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Soccombenza Reciproca

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557 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia implicita: quando non si applica all’azione
Una società energetica ha citato in giudizio un'altra azienda per concorrenza sleale, a causa dell'uso illecito di bombole a marchio registrato. La società convenuta ha eccepito la rinuncia implicita all'azione civile, poiché l'attrice si era costituita parte civile in un parallelo processo penale contro l'amministratore della convenuta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che per la rinuncia implicita è necessaria una perfetta identità soggettiva tra le parti dei due giudizi. La società, in quanto soggetto giuridico autonomo, è distinta dalla persona fisica del suo amministratore, pertanto l'azione civile contro l'ente può coesistere con quella esercitata in sede penale contro l'individuo.
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Domande nuove nel processo: i limiti alla modifica
Un socio fiduciante ha citato in giudizio l'amministratore e altri due soci per inadempimento e condotte illecite. Durante la causa, ha introdotto ulteriori "domande nuove" per nullità di una delibera e mala gestio. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità di tali domande, in quanto non erano una semplice modifica di quelle originarie né una reazione alle difese avversarie, ma azioni aggiuntive e tardive.
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Compensazione spese legali: quando è insindacabile?
Un gruppo di cittadini ha impugnato la decisione di una Corte d'Appello di disporre la totale compensazione delle spese legali in una controversia di lunga data con un ente comunale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione del giudice di merito sulla compensazione per 'giusti motivi' costituisce un potere discrezionale non sindacabile in sede di legittimità, a condizione che le spese non vengano addebitate alla parte interamente vittoriosa.
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Servitù coattiva di passaggio: quando è un diritto
La Corte di Cassazione conferma il diritto alla costituzione di una servitù coattiva di passaggio con veicoli a favore di un fondo assolutamente intercluso. La decisione chiarisce che la necessità di accesso alla via pubblica prevale sul disagio causato al proprietario del fondo servente, anche quando il passaggio insiste su un cortile. Viene inoltre rigettata la richiesta di compensazione delle spese legali, affermando che l'accoglimento della domanda principale, seppur alternativa ad un'altra rigettata, esclude la soccombenza reciproca.
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Cessione contratto di lavoro: se è una finta è nulla
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di una cessione contratto di lavoro ritenuta fittizia, poiché orchestrata al solo fine di licenziare un dirigente. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, ribadendo che la valutazione dei fatti che provano una "macchinazione" spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Di conseguenza, il licenziamento è stato giudicato inefficace e il rapporto di lavoro ripristinato con la società originaria.
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Opposizione atti esecutivi: l’appello è inammissibile
Un contribuente ha impugnato una intimazione di pagamento, contestando sia vizi di notifica (opposizione agli atti esecutivi) sia la prescrizione del credito (opposizione all'esecuzione). Il Tribunale ha qualificato l'azione nei due modi distinti. Il contribuente ha erroneamente proposto appello anche per la parte relativa ai vizi di notifica, che invece richiedeva un ricorso diretto in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il motivo di ricorso principale proprio per questo errore procedurale, ribadendo le diverse regole di impugnazione per i distinti tipi di opposizione.
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Presunzione di condominialità: la scala è bene comune
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della proprietà delle scale in un condominio. Al centro della disputa, una scala a chiocciola che collega un ballatoio a un lastrico solare, entrambi aree comuni. I giudici hanno stabilito che, in assenza di un atto formale che ne attribuisca la proprietà esclusiva a un singolo condomino (il cosiddetto 'titolo contrario'), la scala deve considerarsi un bene comune. La Corte ha rigettato il ricorso dei condomini che ne rivendicavano la proprietà, confermando il principio della presunzione di condominialità per le strutture funzionalmente essenziali all'uso comune dell'edificio.
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Contratti a termine: no all’abuso nella P.A.
Una municipalità ha impiegato lavoratori con contratti a termine reiterati per servizi di giardinaggio, giustificandoli con una legge regionale per l'occupazione. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale prassi, definendola un abuso di contratti a termine poiché volti a soddisfare esigenze permanenti e non temporanee dell'ente. La Corte ha precisato che il mero richiamo a un progetto regionale non è sufficiente a legittimare la precarietà del rapporto. Sono stati respinti sia il ricorso del Comune sia quello dei lavoratori sulle spese legali.
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Cessione d’azienda: debiti e responsabilità
La Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità dell'acquirente in una cessione d'azienda. In assenza di pattuizione contraria e di iscrizione nei libri contabili, l'acquirente non risponde dei debiti del cedente verso un agente. Rigettati sia il ricorso principale degli eredi dell'agente sia quello incidentale dell'azienda cedente.
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Motivazione apparente: sentenza nulla e costi indeducibili
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello per motivazione apparente. Il caso riguardava una società di costruzioni a cui erano stati contestati costi non documentati. I giudici d'appello avevano confermato la decisione di primo grado con una formula generica, senza spiegare il proprio ragionamento. La Cassazione ha stabilito che una tale motivazione, pur esistendo graficamente, è di fatto assente e rende la sentenza nulla, rinviando il caso a un nuovo esame.
