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Sevizie

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La tortura è un metodo di coercizione fisica o psicologica, talvolta inflitta con il fine di punire o di estorcere delle informazioni o delle confessioni; molte volte accompagnata dall'uso di strumenti particolari atti ad infliggere punizioni corporali. In ambito di diritto penale preclassico si considerava più un mezzo per ottenere una prova che una punizione o pena corporale. Il francese marchese De Sade divenne famoso per aver utilizzato ampiamente la tortura contro giovani donne per ricavarne piacere sessuale (da cui il termine sadismo), pur sostenendo che anche le sue vittime provavano piacere (oggi si usa per tale pratica sessuale il termine masochismo), pratiche sessuali che in passato di definivano perversioni sessuali. La tortura comprende: in senso letterale proprio, la torsione delle membra, con riferimento al barbaro tormento corporale che si infliggeva nel Medioevo (e sino all'età contemporanea) all'imputato, perché confessasse il delitto e/o rivelasse il nome dei complici, e anche, ma meno frequentemente, ai testimoni per farli parlare; le sofferenze di qualsiasi tipo e le violenze, fisiche o psicologiche o farmacologiche, inflitte a spie o prigionieri per ottenere informazioni di interesse giudiziario o militare; per estensione, ogni forma di costrizione fisica o morale ai danni di qualcuno al fine di estorcergli qualche cosa o per pura crudeltà.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Maltrattamento di animali: condanna anche senza lesioni
Un uomo ha subito la condanna per il delitto di maltrattamento di animali dopo aver sottoposto a sevizie il cane della compagna. Un testimone ha visto l'imputato schiacciare le zampe all'animale e scaraventarlo nella cuccia sul balcone di casa. La difesa ha sostenuto l'assenza di ferite visibili e ha chiesto di derubricare l'accusa in danneggiamento di cose altrui. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che il reato punisce la crudeltà verso gli esseri senzienti e non tutela la proprietà privata. Di conseguenza, la condanna penale resta confermata anche senza lesioni fisiche certificate sul cane.
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Maltrattamento di animali: condanna per catene corte
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di maltrattamento di animali a carico di un proprietario che deteneva cinque cani in condizioni degradanti. Gli animali erano legati permanentemente con catene corte, privi di acqua, cibo e adeguati ripari igienici in un'area ricoperta di materiali di risulta. La Suprema Corte ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile, poiché la consapevolezza delle pessime condizioni di detenzione integra pienamente l'elemento soggettivo del dolo. Inoltre, è stata negata l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa del numero di esemplari coinvolti e della durata della condotta omissiva.
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Maltrattamento animali: condanna anche senza lesioni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per maltrattamento animali. L'imputato sosteneva l'assenza di prove di una lesione fisica sull'animale, ma la Corte ha specificato che la condanna era fondata sulla condotta alternativa delle 'sevizie' (crudeltà), che non richiede necessariamente la dimostrazione di una lesione per integrare il reato.
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Sevizie su animali: Cassazione chiarisce il reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per maltrattamento di animali. L'ordinanza chiarisce che il concetto di 'sevizie su animali' include l'inflizione di violenze fisiche gratuite, come calci e pugni, che causano sofferenze ingiustificate all'animale. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione maltrattamento animali: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per maltrattamento di animali, dichiarando l'estinzione del reato. La decisione si basa sulla maturata prescrizione per il maltrattamento di animali, chiarendo che la recidiva non considerata in primo grado non allunga i termini per la prescrizione.
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