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Servitù

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126 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Servitù di passaggio: tutela e prova del possesso
La Corte di Cassazione ha confermato la tutela di una servitù di passaggio esercitata per oltre cinquant'anni su un fondo agricolo. Il proprietario del terreno aveva arato il sentiero, impedendo materialmente il transito ai vicini. I giudici hanno stabilito che l'azione per il riconoscimento della servitù può essere diretta solo contro chi contesta il diritto, senza necessità di coinvolgere i proprietari di altri fondi attraversati se questi non pongono ostacoli. La prova testimoniale raccolta è stata ritenuta decisiva per dimostrare il possesso continuativo del diritto di transito.
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Delibera condominiale nulla: i diritti del proprietario
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una società, condomina di un edificio, che ha impugnato una delibera condominiale volta a limitare l'accesso a un cortile di sua proprietà esclusiva, sebbene gravato da servitù di passaggio. La Suprema Corte ha stabilito che una delibera condominiale nulla, in quanto incidente su diritti di proprietà esclusiva, può essere impugnata non solo dal condomino in quanto tale, ma da chiunque vi abbia un interesse concreto, inclusi i terzi proprietari. La decisione ribadisce che l'assemblea non ha il potere di disporre di beni che non rientrano tra le parti comuni dell'edificio.
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Servitù di passaggio: frazionamento e indivisibilità
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti del principio di indivisibilità della servitù di passaggio in caso di frazionamento del fondo dominante. La controversia riguardava l'esercizio del passaggio su una porzione di terreno derivante da una divisione fondiaria. I giudici hanno stabilito che l'art. 1071 c.c. garantisce la permanenza del diritto sulle porzioni frazionate, ma non trasforma automaticamente una porzione del fondo dominante in fondo servente se alienata al proprietario di quest'ultimo senza una chiara volontà contrattuale.
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Rinuncia al ricorso: chi paga le spese legali?
La controversia nasce dalla richiesta di rimozione di tubazioni idriche e canne fumarie installate a distanza non regolamentare, con la controparte che eccepiva l'acquisto del diritto per usucapione. Dopo i primi due gradi di giudizio, i ricorrenti hanno presentato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, preso atto della mancata accettazione della rinuncia da parte dei controricorrenti, ha dichiarato l'estinzione del processo. La decisione si è focalizzata sulla condanna dei rinuncianti al pagamento delle spese legali, non sussistendo ragioni eccezionali per derogare al principio della soccombenza.
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Proprietà del sottosuolo: quando puoi opporti?
Un proprietario ha citato in giudizio una società di servizi per ottenere la rimozione di tubature per il teleriscaldamento collocate nel sottosuolo di una sua strada privata. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la richiesta, sostenendo che il proprietario non avesse un interesse concreto e apprezzabile alla rimozione, dato che le tubature si trovavano a una profondità tale da non interferire con l'uso del suo bene. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che, in base ai limiti della proprietà del sottosuolo definiti dall'art. 840 c.c., spetta al proprietario dimostrare il pregiudizio effettivo derivante dalle opere di terzi per poterne chiedere la rimozione.
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Uso parti comuni condominio: limiti e diritti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condomino che chiedeva la rimozione di una canna fumaria installata sulla facciata da un'attività commerciale. La Corte ha stabilito che tale installazione rientra nel legittimo uso delle parti comuni del condominio, disciplinato dall'art. 1102 c.c., e non costituisce una servitù che richiederebbe l'unanimità. L'uso è consentito a condizione che non alteri la destinazione del bene e non impedisca il pari uso agli altri condomini, respingendo di conseguenza la richiesta di risarcimento danni.
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Distanze tra costruzioni: la Cassazione decide
Una società di costruzioni, nel ricostruire un edificio, ha violato una servitù del 1963 che regolava le distanze tra costruzioni con i vicini. I tribunali di merito hanno ordinato l'arretramento dell'opera. La società ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la composizione del collegio giudicante e l'interpretazione della servitù. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la violazione dell'accordo privato era una ragione sufficiente per la condanna. Ha inoltre stabilito la legittimità temporanea dei giudici ausiliari, rendendo la sentenza definitiva.
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Indennità di asservimento: calcolo e motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che liquidava l'indennità di asservimento per un'opera pubblica calcolandola al pieno valore di mercato del terreno, come in un'espropriazione. La Suprema Corte ha ribadito che l'indennizzo deve essere proporzionale alla diminuzione di valore del bene, tenendo conto dell'utilità residua per il proprietario, e che il giudice deve motivare adeguatamente il criterio di stima adottato.
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Servitù telefonica: quando serve il consenso
La Corte di Cassazione chiarisce che l'installazione di un palo telefonico su un terreno privato è illegittima se serve anche altre utenze, senza il consenso esplicito del proprietario o un provvedimento che costituisca una servitù telefonica. Il semplice contratto di abbonamento telefonico stipulato dal proprietario del fondo non è sufficiente a giustificare l'imposizione di un peso che avvantaggia terzi, configurando un'occupazione senza titolo.
