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Sequestro Di Prevenzione

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68 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

IMU immobile distrutto: la prova per l’esenzione
Una società sportiva ha impugnato un avviso di accertamento IMU sostenendo che l'immobile fosse stato demolito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per ottenere l'esenzione per un IMU immobile distrutto è onere del contribuente fornire prova piena della demolizione e della sua comunicazione agli enti preposti. In assenza di un aggiornamento formale, i dati catastali restano la base imponibile per la tassazione. La Corte ha inoltre confermato la giurisdizione del giudice tributario per i debiti sorti prima di un sequestro di prevenzione.
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Giudicato civile e sequestro di prevenzione
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento della Corte d'Appello che aveva negato la restituzione di immobili sequestrati a una curatela fallimentare. La Corte ha stabilito che il giudicato civile, che accertava la simulazione della vendita di tali immobili, non può essere ignorato nel procedimento di prevenzione. Inoltre, ha evidenziato la potenziale nullità del sequestro per la mancata partecipazione al procedimento della società, titolare di un diritto trascritto anteriormente.
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Buona fede del creditore e sequestro: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che negava a un istituto di credito l'ammissione al passivo dei crediti vantati verso un soggetto sottoposto a sequestro di prevenzione. La Corte ha stabilito che, per escludere un credito, non basta una motivazione generica sulla sua 'strumentalità' all'attività illecita. È necessario un accertamento rigoroso e preliminare di tale nesso. Solo dopo aver provato la strumentalità, si può valutare la buona fede del creditore, verificando se, con l'ordinaria diligenza, avrebbe potuto conoscere il collegamento tra il finanziamento e il crimine al momento dell'erogazione.
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Spese amministrazione giudiziaria: chi paga?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24556/2024, chiarisce la ripartizione delle spese di amministrazione giudiziaria in caso di revoca del sequestro. Viene stabilito che i costi per i professionisti e per l'amministratore, quando le loro attività sono funzionali alla gestione ordinaria e alla produttività dell'azienda, gravano sulla società stessa e non sull'Erario. La decisione si fonda sulla distinzione cruciale tra 'coadiutori', che assistono l'ufficio pubblico, e 'collaboratori', che operano per il bene dell'impresa.
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Competenza giudice prevenzione: chi decide sui crediti?
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di giurisdizione tra il tribunale civile e quello per le misure di prevenzione. Il caso riguarda una società creditrice che vantava un credito nei confronti di un consorzio i cui beni erano stati sottoposti a sequestro di prevenzione. La Suprema Corte ha stabilito che, una volta accertato il credito in sede civile, spetta alla competenza del giudice della prevenzione la valutazione sull'ammissione di tale credito al passivo della procedura, verificando le condizioni di legge. Viene quindi affermata la competenza del Tribunale di Roma, Sezione misure di prevenzione.
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Credito da fatto illecito: ammissione al passivo
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione chiariscono un importante contrasto giurisprudenziale sul 'credito da fatto illecito' nelle procedure di prevenzione. Una vittima di furto si era vista negare l'ammissione del proprio credito al risarcimento del danno al passivo dei beni sequestrati al reo, poiché la sentenza di condanna era successiva al sequestro. La Corte ha stabilito che, per l'ammissione, rileva l'anteriorità del fatto illecito generatore del diritto, non l'anteriorità della sentenza che lo accerta. L'accertamento giudiziale può quindi avvenire dopo il sequestro, purché entro i termini per la presentazione della domanda. Diversamente, il credito per le spese legali, sorgendo solo con la sentenza, deve essere liquidato in una decisione anteriore al sequestro per poter essere ammesso.
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Abnormità del provvedimento: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso basato sulla presunta abnormità di un provvedimento del Tribunale. L'atto impugnato si limitava a precisare l'oggetto di un sequestro di prevenzione già esistente, senza estenderlo a nuovi beni. La Suprema Corte ha ribadito che l'abnormità del provvedimento è un vizio eccezionale, non configurabile per atti che, come in questo caso, rientrano nei poteri dell'organo giudiziario e non creano una stasi processuale irrisolvibile.
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Credito tributario e sequestro: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che un credito tributario può essere ammesso allo stato passivo di un sequestro di prevenzione anche se l'avviso di accertamento è stato emesso dopo il sequestro. È sufficiente che il presupposto del tributo (es. l'omessa dichiarazione dei redditi) sia anteriore. La Corte ha chiarito che l'obbligazione tributaria sorge con l'evento che la genera, non con l'atto formale di accertamento, e che l'estratto di ruolo può essere una prova sufficiente.
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Sequestro quote sociali: non si estende ai beni?
Una società ha impugnato il sequestro dei suoi beni (un'auto e un conto corrente), disposto a seguito del sequestro del 100% delle sue quote detenute dall'unica socia, indagata per reati finanziari. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento, stabilendo un principio fondamentale: il sequestro quote sociali totalitarie, in ambito cautelare penale, non si estende automaticamente ai beni dell'azienda. Per poterlo fare, è necessario dimostrare che la società è uno schermo fittizio o che il suo patrimonio è strutturalmente asservito a scopi illeciti, prova che nel caso di specie mancava. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Concessione demaniale: chi paga l’ICI/IMU?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di concessione demaniale, l'unico soggetto passivo ai fini ICI/IMU è il concessionario. Questa responsabilità non può essere trasferita a terzi attraverso la cessione di diritti di superficie o altri accordi privati. La Corte ha chiarito che, per legge, la titolarità della concessione determina la soggettività passiva d'imposta fino alla revoca o all'annullamento della stessa. Inoltre, un sequestro antimafia successivo non esonera dal pagamento dei tributi maturati in anni precedenti.
