione precisa), una misura restrittiva della libertà personale non può essere considerata valida per quel reato, anche se la condotta dell'imputato è descritta nella narrazione dei fatti. La decisione riafferma la centralità del diritto di difesa e del principio di correlazione tra accusa e provvedimento.
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Partecipazione associazione criminale: prova e limiti
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di partecipazione ad un'associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ritenuto che gli elementi probatori, consistenti in dichiarazioni di un collaboratore e intercettazioni, non fossero sufficienti a dimostrare un'adesione stabile e consapevole al sodalizio, distinguendola da un mero rapporto continuativo di fornitura di droga. Il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova valutazione basata su criteri più rigorosi.
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Partecipazione associazione criminale: i criteri
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di partecipazione ad associazione criminale finalizzata al narcotraffico. La sentenza chiarisce che un singolo episodio di approvvigionamento, o rapporti non continuativi, non sono sufficienti a dimostrare una stabile adesione al sodalizio (societas sceleris). È necessaria la prova di un contributo consapevole e duraturo al programma criminale. La Corte ha invece ritenuto sussistenti i gravi indizi per un singolo reato di spaccio.
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Associazione per delinquere: non basta comprare droga
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare, stabilendo che l'acquisto ripetuto di stupefacenti da un'organizzazione non è sufficiente a provare la partecipazione all'associazione per delinquere. Per configurare il reato associativo, è necessario dimostrare che il rapporto tra fornitore e acquirente si sia trasformato in un vincolo stabile e che l'acquirente sia consapevolmente inserito nella struttura criminale, contribuendo ai suoi scopi.
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