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Rischio Di Recidiva

43 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La probabilità che una persona, dopo essere stata condannata per un reato, ne commetta un altro in futuro. È un elemento centrale nella valutazione per la concessione di benefici.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tentata Truffa Aggravata: Cassazione Annulla Arresti Domiciliari per Vizio Motivazionale
La Cassazione ha esaminato il caso di un ex-assessore, "Il Funzionario", accusato di tentata truffa aggravata e falso. Il Funzionario avrebbe orchestrato una perizia asseverata falsa per ottenere fondi pubblici per danni a un campo sportivo, prima come privato e poi tramite il Comune. Il Tribunale aveva confermato gli arresti domiciliari, ritenendo gravi gli indizi per falso e tentata truffa. La Suprema Corte ha annullato l'ordinanza nella parte relativa alle motivazioni sul rischio di recidiva, giudicandole insufficienti e contraddittorie. Ha rinviato il caso al Tribunale di Roma per una nuova valutazione delle esigenze cautelari, pur confermando la gravità indiziaria per i reati contestati.
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Tentata Estorsione: Cassazione annulla arresti per rischio recidiva non attuale
Un Imprenditore è stato sottoposto ad arresti domiciliari per tentata estorsione e istigazione alla corruzione, in seguito a minacce a funzionari comunali per ottenere autorizzazioni per il suo luna park. Il Tribunale ha confermato la misura solo per la tentata estorsione, escludendo l'istigazione. La Cassazione ha annullato l'ordinanza, ritenendo insussistente l'attuale rischio di recidiva. Ha evidenziato che l'ultima condotta risaliva a tempo addietro e che l'Imprenditore, in una situazione analoga successiva, non aveva replicato comportamenti illeciti, dimostrando l'occasionalità delle sue azioni. La misura cautelare ha perso efficacia.
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Rischio di recidiva: arresti confermati anche se sospeso
Un Pubblico Ufficiale e un Privato sono stati sottoposti agli arresti domiciliari per corruzione. Il Pubblico Ufficiale, in cambio di denaro, forniva informazioni riservate su indagini in corso. La difesa ha impugnato la misura sostenendo che la sospensione dal servizio del dipendente pubblico escludesse il rischio di recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la sospensione dal servizio è un provvedimento temporaneo e revocabile, che non elimina il concreto rischio di recidiva. Tale pericolo deriva dall'inserimento dei soggetti in un determinato contesto criminale, rendendo necessaria la conferma della misura cautelare per evitare la reiterazione di reati simili.
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Rischio di recidiva: incensurato ma violento, misure confermate
Un individuo senza precedenti penali, fermato per guida in stato di ebbrezza, aggredisce violentemente tre agenti di polizia. Nonostante l'assenza di condanne passate, i giudici applicano misure cautelari basandosi sul concreto rischio di recidiva. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo un principio importante: la brutalità e la totale assenza di autocontrollo manifestate in un singolo episodio possono essere sufficienti a dimostrare la pericolosità sociale di una persona. Il rischio di recidiva, quindi, non richiede precedenti penali ma si valuta sulla base della gravità della condotta e della personalità dell'individuo. L'appello viene respinto.
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Affidamento in prova: negato senza un progetto di reinserimento
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di negare l'affidamento in prova al servizio sociale a un condannato. Il motivo del rigetto risiede nella totale assenza di un progetto di reinserimento. L'uomo non aveva indicato alcuna attività lavorativa, di volontariato o altro percorso risocializzante. Secondo i giudici, non basta presentare la domanda per ottenere la misura alternativa. È onere del condannato dimostrare concretamente la propria volontà di cambiamento, allegando elementi che diano un senso e una prospettiva al percorso fuori dal carcere. Senza un piano credibile, la richiesta è stata considerata generica e inammissibile, confermando che la responsabilità di provare la propria idoneità al beneficio spetta interamente al richiedente.
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Custodia cautelare: più rapine, niente domiciliari. Ecco perché
Due indagati per una serie di rapine si sono visti applicare la custodia cautelare in carcere. Hanno fatto ricorso sostenendo che la decisione fosse illogica, dato che per un'altra rapina simile avevano ottenuto una misura più lieve. La Corte di Cassazione ha respinto la loro richiesta. I giudici hanno stabilito che la valutazione non può basarsi su un singolo episodio, ma deve considerare il quadro complessivo. La scoperta di molteplici e ravvicinate rapine precedenti ha giustificato una misura più severa, confermando la custodia cautelare in carcere per l'elevato rischio di reiterazione dei reati. La valutazione complessiva della pericolosità ha quindi prevalso sul precedente più favorevole.
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Pena a casa negata: ricorso inammissibile per rischio di fuga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro il diniego della esecuzione pena al domicilio. Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato il beneficio basandosi su una valutazione di merito circa il concreto rischio di fuga e di recidiva. La Cassazione ha stabilito che non può riesaminare tale valutazione, poiché il suo compito è solo verificare la corretta applicazione della legge, non i fatti. Poiché la decisione del tribunale era adeguatamente motivata, il ricorso è stato respinto, confermando che la valutazione del pericolo sociale spetta esclusivamente al giudice di merito.
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Detenzione domiciliare: no se c’è rischio recidiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto contro il diniego della detenzione domiciliare. La Corte ha stabilito che la decisione del Tribunale di Sorveglianza era ben motivata, basandosi su una relazione UEPE regolarmente agli atti e su una valutazione autonoma dell'inadeguatezza della revisione critica del condannato e dell'elevato rischio di recidiva, non solo su un precedente diniego.
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Custodia cautelare: quando si resta in carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato in primo grado per associazione a delinquere finalizzata a truffe ai danni di anziani. La Corte ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere, ritenendo che la condanna non avesse affievolito il concreto e attuale rischio di recidiva, desunto dalle modalità organizzate e professionali dei reati e dalla personalità dell'imputato.
