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Scientia Damni

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335 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Azione Revocatoria: Quando la Vendita di Beni non Salva i Debitori
Due garanti avevano venduto tutti i loro immobili a una società da loro stessi costituita, dopo che la Banca aveva revocato gli affidamenti. La Banca ha agito con un'azione revocatoria per rendere inefficace la vendita. I giudici di merito hanno accolto la domanda, ritenendo che il credito fosse sorto prima della vendita, rendendo sufficiente la "scientia damni" (consapevolezza del danno). La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei garanti, confermando che la valutazione dei fatti spetta ai giudici precedenti e che il credito era sorto con le fideiussioni, non con il decreto ingiuntivo successivo.
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Azione revocatoria: la vendita è salva senza prova della malafede
L'Agente della Riscossione ha promosso un'azione revocatoria per annullare la vendita di un immobile effettuata da un debitore d'imposta a favore di due acquirenti. I giudici di merito hanno rigettato la domanda per mancanza di prove sulla consapevolezza dei terzi acquirenti circa il danno arrecato al creditore. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione invocando l'esistenza di giudicati esterni su altri atti e presunti indizi negletti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le decisioni revocatorie verso il solo debitore non dimostrano la mala fede dei terzi in questo specifico acquisto. Inoltre, la parte soccombente non ha interesse a contestare la distrazione delle spese a favore del difensore avversario. L'ente pubblico è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Azione revocatoria ordinaria: vendere casa alla moglie non salva i debiti
Una società creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro un debitore che aveva venduto tutti i suoi immobili a un terzo compratore, il quale aveva poi intestato i beni alla moglie del debitore medesimo. Il debitore sosteneva che il credito fosse contestato e che la compravendita servisse a pagare un debito scaduto pattuito con un preliminare privo di data certa. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia dell'atto di vendita a favore della società. I giudici hanno chiarito che l'azione a tutela della garanzia patrimoniale spetta anche a chi vanta un credito incerto o litigioso. I vincoli familiari e amichevoli tra le parti dimostrano la piena consapevolezza del danno economico arrecato.
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Azione revocatoria ordinaria: stop ai trasferimenti familiari
Un garante ha ceduto quote immobiliari alla sorella. Successivamente, la sorella ha trasferito gli stessi beni al coniuge in sede di separazione. L'istituto di credito cessionario del credito ha esercitato l'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficaci i trasferimenti. La terza acquirente ha contestato la legittimazione della banca e la prova della consapevolezza del danno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che la sentenza sulla legittimazione del creditore esplica efficacia riflessa anche nei confronti dei terzi acquirenti. Inoltre, la vicinanza temporale degli atti, i vincoli familiari e l'assenza di prova sui pagamenti dimostrano pienamente la conoscenza del pregiudizio. L'azione revocatoria ordinaria è stata quindi confermata con il completo rigetto delle pretese della ricorrente.
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Azione revocatoria: vendita beni e tutela creditori
Il Tribunale ha accolto l'azione revocatoria promossa da una società creditrice contro un garante che ha alienato la propria quota di un terreno alla moglie dopo la separazione. La sentenza conferma che la conversione di immobili in denaro facilita la dispersione del patrimonio, integrando il pregiudizio per il creditore bancario.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: la tutela del creditore
L'Ente Creditore ha avviato un'azione revocatoria fondo patrimoniale contro il Debitore e la Coniuge per dichiarare inefficace la costituzione del vincolo familiare sugli immobili di proprietà. L'Ente vantava un credito fondato su una precedente decisione giudiziaria. In appello, i giudici hanno accolto le ragioni dell'Ente, considerando che la destinazione dei beni rendeva più complessa la riscossione del credito. Il Debitore ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che i beni residui fossero sufficienti a coprire il debito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: per accogliere la domanda revocatoria è sufficiente una modifica qualitativa del patrimonio che renda incerto o dispendioso il recupero coattivo. Il Debitore e la Coniuge sono stati condannati al pagamento delle spese e delle sanzioni per ricorso inammissibile.
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Azione revocatoria ordinaria: inefficace la vendita tra soci
Una società poi fallita ha riscattato un fabbricato industriale da un contratto di leasing per poi venderlo immediatamente a un'altra impresa con cui aveva stretti legami societari. La procedura di fallimento ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per far dichiarare inefficace la vendita nei confronti dei creditori. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia dell'atto. I giudici hanno stabilito che l'immobile è entrato a tutti gli effetti nel patrimonio della debitrice prima della cessione. La consapevolezza dell'acquirente di danneggiare i creditori è stata provata tramite presunzioni chiare, come la sovrapposizione dei soci e il finanziamento fornito per il riscatto del leasing. Il ricorso della società acquirente è stato dichiarato inammissibile.
