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Rimessa Ripristinatoria

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59 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ripetizione di indebito bancario: conti chiusi e prescrizione
I Correntisti hanno citato in giudizio La Banca chiedendo la rideterminazione del saldo di alcuni conti correnti e la restituzione delle somme indebitamente addebitate per interessi usurari e anatocismo. La Corte d'Appello ha accolto solo parzialmente le domande, dichiarando prescritto il diritto per i conti chiusi da oltre dieci anni. I Correntisti hanno proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata firma della banca sui contratti e contestando il calcolo della prescrizione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che la dichiarazione del cliente di aver ricevuto copia del contratto prova l'adempimento degli obblighi di consegna. Inoltre, ha confermato che per la ripetizione di indebito bancario la prescrizione decennale decorre dai singoli versamenti solutori eseguiti su conti ormai estinti da oltre un decennio, respingendo la tesi dell'unitarietà dei rapporti basata su semplici giroconti.
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Revocatoria fallimentare: fido sbf non salva la banca
La Curatela di un fallimento ha avviato un'azione di revocatoria fallimentare contro una Banca per recuperare i versamenti effettuati sul conto corrente della società prima del fallimento. La Corte d'Appello aveva ridotto l'importo da restituire, ritenendo che il fido per smobilizzo crediti (salvo buon fine) garantisse una copertura al conto, rendendo i versamenti non revocabili. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fallimento. I giudici hanno stabilito che il castelletto di sconto non equivale a un'apertura di credito e non offre immediata disponibilità di denaro. Pertanto, i versamenti eseguiti in presenza di uno sconfinamento mantengono natura solutoria e sono soggetti a revocatoria fallimentare. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Apertura di credito: fido inesistente e rimborso negato
Due correntisti hanno citato in giudizio una banca chiedendo la restituzione di oltre un milione di euro per interessi illegittimi applicati su un conto corrente e su finanziamenti nulli per difetto di forma scritta. La banca ha eccepito la prescrizione decennale dei versamenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei correntisti, stabilendo che, per evitare la prescrizione dei singoli versamenti, spetta al cliente dimostrare l'esistenza di un contratto scritto di apertura di credito. In assenza di tale prova, i versamenti eseguiti su conto in passivo si considerano pagamenti (rimesse solutorie) da cui decorre immediatamente il termine di dieci anni per chiedere il rimborso. I correntisti hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
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Capitalizzazione degli interessi: la banca perde senza la firma
Una società correntista ha citato in giudizio un istituto di credito chiedendo la restituzione delle somme indebitamente pagate a titolo di interessi anatocistici su un conto corrente aperto nel 1990. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che la capitalizzazione degli interessi per i contratti stipulati prima del 2000 è radicalmente nulla. Di conseguenza, la banca non può applicare unilateralmente la capitalizzazione degli interessi trimestrale senza una specifica e nuova pattuizione scritta firmata dal cliente, in quanto il passaggio da zero interessi anatocistici a una capitalizzazione periodica costituisce un peggioramento delle condizioni contrattuali. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Ripetizione di indebito bancario: banca condannata al rimborso
Un correntista ha agito in giudizio contro un istituto di credito chiedendo la ripetizione di indebito bancario per l'applicazione di interessi anatocistici e tassi ultra-legali non pattuiti per iscritto. La Corte d'Appello ha condannato la banca a restituire oltre 63.000 euro, ritenendo che il conto godesse di un'apertura di credito di fatto, desumibile dagli estratti conto, e che la prescrizione decennale non fosse decorsa, decorrendo dalla chiusura del rapporto. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della banca. I giudici hanno chiarito che l'esistenza di un affidamento di fatto rende i versamenti ripristinatori e sposta l'inizio della prescrizione alla chiusura del conto. L'azione di ripetizione di indebito bancario è stata quindi pienamente accolta, confermando il diritto del cliente al rimborso.
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Ripetizione dell’indebito bancario: chi deve provare il fido?
La Società Correntista ha promosso un'azione di ripetizione dell'indebito bancario contro la Banca per ottenere il rimborso di somme addebitate illegittimamente a titolo di interessi anatocistici e commissioni. La Corte d'appello ha ridotto la condanna della Banca accogliendo l'eccezione di prescrizione decennale per i versamenti anteriori a una certa data. La Cassazione ha rigettato il ricorso principale della Società Correntista, confermando che l'onere di provare l'esistenza di un'apertura di credito (fido) grava sul cliente per qualificare i versamenti come ripristinatori ed evitare la prescrizione. Ha invece accolto il ricorso incidentale della Banca per omessa pronuncia sulla domanda di restituzione di somme già pagate in esecuzione della sentenza di primo grado, cassando la decisione con rinvio.
