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Scientia Damni

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335 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Azione revocatoria fallimentare: la prova richiesta
In un caso di opposizione allo stato passivo, la Corte di Cassazione ha analizzato i presupposti dell'azione revocatoria fallimentare. La Corte ha stabilito che, per revocare una garanzia, il curatore deve provare la specifica conoscenza del pregiudizio arrecato ai creditori (scientia damni) da parte della banca, non essendo sufficiente la mera conoscenza dello stato di insolvenza del debitore. Viene così cassata con rinvio la decisione di merito che aveva confuso i due concetti, accogliendo il ricorso della banca su questo punto cruciale.
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Azione Revocatoria: credito litigioso è sufficiente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20629/2024, ha confermato che per l'esercizio dell'azione revocatoria è sufficiente un credito anche solo potenziale o litigioso. Nel caso esaminato, una ex amministratrice di una banca aveva conferito le sue partecipazioni societarie in nuove società familiari. La banca, pur avendo solo un potenziale credito risarcitorio nei suoi confronti, ha agito con successo in revocatoria. La Corte ha ribadito che non è necessaria la certezza, liquidità ed esigibilità del credito, bastando una ragionevole aspettativa, e ha negato la necessità di sospendere il giudizio in attesa dell'accertamento del credito stesso.
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Azione revocatoria donazione: quando è inefficace
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un padre e dei suoi figli contro un'azione revocatoria donazione. Il caso riguardava la donazione di immobili ai figli, effettuata dopo che il padre era stato citato in giudizio per un risarcimento danni da una società cooperativa. La Corte ha confermato che il credito, anche se non ancora accertato, era sorto prima della donazione, rendendo l'atto pregiudizievole per il creditore. È stata inoltre confermata la validità della notifica dell'atto introduttivo, consegnata al figlio presso la residenza del padre.
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Azione revocatoria: quando la vendita al figlio è inefficace
La Corte di Cassazione ha confermato una decisione di merito che accoglieva un'azione revocatoria contro la vendita di un immobile da una madre al figlio. La Corte ha stabilito che il pregiudizio per il creditore (eventus damni) va valutato al momento dell'atto di vendita, rendendo irrilevante un successivo acquisto di un bene di valore inferiore da parte della debitrice. Inoltre, la consapevolezza del danno da parte del figlio acquirente è stata legittimamente presunta in base allo stretto legame di parentela e alla vicinanza temporale con le azioni del creditore.
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Azione revocatoria: quale legge applicare a terzi?
La Corte di Cassazione chiarisce che in un'azione revocatoria, la scelta della legge applicabile effettuata dalle parti in un contratto non è vincolante per il creditore agente, in quanto terzo rispetto a tale accordo. La sentenza conferma l'applicazione della legge italiana per revocare atti di disposizione patrimoniale ritenuti pregiudizievoli, respingendo le tesi dei ricorrenti che invocavano l'applicazione della legge inglese. Viene inoltre ribadito che il termine di prescrizione dell'azione revocatoria decorre dalla data di pubblicità dell'atto ai terzi.
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Azione revocatoria: quando è efficace contro i garanti?
La Corte di Cassazione conferma l'efficacia di un'azione revocatoria promossa da un istituto di credito contro alcuni fideiussori che avevano trasferito un ingente patrimonio immobiliare a una società, riducendo la propria garanzia patrimoniale. La Corte ha rigettato i motivi di ricorso dei garanti, basati sulla presunta nullità delle fideiussioni e sull'inapplicabilità di alcune tutele legali, ritenendo le eccezioni tardive, infondate o superate dal giudicato formatosi su un precedente decreto ingiuntivo. La sentenza ribadisce i principi sulla prova della scientia damni e sui limiti delle eccezioni opponibili nell'ambito dell'azione revocatoria.
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Azione revocatoria: vendita tra parenti e presunzioni
La Corte di Cassazione conferma la revoca di una vendita immobiliare tra madre e figlia. L'azione revocatoria è stata accolta perché il legame di parentela, unito ad altri indizi, costituisce una presunzione sufficiente a dimostrare la consapevolezza della figlia di ledere le ragioni del creditore della madre. La Corte ha ritenuto che la vendita fosse finalizzata a sottrarre il bene alla garanzia patrimoniale del creditore, il cui diritto derivava da una precedente e problematica compravendita immobiliare.
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Azione revocatoria: il credito litigioso e la prova
Una società immobiliare, dopo una sentenza d'appello sfavorevole che la condannava a restituire una cospicua somma, vendeva un intero complesso edilizio. La società creditrice agiva con azione revocatoria per rendere inefficace la vendita. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che accoglieva la domanda, rilevando un difetto di motivazione. I giudici d'appello non avevano adeguatamente valutato il momento in cui era sorto il credito e la conseguente consapevolezza del debitore di arrecare un danno (scientia damni), elementi essenziali per l'azione revocatoria.
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Cessione crediti in blocco: prova e legittimazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14852/2024, si è pronunciata su un caso di azione revocatoria in cui era contestata la legittimazione del creditore, subentrato a seguito di una cessione crediti in blocco. La Corte ha stabilito che la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a provare la titolarità del singolo credito se questa viene contestata. Tuttavia, ha ritenuto ammissibile la produzione del contratto di cessione in appello per fornire tale prova e ha confermato che la consapevolezza del danno da parte del terzo può essere provata anche tramite presunzioni basate su elementi come i rapporti di parentela.