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Misure alternative: no se c’è rischio di recidiva
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego delle misure alternative alla detenzione (affidamento in prova e semilibertà) a un condannato per reati legati alla criminalità organizzata. La decisione si basa sulla valutazione di un concreto rischio di recidiva, legato al contesto lavorativo e residenziale proposto dal ricorrente, ritenuto troppo vicino all'ambiente criminale di provenienza. La Suprema Corte ha ribadito che, per accedere a tali benefici, non è sufficiente un mero avvio del percorso di revisione critica, ma sono necessari elementi positivi concreti che dimostrino un serio processo di risocializzazione e una prognosi favorevole, nel rispetto del principio di gradualità.
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Misure cautelari: la scelta degli arresti domiciliari
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di arresti domiciliari per un manager accusato di associazione a delinquere e corruzione. Sebbene il rischio di reiterazione del reato sia stato confermato, la Corte ha ritenuto insufficiente la motivazione sulla scelta della specifica misura cautelare. I giudici non hanno spiegato adeguatamente perché una misura meno afflittiva non fosse idonea a tutelare le esigenze cautelari, violando il principio di proporzionalità.
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Proporzionalità misura cautelare: Cassazione annulla
Un'imprenditrice, direttore commerciale di una società di business information, era stata posta agli arresti domiciliari per associazione a delinquere, corruzione e accesso abusivo a sistema informatico. Lo schema illecito prevedeva che pubblici ufficiali fornissero informazioni privilegiate da banche dati. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo il rischio di recidiva, ha annullato l'ordinanza. La decisione si fonda sul principio di proporzionalità della misura cautelare, ritenendo che il giudice non avesse spiegato adeguatamente perché una misura meno afflittiva non fosse sufficiente a contenere i rischi.
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Impugnazione misura cautelare: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per falso e tentato riciclaggio. La decisione si fonda sul principio che l'impugnazione di una misura cautelare è priva di interesse, e quindi inammissibile, se non contesta tutte le ragioni che la giustificano. Nel caso specifico, la difesa aveva contestato solo il pericolo di fuga legato alla latitanza, trascurando il rischio di recidiva, che da solo era sufficiente a mantenere la misura.
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Braccialetto elettronico: la motivazione per il diniego
Un soggetto condannato per traffico di stupefacenti si vede negare la sostituzione del carcere con gli arresti domiciliari muniti di braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione respinge il suo ricorso, chiarendo un principio fondamentale: se il giudice ritiene gli arresti domiciliari di per sé inadeguati a contenere un elevato rischio di recidiva, non è tenuto a fornire una motivazione separata e specifica sull'inidoneità del solo braccialetto elettronico. La valutazione di inidoneità della misura principale assorbe quella della sua modalità di controllo.
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Rischio di recidiva: la Cassazione sulla custodia in carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due persone accusate di furti seriali, confermando la custodia cautelare in carcere. La decisione si fonda sull'elevato e concreto rischio di recidiva, desunto dalla professionalità criminale, dall'organizzazione e dalla scelta delle vittime, ritenendo generiche le doglianze degli imputati e inadeguate misure alternative come gli arresti domiciliari.
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Arresti domiciliari: no al cambio se c’è rischio
Un soggetto agli arresti domiciliari per reati di droga ha chiesto di trasferirsi dalla Lombardia alla sua residenza in Calabria. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dei giudici di merito, stabilendo che le esigenze cautelari prevalgono. Il trasferimento è stato negato a causa dell'elevato rischio di recidiva, data la vicinanza del luogo richiesto all'ambiente criminale di origine, e per la mancata prova delle addotte necessità economiche.
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Rischio di recidiva: no alla detenzione domiciliare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna contro il diniego della detenzione domiciliare. La decisione si fonda sulla valutazione di un elevato rischio di recidiva, desunto da numerosi precedenti penali per furti e truffe, soprattutto ai danni di anziani. La Corte ha ritenuto che il passato criminale e la persistente pericolosità sociale prevalgano sul buon comportamento carcerario, giustificando la prosecuzione della detenzione in carcere per tutelare la collettività.
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Rischio di recidiva: Cassazione nega arresti domiciliari
Un soggetto accusato di spaccio di stupefacenti ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, chiedendo i domiciliari. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la detenzione in carcere. La decisione si fonda sull'elevato rischio di recidiva del soggetto, desunto dai suoi precedenti penali, dalla sua personalità e dalla gravità dei fatti, elementi che lo rendono inaffidabile per misure meno afflittive.
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Rischio di recidiva: la Cassazione e i reati ambientali
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo in custodia cautelare per gravi reati ambientali, tra cui disastro ambientale per pesca abusiva. L'indagato aveva chiesto la revoca della misura, sostenendo di aver trovato un nuovo lavoro e interrotto i legami con l'ambiente criminale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la valutazione del Tribunale sul concreto e attuale rischio di recidiva. Secondo i giudici, un impiego precario e poco remunerativo non è sufficiente a superare la presunzione di pericolosità derivante dalle capacità organizzative, dalla rete di contatti internazionali e dall'elevata redditività dell'attività illecita.
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Rischio di recidiva: la Cassazione conferma il carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per rapina aggravata e altri reati. La Corte ha stabilito che il concreto rischio di recidiva può essere desunto dalla peculiare brutalità della condotta e dal contesto criminale in cui si inserisce, anche se i fatti non sono recentissimi. La decisione conferma che una valutazione approfondita della personalità dell'indagato e delle modalità del reato è sufficiente a giustificare la misura detentiva più grave, respingendo le censure della difesa come generiche.
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