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Prescrizione del conto corrente: cliente perde il rimborso
Una società correntista ha citato in giudizio una banca per ottenere la restituzione di somme addebitate illegittimamente su due conti correnti. La banca ha eccepito la prescrizione del conto corrente per i versamenti effettuati oltre dieci anni prima. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che spetta al cliente dimostrare l'esistenza di un contratto di apertura di credito (fido) per qualificare i versamenti come ripristinatori e non solutori. In mancanza di tale prova, i versamenti si presumono solutori e la prescrizione decennale decorre dalle singole operazioni. Di conseguenza, la banca non deve restituire le somme prescritte e la società è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Nullità clausole bancarie: banca perde e risarcisce il cliente
Una società correntista ha citato in giudizio un istituto di credito chiedendo la restituzione delle somme indebitamente addebitate su un conto corrente a causa di anatocismo, tassi ultralegali e commissioni illegittime. Il Tribunale e la Corte d'appello hanno accolto la domanda, condannando la banca a restituire oltre novantaseimila euro. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, respingendo il ricorso della banca. I giudici hanno chiarito che l'apertura di credito poteva perfezionarsi per fatti concludenti prima del 1992 e che la mancanza di forma scritta genera una nullità di protezione eccepibile solo dal cliente. Inoltre, è stata confermata la nullità clausole bancarie relative alla commissione di massimo scoperto se indeterminate nell'oggetto, e l'applicazione dei tassi sostitutivi minimi per i saldi debitori.
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Ripetizione di indebito bancario: l’onere della prova al cliente
Un correntista in liquidazione ha avviato un'azione di ripetizione di indebito bancario per recuperare somme pagate ingiustamente sul proprio conto corrente. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda, ponendo sulla banca l'onere di provare la natura solutoria dei versamenti per far valere la prescrizione decennale e compensando il debito con i crediti di una società di cartolarizzazione. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che spetta al cliente dimostrare l'esistenza del fido per qualificare i versamenti come ripristinatori. Inoltre, i crediti cartolarizzati costituiscono un patrimonio separato e non possono essere compensati con i debiti della banca originaria. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione indebito bancario: senza prova del fido, addio rimborso
La Cassazione affronta un caso di prescrizione ripetizione indebito bancario. Due correntisti chiedevano alla banca la restituzione di interessi e commissioni illegittimi su un conto chiuso da anni. La banca si è difesa sostenendo che il diritto al rimborso era prescritto. La Corte ha dato ragione alla banca. Poiché i correntisti non hanno provato l'esistenza di un contratto di fido, i loro versamenti sono stati considerati 'solutori' (pagamenti veri e propri). Di conseguenza, la prescrizione di dieci anni non partiva dalla chiusura del conto, ma da ogni singola operazione. Essendo trascorso troppo tempo, il diritto al rimborso è stato dichiarato estinto. I correntisti hanno perso la causa.
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Prescrizione Rimesse Bancarie: Cliente Perde Causa Senza Prova Fido
Un'azienda ha citato in giudizio una banca per ottenere la restituzione di interessi e spese ritenuti illegittimi su un vecchio conto corrente. La banca si è difesa sostenendo che il diritto alla restituzione era scaduto. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla banca, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione rimesse bancarie: è il cliente a dover provare l'esistenza di un contratto di fido. In assenza di tale prova, ogni versamento sul conto scoperto è considerato 'solutorio' e il termine di prescrizione di dieci anni decorre dalla data di ogni singola operazione, non dalla chiusura del conto. Di conseguenza, gran parte delle pretese dell'azienda sono state respinte perché prescritte.
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Prescrizione Rimesse Solutorie: No al Fido di Fatto Bancario
Una società ha citato in giudizio una banca per recuperare oneri ritenuti illegittimi. La banca si è difesa sostenendo che il diritto alla restituzione era scaduto. La Cassazione ha dato ragione alla banca, chiarendo il principio della prescrizione rimesse solutorie. Ha stabilito che il termine di dieci anni per la richiesta di rimborso non parte dalla chiusura del conto, ma dalla data di ogni singolo versamento effettuato per coprire un 'rosso' non autorizzato da un contratto di fido. La Corte ha inoltre ribadito l'inesistenza giuridica del cosiddetto 'fido di fatto', affermando che la sola tolleranza della banca non equivale a un'apertura di credito formale.