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Azione negatoria: la Cassazione sui rimedi del proprietario
Il caso analizza un'azione negatoria promossa da un proprietario per l'allargamento abusivo di un viottolo sul suo terreno. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'azione negatoria è imprescrittibile e che il proprietario del fondo che trae vantaggio dall'abuso è tenuto sia al ripristino dei luoghi sia al risarcimento del danno, a prescindere da chi sia stato l'autore materiale dell'illecito. L'uso del terreno invaso costituisce di per sé la turbativa che giustifica la condanna.
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Omessa pronuncia: Cassazione su decisione parziale
La Cassazione cassa una sentenza per omessa pronuncia. La Corte d'Appello aveva ordinato la chiusura di un solo varco tra due immobili, ignorando la richiesta relativa a una seconda apertura illegittima. La Suprema Corte ha ravvisato la violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Canone Infrastrutture TLC: la Cassazione fa chiarezza
Una società di telecomunicazioni contestava il pagamento di un canone per le proprie infrastrutture su rete autostradale, invocando il Codice delle Comunicazioni Elettroniche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la disciplina speciale per le autostrade (art. 94) prevale su quella generale (art. 93), confermando il principio di onerosità. Il canone infrastrutture TLC contrattualmente pattuito resta quindi dovuto fino all'eventuale imposizione di una servitù con indennità legale.
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Condizione risolutiva e buona fede: la Cassazione chiarisce
Una sentenza della Cassazione interviene su un caso di servitù di passo soggetta a condizione risolutiva. La Corte ha annullato la decisione d'appello che riteneva estinta la servitù per l'inerzia dei titolari, chiarendo che la finzione di avveramento della condizione (art. 1359 c.c.) richiede la violazione di un obbligo specifico di agire, non desumibile dalla mera passività. Viene inoltre ribadita la gerarchia dei criteri interpretativi del contratto, privilegiando il tenore letterale rispetto a principi sussidiari.
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Obbligazione propter rem: limiti all’autonomia privata
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29199/2024, ha stabilito che un vincolo di destinazione d'uso per l'alloggio del portiere, previsto in un regolamento condominiale, non può configurare una obbligazione propter rem. Tali obbligazioni, che legano un dovere alla proprietà di un bene, possono essere create solo dalla legge (principio di tipicità) e non dall'autonomia contrattuale dei privati. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva riconosciuto il vincolo come perpetuo, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Responsabilità contrattuale servitù: la Cassazione decide
Una società proprietaria di un terreno è stata ritenuta responsabile per i danni a un oleodotto causati durante lavori di scavo. La Corte di Cassazione ha confermato che si tratta di responsabilità contrattuale servitù, derivante direttamente dall'accordo che ha istituito la servitù stessa. La Corte ha rigettato sia la tesi della responsabilità extracontrattuale, che avrebbe modificato l'onere della prova, sia la richiesta di risarcimento per futuri danni di bonifica, giudicata troppo generica e non provata.
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Atto di abbandono: quando è nullo per indeterminatezza
La Corte d'Appello ha dichiarato la nullità di un atto di abbandono di un fondo servente (ex art. 1070 c.c.) a causa dell'indeterminatezza dell'oggetto. L'atto raggruppava in modo indistinto diverse aree e più servitù con origini ed estensioni differenti, senza specificare la corrispondenza tra fondi serventi e fondi dominanti. Tale indeterminatezza ha reso impossibile l'effetto traslativo della proprietà, comportando la nullità totale dell'atto per violazione degli artt. 1346 e 1418 c.c.
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Usucapione canna fumaria: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25909/2024, ha rigettato il ricorso di due proprietari che chiedevano la rimozione di una canna fumaria dal loro lastrico solare. La Corte ha confermato la decisione di merito che riconosceva l'avvenuta usucapione canna fumaria da parte del vicino. Il punto chiave della decisione è la distinzione tra il diritto personale e vitalizio di accesso al lastrico per la manutenzione, concesso in un precedente contratto, e il diritto reale di servitù di scarico fumi, maturato autonomamente attraverso il possesso continuato per oltre vent'anni.
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Usucapione distanze legali: la Cassazione conferma
In una controversia tra proprietari confinanti, la Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25631/2024, ha confermato un principio consolidato: è possibile acquisire tramite usucapione il diritto di mantenere una costruzione a una distanza inferiore a quella prescritta dalla legge o dai regolamenti locali. Tale acquisizione, che si configura come una servitù, stabilizza i rapporti tra privati dopo il decorso di vent'anni, senza tuttavia sanare eventuali violazioni delle norme urbanistiche, che restano soggette al potere sanzionatorio della Pubblica Amministrazione. Il ricorso è stato pertanto rigettato.
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Servitù di metanodotto: non c’è usucapione
Una proprietaria costruisce violando una servitù di metanodotto. La Cassazione chiarisce che il divieto di edificare è un'obbligazione accessoria inscindibile dalla servitù principale. Pertanto, non si estingue per prescrizione né è possibile l'usucapione del diritto a mantenere le opere illecite, che devono essere rimosse.
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Servitù apparente: tubi nascosti creano diritto
La Corte di Cassazione chiarisce il concetto di servitù apparente, stabilendo che tubature di scarico e pozzetti nascosti in un controsoffitto costituiscono opere visibili e permanenti. La loro scoperta durante lavori di ristrutturazione è sufficiente a soddisfare il requisito dell'apparenza per la costituzione di una servitù per destinazione del padre di famiglia, anche se non sono costantemente a vista dal fondo servente.
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