La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34618/2024, ha chiarito i limiti applicativi dello "scudo fiscale". La Suprema Corte ha stabilito che la regolarizzazione di capitali detenuti all'estero non preclude all'Agenzia delle Entrate di procedere ad accertamenti fiscali su incrementi patrimoniali verificatisi in Italia (come il possesso di beni di lusso) se non viene dimostrato un collegamento diretto tra tali beni e i fondi rimpatriati. Il contribuente non può quindi usare il rimpatrio di capitali, avvenuto in un momento successivo, per giustificare il possesso di beni negli anni d'imposta precedenti. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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