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Sgravi Contributivi

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166 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Onere della prova contributi: a chi spetta dimostrare?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 4930/2024, ha stabilito che l'onere della prova sui contributi previdenziali spetta all'ente impositore quando la pretesa si fonda su un contratto collettivo specifico, come quello provinciale. Se l'ente non produce tale contratto, la sua richiesta di maggiori contributi e la conseguente revoca degli sgravi sono infondate. La Corte ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando che il datore di lavoro non deve provare un fatto negativo, ma è l'ente creditore a dover dimostrare il fatto costitutivo della sua pretesa.
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Sgravi contributivi: quale contratto applicare?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un datore di lavoro, confermando la revoca di sgravi contributivi per mancata applicazione del contratto collettivo territoriale, più favorevole di quello nazionale. La Corte ha ribadito che per accedere ai benefici, la base di calcolo dei contributi deve essere la retribuzione più alta prevista dai diversi accordi applicabili e che l'onere di provare il rispetto di tale requisito spetta al datore di lavoro.
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Sgravi contributivi: quale CCNL applicare?
Un'impresa si è vista negare degli sgravi contributivi dall'Istituto Previdenziale perché applicava un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) del settore agricolo anziché quello del settore terziario, cui l'azienda apparteneva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, stabilendo che per beneficiare degli sgravi è necessario fare riferimento al CCNL del settore produttivo di appartenenza dell'impresa. Inoltre, ha chiarito che l'onere di dimostrare il possesso dei requisiti per ottenere le agevolazioni spetta al contribuente.
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Responsabilità consulente del lavoro: doveri e rischi
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità professionale di un consulente del lavoro per non aver informato tempestivamente una società cliente di irregolarità contributive che hanno causato la perdita di importanti sgravi. La sentenza chiarisce che il dovere di informazione è diretto e non può essere delegato a terzi intermediari. La negligenza del professionista, consistita nell'omessa verifica preliminare e nella mancata comunicazione di avvisi cruciali, è stata ritenuta la causa diretta del danno subito dall'azienda, quantificato nella perdita dei benefici contributivi.
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DURC non basta per gli sgravi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 30788/2024, ha stabilito che il possesso del Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) non è sufficiente a garantire il diritto agli sgravi contributivi se l'azienda non è sostanzialmente in regola con gli obblighi previdenziali. Il caso riguardava un'impresa cooperativa che, pur avendo ottenuto un DURC, si era vista notificare un avviso di addebito per il mancato versamento di contributi. La Corte ha chiarito che il DURC è una condizione necessaria ma non sufficiente, e che l'erronea emissione del documento da parte dell'ente previdenziale non sana l'inadempimento del datore di lavoro né impedisce il recupero dei crediti. Il principio per cui il DURC non basta prevale sul legittimo affidamento del contribuente.
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Regolarità contributiva: no a sgravi senza pagamenti
Una società di servizi si è vista revocare gli sgravi contributivi dall'ente previdenziale per il tardivo pagamento di alcuni contributi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la mancata regolarità contributiva impedisce di fruire dei benefici, anche in presenza di una successiva regolarizzazione tardiva. La Corte ha precisato che le note di rettifica dell'ente possono essere considerate come un invito a regolarizzare, e il mancato adempimento nei termini concessi legittima la revoca degli sgravi.
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Sgravi contributivi: la data di trasformazione conta
La Corte di Cassazione ha chiarito che per ottenere gli sgravi contributivi legati alla trasformazione di un contratto a tempo indeterminato, è la data della trasformazione a essere determinante, non quella dell'assunzione iniziale a termine. Se la legge di agevolazione scade prima della trasformazione, il beneficio non spetta. Nel caso specifico, un'azienda si è vista negare il diritto all'agevolazione poiché la trasformazione del contratto di una dipendente è avvenuta nel 2013, dopo la scadenza del termine fissato al 31 dicembre 2012 dalla normativa di riferimento.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Una società, dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio una causa per la restituzione di contributi versati a seguito di un'alluvione, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, ha formalizzato una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo che in questi casi non si applicano sanzioni pecuniarie aggiuntive e non si provvede sulle spese se la controparte non si è costituita.
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Contributi agricoli: calcolo sulle ore effettive
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33832/2024, ha stabilito un principio fondamentale per i contributi agricoli dei lavoratori a tempo determinato. La Suprema Corte ha chiarito che, ai fini del calcolo dell'imponibile contributivo, si deve fare riferimento alle ore di lavoro effettivamente prestate e non a quelle standard previste dal contratto collettivo. La controversia nasceva da un avviso di addebito INPS nei confronti di un'azienda agricola. La Corte ha inoltre confermato la nullità degli accordi di riallineamento retributivo che vengono modificati più di una volta, rigettando su questo punto il ricorso dell'azienda. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame sulla base del principio delle ore effettive.
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Sgravi contributivi: no se l’azienda resta la stessa
La Cassazione ha negato i sgravi contributivi a un'impresa che aveva assunto lavoratori licenziati da un'altra società, operando però con le stesse strutture e attrezzature. Il beneficio è escluso perché non c'è stato un reale incremento occupazionale, ma solo una continuità aziendale mascherata da un cambio di titolarità, eludendo la ratio della norma.