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Revoca sequestro: quando è impugnabile il rigetto?
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il caso di un terzo imprenditore che si è visto rigettare la richiesta di revoca del sequestro sulla propria azienda. A causa di un profondo contrasto giurisprudenziale sull'ammissibilità di un'impugnazione contro tale rigetto, la questione è stata rimessa alle Sezioni Unite per una decisione definitiva, fondamentale per la tutela dei diritti dei terzi nei procedimenti di prevenzione.
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IMU concessionario demaniale: chi paga il tributo?
Una società di gestione di un porto turistico ha contestato un avviso di accertamento IMU per il 2016, sostenendo di non essere tenuta al pagamento a causa di un sequestro antimafia sui suoi beni e per aver ceduto a terzi i diritti sui posti barca. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'IMU del concessionario demaniale è sempre a suo carico, poiché la legge lo identifica come unico soggetto passivo, indipendentemente da cessioni a terzi. Inoltre, il sequestro non annulla i debiti fiscali pregressi. La Corte ha però accolto il ricorso sul calcolo delle sanzioni, applicando il più favorevole principio del cumulo giuridico per violazioni ripetute.
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Sequestro di prevenzione: improcedibile la causa civile
La Corte di Cassazione ha stabilito che una domanda di condanna al pagamento contro una società diventa improcedibile se, durante il processo, la società viene sottoposta a sequestro di prevenzione. A seguito di un contratto preliminare di compravendita non andato a buon fine, gli acquirenti avevano citato in giudizio la società costruttrice per la restituzione di un ingente acconto. Mentre la causa era in appello, la società è stata oggetto di un sequestro ai sensi della normativa antimafia. La Suprema Corte ha chiarito che, in questi casi, il credito deve essere accertato esclusivamente nell'ambito della procedura concorsuale che si apre davanti al giudice penale, rendendo la parallela azione civile improcedibile.
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Truffa aggravata: la gestione giudiziaria è Stato
La Corte di Cassazione conferma la condanna per truffa aggravata a carico di un soggetto che aveva riscosso i canoni di locazione di un immobile sottoposto a sequestro di prevenzione. La sentenza stabilisce che l'amministrazione giudiziaria è un'articolazione dello Stato, pertanto la frode ai suoi danni costituisce reato procedibile d'ufficio e non necessita di querela.
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Credito da reato: ammissione al passivo del sequestro
Una vittima di reato si vede negare l'ammissione del proprio credito da reato al passivo dei beni sequestrati al colpevole, perché il risarcimento è stato liquidato dopo il sequestro. La Cassazione, di fronte a un contrasto giurisprudenziale, rimette la questione alle Sezioni Unite per decidere se conti la data del reato o quella della sentenza che accerta il credito.
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Recesso per sequestro: motivazione del licenziamento
Un'impresa soggetta a sequestro di prevenzione recedeva dal rapporto di lavoro con un dipendente. La Corte d'Appello aveva ritenuto illegittimo il recesso per carenza di motivazione. La Corte di Cassazione, riformando la decisione, ha stabilito che per la validità del recesso per sequestro è sufficiente che l'atto dell'amministratore giudiziario richiami la procedura di prevenzione e il decreto autorizzativo del giudice delegato, senza necessità di esporre dettagliatamente le ragioni sottostanti, che risiedono negli atti della procedura stessa.
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Doppio sequestro: la Cassazione sui limiti dei beni
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di doppio sequestro, penale e di prevenzione, gravante sugli stessi beni intestati a una terza persona. Anche se il sequestro di prevenzione è stato revocato, la Corte ha confermato la legittimità del sequestro penale, sottolineando la totale autonomia tra i due procedimenti e i diversi presupposti probatori richiesti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché la revoca di una misura non influisce automaticamente sull'altra, e la parte interessata non ha fornito prove adeguate nel giudizio penale.
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Periculum in mora: coesistenza di due sequestri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore contro un'ordinanza di sequestro preventivo. Il ricorrente sosteneva la mancanza del 'periculum in mora' dato che i beni erano già soggetti a un sequestro di prevenzione. La Corte ha stabilito che le due misure possono coesistere, avendo finalità diverse, e ha confermato la validità del sequestro preventivo, ritenendo la motivazione del Tribunale del riesame adeguata e non meramente apparente.
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Crediti anteriori al sequestro: la fattura non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva l'ammissione di propri crediti al passivo di due aziende sottoposte a sequestro di prevenzione. La Corte ha stabilito che, in questo contesto, le sole prove contabili come fatture e annotazioni a bilancio non sono sufficienti per dimostrare l'esistenza e l'anteriorità del credito. Il giudice ha il potere di valutare liberamente tali prove e richiedere elementi più solidi che attestino la realtà del rapporto sottostante, specialmente quando sussiste il sospetto di strumentalità a fini illeciti.
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Crediti in sequestro di prevenzione: la prova decisiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva l'ammissione di ingenti crediti verso altre tre società sottoposte a sequestro di prevenzione. La Corte ha stabilito che, in tale contesto, le sole scritture contabili e le iscrizioni a bilancio non sono sufficienti a provare l'esistenza e l'anteriorità del credito. È necessaria una prova rigorosa della natura effettiva e non simulata del rapporto sottostante, poiché il giudice ha il potere di accertare se le operazioni siano state create artificiosamente per eludere gli effetti della misura patrimoniale. Nel caso di specie, sono state riscontrate documentazioni artefatte, operazioni confuse tra società collegate e la strumentalità dei crediti all'attività illecita del soggetto proposto, motivando così il rigetto della richiesta.
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