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Prescrizione bancaria: le nuove regole della Cassazione
Una società ha agito contro un istituto bancario per ottenere la restituzione di somme indebitamente addebitate su un conto corrente, contestando anatocismo e interessi ultralegali. La banca ha eccepito la prescrizione del diritto al rimborso. La Corte di Cassazione ha chiarito che, per sollevare validamente l'eccezione di prescrizione, la banca non è obbligata a indicare specificamente ogni singola rimessa solutoria. È sufficiente che la banca dichiari di volersi avvalere della prescrizione, lasciando al giudice il compito di distinguere tra rimesse solutorie e ripristinatorie sulla base degli estratti conto prodotti dal cliente.
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Prescrizione conto corrente: guida al ricalcolo
La Corte d'Appello ha affrontato un caso di ricalcolo del saldo bancario, accogliendo parzialmente l'eccezione di prescrizione conto corrente. La sentenza analizza la differenza tra rimesse solutorie e ripristinatorie, stabilendo che l'onere di provare l'esistenza di un fido spetta al correntista, il quale può però ricorrere a prove presuntive come gli estratti conto.
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Onere della prova: chi deve dimostrare il fido bancario?
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente pagate su diversi conti correnti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso principale, stabilendo che l'onere della prova riguardo all'esistenza di una linea di credito (fido), fondamentale per interrompere la prescrizione, ricade sul correntista e non sulla banca. Senza tale prova, i versamenti su conto scoperto sono considerati solutori e la prescrizione decorre da ogni singolo versamento. Anche il ricorso incidentale della banca è stato dichiarato inammissibile.
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Prescrizione conto corrente: la parola alla Cassazione
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della prescrizione conto corrente per le azioni di ripetizione dell'indebito. La Corte ribadisce che il termine decennale decorre dalla chiusura del conto, non dai singoli addebiti, se esiste un'apertura di credito. Viene inoltre chiarito che la prova del fido può essere fornita anche tramite estratti conto e segnalazioni in Centrale Rischi, senza la necessità del contratto scritto, soprattutto per rapporti sorti prima delle leggi sulla trasparenza bancaria. La Suprema Corte ha respinto il ricorso della banca, confermando la decisione d'appello favorevole al correntista.
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Prescrizione azione di ripetizione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di ripetizione di indebito contro un istituto di credito, chiarendo i principi sulla prescrizione azione di ripetizione e sulla validità delle clausole anatocistiche. La Corte stabilisce che per eccepire la prescrizione, alla banca basta allegare l'inerzia del titolare, spettando poi al correntista l'onere di provare la natura non solutoria delle rimesse. Viene inoltre confermato che le vecchie clausole anatocistiche, nulle, necessitano di una nuova pattuizione scritta per essere valide. La sentenza è cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Ripetizione dell’indebito: quando non c’è pagamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15149/2024, ha accolto il ricorso di un istituto di credito, stabilendo un principio fondamentale in materia di ripetizione dell'indebito nei rapporti bancari. Il caso riguardava la richiesta di restituzione di somme da parte di una società per anatocismo e altre spese illegittime. La Corte ha chiarito che, per poter agire con l'azione di ripetizione dell'indebito, è necessario dimostrare l'esistenza di un effettivo "pagamento" da parte del correntista, e non è sufficiente la semplice annotazione contabile di addebiti illegittimi. Mancando la prova di un versamento, la richiesta di restituzione è infondata. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione bancaria: onere della prova del fido
In un caso di opposizione a un'esecuzione immobiliare, la Corte di Cassazione ha affrontato la questione della prescrizione bancaria per la restituzione di somme indebitamente pagate. La Corte ha stabilito che l'onere della prova sull'esistenza di un contratto di apertura di credito (fido) grava sul correntista. In assenza di tale prova, i versamenti su un conto in passivo si considerano solutori, facendo decorrere il termine di prescrizione da ogni singolo pagamento. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per aver erroneamente presunto la natura ripristinatoria delle rimesse.
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