Un manifestante, detenuto per 181 giorni e poi assolto dall'accusa di resistenza a pubblico ufficiale, si è visto negare la richiesta di riparazione per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: l'indennizzo non spetta se la persona, con il proprio comportamento gravemente colposo, ha contribuito a causare la detenzione. Aver partecipato attivamente a una manifestazione poi degenerata in violenza, rimanendo in prima linea senza allontanarsi, è stato considerato una condotta talmente imprudente da giustificare l'intervento delle autorità e, di conseguenza, da escludere il diritto al risarcimento, nonostante la successiva assoluzione.
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