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Sgravi contributivi: no al cumulo tra assunzioni
La Corte di Cassazione chiarisce che gli sgravi contributivi previsti dalla L. 223/91 per assunzioni a termine e a tempo indeterminato non sono cumulabili. Un'azienda non può beneficiare prima dell'agevolazione per il contratto a termine e poi, alla scadenza, di quella per il contratto stabile per lo stesso lavoratore. La Corte ha ritenuto le due misure alternative, accogliendo il ricorso dell'ente previdenziale.
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Onere della prova trasferte: chi deve dimostrarle?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando che l'onere della prova per ottenere sgravi contributivi sulle indennità di trasferta spetta interamente al datore di lavoro. L'azienda non è riuscita a dimostrare la natura occasionale delle trasferte dei propri dipendenti, requisito essenziale per beneficiare delle agevolazioni. La Suprema Corte ha ribadito che chi intende usufruire di un'eccezione alla regola generale dell'obbligo contributivo deve fornire una prova rigorosa dei presupposti richiesti dalla legge.
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Sgravi contributivi e assetti proprietari coincidenti
La Corte di Cassazione nega gli sgravi contributivi a un'azienda per l'assunzione di lavoratori licenziati da un'altra società con cui sussistevano assetti proprietari coincidenti, basati su stretti legami familiari. La Corte chiarisce che la nozione di 'collegamento o controllo' è più ampia di quella civilistica e mira a prevenire l'elusione della ratio incentivante. Accoglie inoltre il ricorso dell'INPS sulle indennità di trasferta, stabilendo che il giudice deve sempre verificare il superamento dei limiti di esenzione contributiva.
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Sgravi contributivi: no se c’è frode alla legge
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca degli sgravi contributivi a un'azienda. La società aveva assunto lavoratori appena licenziati da un'altra impresa ad essa strettamente collegata per assetti proprietari e gestione. L'operazione è stata ritenuta in frode alla legge, poiché mirava a ottenere indebitamente i benefici, mascherando una sostanziale continuità del rapporto di lavoro all'interno dello stesso gruppo imprenditoriale.
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Sgravi contributivi: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda contro il recupero di sgravi contributivi da parte dell'INPS. La decisione si fonda sulla genericità del ricorso, che non specificava né allegava gli atti fondamentali della controversia (verbale ispettivo e avviso di addebito), violando così il principio di specificità richiesto dalla legge. La sentenza sottolinea come un vizio procedurale possa precludere l'esame nel merito delle ragioni dell'azienda.
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Sgravi contributivi: disoccupazione effettiva essenziale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12299/2025, ha stabilito che per beneficiare degli sgravi contributivi, lo stato di disoccupazione del lavoratore assunto deve essere effettivo e non solo formale. Un'impresa è stata condannata a restituire le agevolazioni ricevute poiché il dipendente, pur iscritto alle liste di disoccupazione, percepiva un reddito da lavoro autonomo superiore ai limiti di legge, invalidando così il requisito sostanziale per il beneficio.
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Sgravi contributivi: basta l’iscrizione in mobilità
Un'impresa assumeva una lavoratrice iscritta nelle liste di mobilità, richiedendo i relativi sgravi contributivi previsti dalla Legge 223/1991. L'ente previdenziale negava il beneficio, sostenendo che dovesse applicarsi una norma meno favorevole poiché la lavoratrice percepiva l'indennità di disoccupazione e non quella di mobilità. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'impresa, stabilendo che per le assunzioni a tempo indeterminato perfezionate prima del 1° gennaio 2017, l'unico requisito necessario per accedere ai più vantaggiosi sgravi contributivi era la mera iscrizione del lavoratore nelle liste di mobilità, indipendentemente dal tipo di sussidio percepito.
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Eccezione nuova: Cassazione chiarisce i limiti in appello
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un contribuente, stabilendo un importante principio sulla distinzione tra eccezione nuova e mera difesa. Contestare in appello l'idoneità di un atto a interrompere la prescrizione, già presente agli atti, costituisce una mera difesa e non una eccezione nuova inammissibile. La Corte ha cassato la sentenza di secondo grado che aveva erroneamente dichiarato inammissibile tale contestazione, rinviando la causa alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Sgravi contributivi: non automatici senza domanda
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice agricola, stabilendo che gli sgravi contributivi non sono automatici ma richiedono una specifica domanda amministrativa. La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione dei contributi decorre dalla scadenza del termine di pagamento e che la base imponibile non può essere ridotta in base all'orario effettivo se inferiore a quello contrattuale minimo.
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Indennità di trasferta: limiti di esenzione contributiva
La Corte di Cassazione chiarisce le regole sull'indennità di trasferta. Un ricorso di un'azienda per sgravi contributivi è stato respinto per motivi procedurali, mentre è stato accolto il ricorso dell'Ente Previdenziale. La Corte ha stabilito che le indennità di trasferta non sono sempre esenti da contributi; il giudice deve verificare il superamento dei limiti di legge. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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