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Sindacato Di Legittimità — Anno 2022

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747 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sindacato Di Legittimità

Provvedimenti

Accesso abusivo a sistema informatico: il patto tra boss e agenti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un esponente di spicco di un sodalizio criminale per i reati di corruzione e accesso abusivo a sistema informatico, aggravati dall'agevolazione mafiosa. Il Ricorrente aveva commissionato a pubblici ufficiali infedeli interrogazioni illecite nella banca dati delle forze di polizia per ottenere informazioni riservate su un parente, promettendo in cambio una percentuale sui guadagni delle attività illecite del clan. La difesa ha contestato l'attendibilità delle intercettazioni e l'esistenza stessa dell'associazione mafiosa. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo logica e coerente la ricostruzione dei giudici di merito basata sulla cronologia degli accessi informatici e sul chiaro patto corruttivo.
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Rapina del cellulare: la Cassazione conferma la condanna
Un uomo è stato condannato per il reato di rapina per aver sottratto con violenza il cellulare a una donna. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che si trattasse di una semplice appropriazione di un oggetto smarrito e contestando la credibilità della persona offesa, della quale chiedeva l'acquisizione del certificato penale poiché detenuta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla credibilità della vittima spetta al giudice di merito e che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. Inoltre, la richiesta di acquisire il casellario giudiziale della vittima non costituisce una prova idonea a giustificare la riapertura del dibattimento in appello. L'imputato perde la causa e viene condannato alle spese e al pagamento di tremila euro.
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Proroga del regime di 41-bis: la dissociazione non basta
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la proroga del regime di 41-bis per un esponente di spicco di un clan mafioso. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo di essersi dissociato dal gruppo criminale e che il lungo tempo trascorso escludesse il pericolo di collegamenti esterni. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la proroga del regime di 41-bis richiede solo la verifica della capacità di mantenere contatti con l'organizzazione, non l'effettivo scambio di messaggi. Inoltre, la dissociazione non era ufficiale e la condotta carceraria del ricorrente era negativa, visti i numerosi provvedimenti disciplinari subiti. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la misura restrittiva, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Proroga del regime detentivo speciale: condotta in cella vs il clan
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la proroga del regime detentivo speciale per Il Detenuto, ritenuto esponente di spicco di un clan mafioso. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando una motivazione generica e l'assenza di prove attuali sui collegamenti con la criminalità organizzata, evidenziando anche la buona condotta carceraria del ristretto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il controllo di legittimità sulla proroga del regime detentivo speciale è limitato alla violazione di legge e all'esistenza della motivazione, escludendo il riesame del merito. La persistenza del pericolo è stata correttamente desunta dal ruolo apicale del detenuto e dall'operatività del clan, non bastando il mero decorso del tempo a escludere la pericolosità. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Fisco ko: la valutazione delle prove nel processo tributario
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione d'appello che annullava un avviso di accertamento per IRES e IVA emesso contro una società. Il Fisco contestava l'effettiva esistenza di operazioni di ricerca scientifica, ritenendo che i giudici avessero valutato erroneamente un decreto di archiviazione penale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione finanziaria. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione delle prove nel processo tributario spetta esclusivamente al giudice di merito. La Cassazione non può riesaminare i fatti o la sufficienza della motivazione, ma può solo verificare se la motivazione esista graficamente e sia comprensibile. Di conseguenza, la società ha vinto definitivamente la causa e il Fisco è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Lavoro agricolo: senza prove addio alla pensione dei braccianti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una lavoratrice che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro agricolo e la conseguente reiscrizione negli elenchi nominativi dei braccianti. L'Ente Previdenziale aveva cancellato la posizione a seguito di un verbale ispettivo. I giudici hanno ribadito che, in caso di disconoscimento da parte dell'ente previdenziale, spetta al lavoratore dimostrare l'effettivo svolgimento delle prestazioni. Poiché le prove testimoniali fornite sono state ritenute insufficienti nei precedenti gradi di giudizio, la richiesta è stata respinta in via definitiva.
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Interruzione energia elettrica: sbalzi inevitabili e niente danni
Un'azienda ha fatto causa al distributore di rete chiedendo il risarcimento dei danni causati da ripetuti sbalzi di tensione ai propri macchinari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che la temporanea interruzione energia elettrica (sotto forma di micro-interruzioni) è un fenomeno tecnico inevitabile e prevedibile. Di conseguenza, se il distributore rispetta le norme tecniche di settore, non vi è alcun inadempimento contrattuale. L'azienda avrebbe dovuto proteggere i propri impianti installando appositi dispositivi di sicurezza a proprie spese.
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