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Rapporto parasubordinato medico: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un medico operante in un istituto penitenziario che richiedeva il riconoscimento di un rapporto parasubordinato e le relative differenze retributive. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la disciplina applicabile è quella speciale prevista dalla L. 740/1970, che qualifica la prestazione come libero-professionale e non come rapporto parasubordinato. Tale legge speciale prevale sull'accordo collettivo nazionale invocato dal medico. Anche il ricorso incidentale dell'Azienda Sanitaria, relativo alla compensazione delle spese, è stato respinto.
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Sopraelevazione abusiva: sanatoria salva la demolizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che una sopraelevazione abusiva non deve essere demolita se il costruttore ottiene una sanatoria edilizia, anche dopo la sentenza di primo grado. La Corte ha chiarito che se la sanatoria attesta l'assenza di pregiudizio per la stabilità dell'edificio, la richiesta di demolizione non può essere accolta. In questo caso, al proprietario del piano sottostante spetta solo un'indennità economica per la sopraelevazione, come previsto dalla legge.
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Prescrizione e processo estinto: quando decorre?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema della prescrizione e processo estinto, rigettando il ricorso di un cittadino che aveva richiesto un risarcimento danni a seguito di un incidente di caccia. La Corte ha confermato che, in caso di estinzione del processo, il nuovo termine di prescrizione decorre dall'atto introduttivo del giudizio originario e non da atti successivi. L'ordinanza ribadisce inoltre i limiti del ricorso per Cassazione in merito alla valutazione dei fatti e alla compensazione delle spese legali.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione decide
Un ente previdenziale di categoria ha prelevato un contributo di solidarietà dalla pensione di un professionista. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale prelievo per i diritti maturati prima di specifiche riforme, stabilendo in dieci anni il termine di prescrizione per la richiesta di rimborso. La Corte ha rigettato sia il ricorso principale dell'ente, sia quello incidentale del professionista relativo alle spese legali, confermando la solidità dei principi giuridici applicati.
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Deducibilità costi: la Cassazione sul principio di competenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto sia il ricorso di una società che quello dell'Agenzia delle Entrate in merito alla deducibilità dei costi per servizi di marketing. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, che avevano riconosciuto una deducibilità parziale, ribadendo che la valutazione sui fatti, se confermata in due gradi di giudizio, non è riesaminabile in sede di legittimità. È stato inoltre sottolineato come la certezza e la determinabilità del costo, necessarie per la sua imputazione secondo il principio di competenza, si realizzano al momento dell'ultimazione della prestazione, la cui prova spetta al contribuente.
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Rimborso anticipazioni avvocato: la Cassazione decide
Un professionista ha ricevuto un avviso di accertamento che contestava la deducibilità di alcune spese e sosteneva la debenza dell'IRAP. La Cassazione ha respinto i ricorsi di entrambe le parti, confermando che il rimborso anticipazioni avvocato è escluso dalla base imponibile se correttamente documentato e che la contestazione di una motivazione insufficiente in sede di legittimità richiede il rispetto di rigorosi limiti procedurali, non soddisfatti nel caso di specie.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la compensazione spese legali è legittima anche se una parte è prevalentemente vittoriosa. La decisione si fonda su due motivi: un significativo mutamento della giurisprudenza sul tema della prescrizione dei crediti contributivi (passata da decennale a quinquennale) e la soccombenza parziale del ricorrente, che aveva visto accolte solo una parte delle sue domande iniziali. L'ordinanza chiarisce che l'incertezza normativa e l'esito non totalmente favorevole del giudizio giustificano la ripartizione dei costi processuali tra le parti.
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Compensazione spese di lite: quando è illegittima?
Un cittadino vince una causa contro un'amministrazione pubblica, ma i giudici di merito dispongono la compensazione spese di lite. La Corte di Cassazione interviene, chiarendo che tale compensazione è illegittima senza 'gravi ed eccezionali ragioni' e che il rilievo d'ufficio di un errore da parte del giudice non costituisce una di queste.
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Accertamenti bancari: onere della prova del professionista
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11933/2025, ha rigettato sia il ricorso dell'Agenzia delle Entrate sia quello di un professionista in materia di accertamenti bancari. La Corte ha ribadito che per superare la presunzione legale che i versamenti in conto corrente costituiscano reddito, il contribuente deve fornire una prova analitica e rigorosa per ogni singola operazione. L'apprezzamento di tale prova da parte del giudice di merito non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato.
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Querela di falso: come contestare una firma falsificata
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una associazione sportiva contro due suoi ex membri, i quali avevano contestato l'autenticità delle loro firme su delle lettere di dimissioni. Attraverso una querela di falso, i due ex soci hanno ottenuto il riconoscimento della falsità delle firme sia in primo che in secondo grado. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'associazione, cogliendo l'occasione per ribadire principi fondamentali: la querela di falso può essere presentata in qualsiasi momento del processo, anche da chi era assente nel primo giudizio. Inoltre, se si contesta la firma su una fotocopia, è onere di chi la produce esibire l'originale.
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