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Senza Formalità

18 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressione che indica una procedura giudiziaria semplificata e accelerata, applicata in casi specifici previsti dalla legge, come per la dichiarazione di inammissibilità di un ricorso palesemente infondato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricorso personale in Cassazione: scatta la multa da 4000 euro
L'Imputato, condannato nei gradi precedenti per il reato di furto in abitazione, ha proposto direttamente un ricorso personale in Cassazione senza l'assistenza di un legale abilitato. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'atto inammissibile. Con la riforma del 2017, la legge ha infatti eliminato la possibilità di presentare il ricorso personale in Cassazione, rendendo obbligatoria la firma di un difensore iscritto all'albo speciale dei cassazionisti. Poiché l'errore procedurale è imputabile a colpa della parte, i giudici hanno condannato L'Imputato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di quattromila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione personale: la firma sola non basta
L'imputato presenta un ricorso per cassazione personale contro la sentenza della Corte di Appello che lo condannava per reati legati agli stupefacenti. L'atto reca esclusivamente la sottoscrizione del condannato, senza la firma di un difensore abilitato al patrocinio davanti alle magistrature superiori. La Suprema Corte dichiara l'atto inammissibile con procedura semplificata. La normativa vigente esclude espressamente la facoltà per il cittadino di proporre impugnazione in sede di legittimità in piena autonomia. I giudici applicano le sanzioni di legge, condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per Cassazione personale: la condanna dell’imputato
Un imputato concorda con la Procura una pena per reati di spaccio di sostanze stupefacenti e ricettazione mediante patteggiamento. Successivamente, l'uomo decide di impugnare la decisione e presenta autonomamente un ricorso per Cassazione personale senza la firma di un legale abilitato. La Suprema Corte dichiara l'atto inammissibile. I giudici applicano la normativa introdotta con la riforma del 2017, la quale vieta tassativamente all'imputato di presentare il ricorso senza il patrocinio obbligatorio di un avvocato iscritto all'albo speciale dei cassazionisti. L'interessato subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di quattromila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: stop ai vizi non consentiti
Un imputato concorda con la procura una pena patteggiata per spaccio di lieve entità e resistenza a pubblico ufficiale. Successivamente, la difesa propone ricorso per cassazione lamentando una carenza di motivazione del giudice sul mancato proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione respinge fermamente l'impugnazione. I giudici evidenziano che il ricorso contro il patteggiamento è consentito solo in casi tassativi, come i vizi della volontà, l'illegalità della pena o l'errata qualificazione giuridica. Contestare la motivazione sul mancato proscioglimento non rientra tra i motivi consentiti dalla legge. L'imputato subisce la dichiarazione di inammissibilità e la condanna al pagamento di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: la lingua non è una scusa
L'Imputato, cittadino straniero, ha proposto ricorso contro patteggiamento per violazione della legge sugli stupefacenti, lamentando la mancata nomina di un interprete e la conseguente nullità del procedimento per mancata conoscenza della lingua italiana. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che i motivi di impugnazione della pena concordata sono tassativi e che la doglianza dell'Imputato era generica e priva di riscontri concreti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la sentenza di patteggiamento e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: la condanna da 4.000 euro
Un cittadino aveva presentato ricorso contro una sentenza emessa dal Giudice di Pace. Successivamente, tramite il proprio difensore munito di procura speciale, ha deciso di depositare una formale rinuncia al ricorso per Cassazione. La Suprema Corte, preso atto della volontà della parte, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Nonostante la rinuncia sia un atto volontario, l'ordinamento prevede conseguenze economiche precise. Il ricorrente è stato infatti condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma pari a quattromila euro in favore della Cassa delle Ammende. La decisione sottolinea come il ritiro di un'impugnazione non esoneri il soggetto dalle responsabilità pecuniarie derivanti dall'attivazione della macchina giudiziaria.
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Ricorso per Cassazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per Cassazione presentato personalmente da un imputato. La decisione si fonda sulla Legge n. 103/2017, che impone, a pena di inammissibilità, la sottoscrizione del ricorso da parte di un difensore iscritto all'albo speciale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso patteggiamento: i motivi
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso contro una sentenza di patteggiamento. La decisione si fonda sulla tassatività dei motivi di impugnazione previsti dall'art. 448, comma 2-bis c.p.p., non riscontrati nel caso di specie. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso in Cassazione: inammissibile se non firmato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto, poiché presentato personalmente. La decisione ribadisce che, a seguito della riforma del 2017, il ricorso in Cassazione deve essere obbligatoriamente sottoscritto da un difensore abilitato, pena l'inammissibilità e la condanna a spese e sanzioni.
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Ricorso inammissibile dopo accordo sulla pena in appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una sentenza d'appello che aveva ridotto la pena per furto aggravato sulla base di un accordo tra le parti. Poiché la difesa aveva concordato la pena, rinunciando implicitamente ad altri motivi, l'impugnazione successiva è stata ritenuta inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una sentenza del Tribunale di Padova. L'ordinanza, emessa con procedura semplificata, ha stabilito che i motivi dell'appello non erano validi. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 4.000 euro, confermando la decisione di primo grado.
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Inammissibilità del ricorso: cosa succede dopo?
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da un cittadino contro una sentenza del Giudice dell'Udienza Preliminare. La decisione, presa 'senza formalità', comporta per il ricorrente la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 4.000,00 euro.
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Inammissibilità del ricorso: motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato contro una sentenza del Tribunale di Rimini. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di appello, che non specificavano in modo adeguato le critiche alla sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, evidenziando l'importanza di formulare impugnazioni precise per evitare l'inammissibilità del ricorso.
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Inammissibilità del ricorso: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato contro una sentenza del GIP di Trieste. Applicando la procedura semplificata 'senza formalità', la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 4.000 euro, sottolineando le severe conseguenze di un'impugnazione priva dei requisiti di legge.
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Ricorso inammissibile: quando viene dichiarato tale
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una sentenza del GIP di Milano. La decisione, presa 'senza formalità' ai sensi della procedura penale, ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di 4.000,00 euro in favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: quando è certo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza del GIP. La Corte ha stabilito che i motivi dell'appello non rientravano nelle categorie previste dalla legge, come vizi della volontà dell'imputato o illegalità della pena. Di conseguenza, è stata pronunciata una declaratoria di inammissibilità del ricorso senza formalità, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 4.000,00 euro.
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Ricorso straordinario: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso straordinario proposto per un presunto errore di fatto, consistente nella mancata notifica dell'avviso di udienza. La Corte chiarisce che, quando il ricorso originario è proposto avverso una sentenza emessa ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. e solleva motivi non consentiti, la decisione può essere presa 'senza formalità', escludendo la necessità di un avviso di udienza. Pertanto, l'assenza di notifica non costituisce un errore di fatto suscettibile di correzione tramite ricorso straordinario.
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Ricorso tardivo: quando è inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato contro una precedente sentenza. La decisione si fonda sul fatto che il giudizio originario era stato definito senza formalità poiché l'appello iniziale era un ricorso tardivo. Di conseguenza, non era necessaria alcuna comunicazione dell'udienza, rendendo infondata la doglianza del ricorrente e portando alla condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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