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Riparazione Dell'Errore Giudiziario

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Indennizzo riconosciuto a chi è stato condannato ingiustamente e successivamente assolto in via definitiva a seguito di un processo di revisione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Cassazione Rivede Sé Stessa: Riparazione Errore Giudiziario Possibile
L'Imputata, assolta dopo anni per reati di bancarotta, aveva chiesto la riparazione dell'errore giudiziario. La Corte d'Appello aveva negato la richiesta, sostenendo la sua grave colpa e l'impossibilità di chiedere la revisione per reati prescritti. La Corte di Cassazione, in un precedente giudizio, aveva rigettato il ricorso dell'Imputata, commettendo però errori di fatto, come non aver considerato documenti essenziali. Con questa nuova sentenza, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Imputata. Ha riconosciuto la sua legittimazione a contestare gli errori di fatto della stessa Cassazione in materia di riparazione dell'errore giudiziario. La Corte ha revocato la propria precedente decisione e annullato l'ordinanza della Corte d'Appello, rinviando il caso per un nuovo esame, limitato ai fatti di bancarotta per cui l'Imputata era stata assolta.
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Riparazione dell’errore giudiziario: il silenzio non è colpa
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino precedentemente condannato per associazione mafiosa e poi assolto in sede di revisione perché il fatto non sussiste. La Corte d'Appello aveva negato la riparazione dell'errore giudiziario, ritenendo che il silenzio serbato durante le indagini e le frequentazioni con soggetti legati alla criminalità avessero causato l'errore. La Cassazione ha chiarito che, per negare la riparazione dell'errore giudiziario ai sensi dell'art. 643 c.p.p., la condotta colpevole dell'interessato deve essere stata la causa esclusiva dell'errore, e non un semplice concorso. Il silenzio dell'indagato, essendo un diritto costituzionale, non può costituire colpa grave. L'ordinanza di rigetto è stata quindi annullata con rinvio.
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Niente riparazione dell’errore giudiziario a chi è imprudente
Il Ricorrente, dopo essere stato assolto in sede di revisione dall'accusa di associazione per delinquere, ha richiesto la riparazione dell'errore giudiziario. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ritenendo che il suo comportamento avesse causato l'errore dei giudici. L'uomo aveva infatti effettuato sopralluoghi per una rapina a Milano e frequentato pregiudicati. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la condotta gravemente colposa del Ricorrente esclude il diritto all'indennizzo. Anche se i fatti non costituivano reato, i suoi comportamenti ambigui e i viaggi sospetti hanno indotto in errore l'autorità giudiziaria, interrompendo il nesso causale necessario per ottenere il risarcimento.
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Riparazione dell’errore giudiziario: no se la pena è compensata
Il Condannato ha richiesto la riparazione dell'errore giudiziario per aver subito 388 giorni di carcerazione in eccesso, dopo che una sentenza di condanna a suo carico era stata revocata in sede di revisione. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda poiché il periodo di detenzione sofferto in eccedenza era già stato interamente computato, per fungibilità, nella pena da espiare per un altro reato concorrente. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che il diritto alla riparazione dell'errore giudiziario è escluso per la parte di pena detentiva che viene recuperata e accreditata per scontare una diversa condanna definitiva, escludendo così qualsiasi ingiustificata privazione della libertà personale priva di compensazione.
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Procura speciale: quando è necessaria per il risarcimento
Un individuo, assolto a seguito di un giudizio di revisione, si è visto negare il risarcimento per ingiusta detenzione. La sua richiesta è stata dichiarata inammissibile perché il mandato conferito al legale era generico e non una procura speciale come richiesto dalla legge. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando la necessità di un mandato specifico che indichi chiaramente l'oggetto dell'incarico, respingendo l'idea che la volontà potesse essere desunta implicitamente.
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