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Azione revocatoria: ipoteca su beni del garante
Un istituto di credito ha intentato un'azione revocatoria contro due fideiussori che avevano concesso un'ipoteca sui propri beni a favore di una terza società, sostenendo che tale atto pregiudicasse il recupero del credito. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia dell'ipoteca, ribadendo i principi fondamentali dell'azione revocatoria, come la nozione di danno al creditore (eventus damni) e la consapevolezza del debitore (scientia damni). Tuttavia, ha parzialmente accolto il ricorso dei garanti sulla questione delle spese legali, stabilendo che la banca deve rimborsare le spese sostenute dalla garante risultata estranea al rapporto debitorio principale.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma l'inefficacia di un fondo patrimoniale verso i creditori. Decisiva la consapevolezza del debitore di arrecare pregiudizio (scientia damni), data la sua posizione di garante e socio illimitatamente responsabile. Il ricorso dei debitori è stato respinto per genericità, chiarendo i requisiti dell'azione revocatoria del fondo patrimoniale.
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Azione revocatoria: la prova del terzo acquirente
La Corte di Cassazione esamina un caso di azione revocatoria su una vendita immobiliare stipulata tramite un contratto preliminare per persona da nominare. La venditrice, gravata da debiti, aveva promesso in vendita al marito la propria quota di un immobile, il quale ha poi nominato una terza persona come acquirente definitivo. La Corte chiarisce i criteri per valutare la consapevolezza del pregiudizio ai creditori da parte del terzo acquirente, soprattutto quando il credito sorge dopo il preliminare ma prima del rogito, annullando la decisione d'appello e specificando la corretta sequenza di valutazione degli stati soggettivi delle parti coinvolte.
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Azione revocatoria: vendita con compensazione è a rischio
La Corte di Cassazione conferma la revoca di una vendita immobiliare il cui prezzo era stato pagato tramite compensazione con un credito preesistente. Questa modalità, qualificata come 'datio in solutum', costituisce un mezzo anomalo di pagamento che, insieme ad altri indizi come la tempistica sospetta della vendita e la consapevolezza della difficoltà economica del venditore, giustifica l'azione revocatoria a tutela dei creditori.
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Scientia damni: la Cassazione e la doppia conforme
Una società di gestione crediti ha impugnato in Cassazione la sentenza che rigettava la sua azione revocatoria contro la vendita di un immobile da parte di un debitore. La Corte d'Appello, confermando la decisione di primo grado, aveva escluso la prova della 'scientia damni', ovvero la consapevolezza del terzo acquirente del pregiudizio arrecato ai creditori. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile in applicazione del principio della 'doppia conforme', poiché le due sentenze di merito si basavano sulla stessa valutazione dei fatti.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'azione revocatoria fondo patrimoniale. La sentenza conferma che la valutazione sulla sufficienza del patrimonio residuo del debitore è un giudizio di fatto non sindacabile in sede di legittimità e che l'eccezione di nullità della fideiussione per violazione di norme antitrust non può essere sollevata per la prima volta in Cassazione se non sono stati allegati i fatti costitutivi nei gradi di merito.
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Azione revocatoria: la prova della scientia damni
Un ente comunale ha intentato un'azione revocatoria per diversi atti di disposizione patrimoniale compiuti da un suo debitore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ribadendo che, per gli atti successivi al sorgere del credito, il creditore deve dimostrare la consapevolezza del terzo acquirente (scientia damni) del pregiudizio arrecato. La Corte ha precisato che la valutazione di tale consapevolezza, se adeguatamente motivata dai giudici di merito, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Revocatoria ordinaria: inefficace la cessione d’azienda
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società che aveva acquisito un ramo d'azienda da un'altra, poi fallita. La Corte ha confermato la decisione di merito che aveva accolto l'azione di revocatoria ordinaria promossa dalla curatela fallimentare, rendendo l'atto di cessione inefficace nei confronti dei creditori. Decisivi, per la Corte, i legami familiari tra le due società, sufficienti a provare la consapevolezza del danno arrecato ai creditori.
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Participatio fraudis: la Cassazione e la prova
Una società creditrice ha intentato un'azione revocatoria per rendere inefficace una vendita immobiliare tra un debitore e un terzo. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, non ritenendo provata la 'participatio fraudis', ovvero la consapevolezza del danno da parte dell'acquirente. La Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che la valutazione delle prove presuntive spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se il ragionamento è logico. Il ricorso è stato quindi respinto.
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Azione revocatoria: quando la vendita è inefficace
La Corte di Cassazione conferma la decisione di inefficacia di una vendita immobiliare tramite azione revocatoria. Il caso riguarda dei fideiussori che avevano alienato i propri beni a una società di nuova costituzione per sottrarli alla garanzia del creditore, un istituto di credito. La Corte ha stabilito che la consapevolezza del danno da parte dell'acquirente (scientia damni) può essere provata anche tramite presunzioni, come la stretta vicinanza temporale tra la vendita e le difficoltà economiche del debitore e i legami tra le parti coinvolte. Il ricorso della società acquirente è stato respinto in quanto mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Revocatoria ordinaria: parentela non basta a provare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha annullato una decisione di secondo grado che aveva accolto un'azione di revocatoria ordinaria basandosi principalmente sul rapporto di parentela tra il debitore-venditore e l'acquirente. La Suprema Corte ha stabilito che il solo legame familiare, anche se stretto come la fratellanza, non è di per sé sufficiente a provare la consapevolezza del terzo acquirente del pregiudizio arrecato ai creditori ('scientia damni'). È necessario che il giudice valuti ulteriori elementi gravi, precisi e concordanti per fondare la prova presuntiva.
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