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Azione revocatoria ordinaria: salva la vendita dell’immobile
Una società immobiliare in crisi finanziaria vende l'intero patrimonio composto da diversi appartamenti a vari acquirenti nell'arco di un mese. I creditori promuovono l'azione revocatoria ordinaria per annullare gli atti di vendita. La Corte d'Appello accoglie la domanda per quasi tutte le vendite, ma salva l'acquisto effettuato da un giovane privato. I giudici escludono infatti la sua consapevolezza del danno ai creditori, valorizzando l'acquisto dell'immobile come abitazione personale con il sostegno economico della madre e l'esecuzione diretta dei lavori. I creditori propongono ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove e il calcolo delle spese legali. La Corte di Cassazione rigetta integralmente il ricorso, confermando la validità della compravendita e condannando i creditori al pagamento delle spese di giudizio.
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Revocatoria del fondo patrimoniale: beni blindati ma pignorabili
Un fideiussore e il proprio coniuge costituiscono un vincolo su beni immobili per proteggerli dalle richieste creditorie. La banca creditrice avvia un'azione legale per ottenere la revocatoria del fondo patrimoniale, evidenziando la riduzione della garanzia del credito derivante da finanziamenti non restituiti. Il garante contesta la pretesa, sostenendo di essere un mero socio di minoranza e negando il pregiudizio arrecato. La Corte di Cassazione respinge integralmente il ricorso dei coniugi debitori. I giudici confermano che il vincolo patrimoniale è inefficace nei confronti dell'istituto finanziario, accertando sia la lesione economica della garanzia sia la piena consapevolezza del danno da parte del garante. La società di recupero crediti subentrata vince la causa e può aggredire i beni.
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Azione revocatoria ordinaria: stop ai beni donati ai figli
Un istituto bancario ha agito in giudizio contro un debitore e i suoi familiari per ottenere l'inefficacia di plurimi atti di vendita immobiliare e della costituzione di un fondo patrimoniale. La banca lamentava la sottrazione dell'intero patrimonio del debitore a garanzia di un debito di oltre duecentomila euro. I giudici di merito hanno accertato il pericolo di incapienza e la consapevolezza del pregiudizio ai danni del creditore, accogliendo l'azione revocatoria ordinaria. I familiari acquirenti hanno impugnato la pronuncia dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo l'anteriorità di alcune vendite rispetto alla fideiussione e l'assenza di collusione. Nel corso del giudizio di legittimità, i ricorrenti hanno formalmente rinunciato al ricorso con l'accettazione della società creditrice cessionaria. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo, rendendo definitiva la revoca degli atti patrimoniali a tutela del credito.
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Azione revocatoria ordinaria: vince il creditore sulla vendita
Una società debitrice ha venduto il suo unico bene immobile a una società immobiliare poco prima di fallire. Il curatore fallimentare ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la compravendita. La società acquirente ha contestato la decisione, sostenendo l'assenza di sproporzione nel prezzo e la mancata conoscenza del dissesto finanziario della venditrice. I giudici hanno invece accertato che l'operazione ha azzerato il patrimonio del debitore e che l'acquirente era consapevole del danno. Questa consapevolezza emergeva dal mancato versamento di acconti, dalla presa di possesso immediata e dall'accollo dei mutui. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente e ha confermato l'inefficacia dell'atto di compravendita.
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Azione revocatoria ordinaria: immobili ai figli
La Corte d'Appello ha confermato l'inefficacia di un trasferimento immobiliare effettuato da un debitore in favore dei propri figli. Nonostante il debitore sostenesse che l'atto fosse un obbligo derivante da accordi di separazione e conciliazioni sindacali, la corte ha stabilito che l'azione revocatoria ordinaria è applicabile quando l'atto pregiudica il creditore rendendo più incerto il recupero del credito.
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Azione revocatoria ordinaria: usufrutto al figlio
La Corte d'Appello ha confermato l'azione revocatoria ordinaria contro un atto di acquisto immobiliare in cui il debitore aveva riservato per sé la nuda proprietà e intestato l'usufrutto al figlio minore. La decisione sottolinea che anche un credito litigioso legittima la revoca e che l'impoverimento qualitativo del patrimonio del debitore integra il danno ai creditori.
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Azione revocatoria ordinaria: il creditore blocca la vendita
Una società creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la vendita di beni immobili effettuata dai debitori a favore di un terzo acquirente. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ritenendo provata la consapevolezza del danno da parte dell'acquirente. I debitori e l'acquirente hanno fatto ricorso in Cassazione, contestando l'anteriorità del credito e la conoscenza del pregiudizio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso principale dei debitori, poiché le questioni sull'anteriorità del credito erano ormai coperte da giudicato interno. Ha invece accolto il ricorso incidentale della società creditrice per omessa pronuncia sulla restituzione delle spese del primo grado. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per decidere sulle restituzioni.
