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Sanatoria Edilizia

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65 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Sanatoria edilizia: i termini e i limiti invalicabili
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un ordine di demolizione, chiarendo i termini perentori per la richiesta di sanatoria edilizia. La Corte stabilisce che, per opere costruite senza permesso, il diritto a chiedere la sanatoria si estingue decorsi 90 giorni dalla notifica dell'ordine di demolizione, momento in cui il bene viene automaticamente acquisito dal Comune, rendendo irrilevante la successiva trascrizione.
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Sanatoria edilizia: limiti in area con vincolo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20071/2025, annulla una decisione di merito che aveva dichiarato estinti reati edilizi e paesaggistici. La Corte chiarisce che la demolizione di un'opera abusiva, se ordinata dall'autorità, non è 'spontanea' e quindi non estingue il reato paesaggistico. Inoltre, la sanatoria edilizia è preclusa per opere in area vincolata che abbiano creato nuove superfici utili, rendendo illegittimo anche un eventuale parere favorevole di compatibilità paesaggistica rilasciato postumo.
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Sanatoria edilizia: no senza doppia conformità sismica
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due privati contro un ordine di demolizione di un immobile abusivo. La richiesta di sospensione, basata su un'istanza di sanatoria edilizia, è stata respinta perché l'opera, realizzata in zona sismica, mancava della preventiva autorizzazione sismica. Tale assenza, secondo la Corte, impedisce di soddisfare il requisito della 'doppia conformità', rendendo la sanatoria inaccoglibile e l'ordine di demolizione pienamente esecutivo.
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Ordine di demolizione: sanatoria inutile dopo l’abuso
La Corte di Cassazione conferma che un ordine di demolizione per un abuso edilizio non può essere revocato da un permesso in sanatoria ottenuto dopo che l'immobile è già stato acquisito al patrimonio del Comune. Il giudice dell'esecuzione ha il potere e il dovere di verificare la legittimità sostanziale del titolo abilitativo, che in questo caso è risultato illegittimo perché rilasciato a chi non era più proprietario e in violazione delle norme paesaggistiche. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Inadempimento contratto preliminare: colpe venditore
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso di un promissario acquirente da un contratto preliminare a causa dell'inadempimento del venditore. Quest'ultimo non aveva risolto diverse problematiche urbanistiche e amministrative dell'immobile, come la pendenza di una sanatoria edilizia, la mancanza del nulla osta paesistico e la mancata affrancazione da usi civici, violando l'obbligo di diligenza e le garanzie prestate. La sentenza chiarisce che il venditore ha l'onere di attivarsi tempestivamente per garantire la piena regolarità del bene promesso in vendita, giustificando la richiesta di restituzione del doppio della caparra da parte dell'acquirente.
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