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Azione revocatoria ordinaria: la separazione non protegge i beni
La Creditrice ha avviato un'azione revocatoria ordinaria contro l'ex marito e la sua nuova moglie per annullare il trasferimento di un appartamento e di un garage. Il trasferimento era avvenuto durante la separazione consensuale dei coniugi, ma danneggiava il credito della donna, nato da una causa per il riconoscimento di paternità e risarcimento danni. I giudici hanno confermato l'inefficacia della cessione immobiliare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della moglie, stabilendo che i trasferimenti di beni tra coniugi in sede di separazione possono essere revocati se privi di una reale funzione compensativa e se volti a sottrarre garanzie patrimoniali ai creditori, anche se il credito viene accertato formalmente solo dopo l'atto.
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Azione revocatoria ordinaria: ko la vendita, giù le spese
Una cooperativa agricola in liquidazione ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficace la vendita di alcuni terreni compiuta da un suo debitore a favore di una società terza. I giudici di merito hanno accolto la domanda, rilevando la malafede dei soggetti coinvolti legati da stretti vincoli di parentela. La Cassazione ha confermato l'inefficacia dell'atto, stabilendo che l'eccezione di adempimento di debito scaduto non può essere proposta per la prima volta in appello. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla quantificazione delle spese legali: il valore della causa per l'azione revocatoria deve essere parametrato sull'entità del credito da tutelare e non sul valore del bene trasferito. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare le spese di lite.
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Azione revocatoria: la vendita tra parenti non salva i beni
Una società creditrice ha promosso un'azione revocatoria per dichiarare inefficace la vendita di tutti i beni immobili effettuata dalla società debitrice a favore di un'altra impresa. Il credito derivava da una causa iniziata nel 1997 e conclusa nel 2006, mentre la vendita era avvenuta nel 2005. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle società venditrice e acquirente. I giudici hanno confermato che l'azione revocatoria tutela anche i crediti litigiosi, cioè sorti prima della sentenza ma già oggetto di causa. Inoltre, è stata provata la consapevolezza del danno (scientia damni), poiché le due società erano gestite da padre e figlio. Infine, non è stato dimostrato che la vendita servisse a pagare debiti scaduti. Vince la società creditrice, con inefficacia della vendita nei suoi confronti.
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Azione revocatoria: la casa all’ex moglie non salva il debitore
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca del trasferimento di una quota immobiliare effettuato da un debitore in favore dell'ex moglie durante la separazione coniugale. Il debitore, che aveva garantito i debiti di alcune società con una fideiussione, aveva ceduto la propria quota della casa coniugale. La Banca ha promosso un'azione revocatoria per rendere inefficace tale cessione. I coniugi si sono difesi sostenendo che l'atto fosse un adempimento degli accordi di separazione e che l'immobile fosse già protetto da un fondo patrimoniale. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dei coniugi, stabilendo che il trasferimento immobiliare in sede di separazione, se privo di una reale funzione compensativa, è un atto gratuito. Di conseguenza, per renderlo inefficace è sufficiente la semplice consapevolezza del debitore di danneggiare il creditore.
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Azione revocatoria ordinaria: stop alle vendite ai parenti
Una debitrice ha trasferito l'intero patrimonio immobiliare al fratello e alla cognata per estinguere un presunto debito, tramite un accordo preventivo nullo per violazione del divieto di patto commissorio. I creditori hanno promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la vendita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della debitrice, confermando la revoca del trasferimento. La Corte ha chiarito che la vendita dell'intero patrimonio configura la consapevolezza del danno in re ipsa (implicita). Inoltre, lo stretto vincolo di parentela fa presumere la complicità dei terzi acquirenti, escludendo l'esenzione per l'adempimento di debiti scaduti, poiché la cessione dei beni non era l'unico mezzo per pagare.
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Azione revocatoria: la svendita ai parenti non salva i beni
Una società edile, subito dopo la messa in liquidazione, vendeva in blocco tredici immobili a un'azienda terza amministrata dal cugino del proprio amministratore, a un prezzo palesemente inferiore al valore di mercato. A seguito del fallimento della venditrice, la curatela fallimentare esercitava l'azione revocatoria per dichiarare inefficace il trasferimento. Il Tribunale e la Corte d'Appello accoglievano la domanda, rilevando il danno per i creditori e la consapevolezza della sproporzione del prezzo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'acquirente, confermando in via definitiva l'inefficacia della vendita. L'acquirente perde la proprietà dei beni ed è condannato a pagare le spese di giudizio.
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