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Rimborso Iva

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161 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rimborso IVA: ricerca scientifica o consulenza?
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al Rimborso IVA per una multinazionale estera che ha beneficiato di servizi di ricerca scientifica prestati da una consociata italiana. L'Agenzia delle Entrate aveva negato il rimborso, sostenendo che le prestazioni fossero semplici consulenze tecniche, prive di rilevanza territoriale in Italia. I giudici hanno invece stabilito che le attività, analizzate nel loro complesso, possedevano i requisiti di innovatività tipici della ricerca scientifica, rendendo l'imposta regolarmente dovuta e, di conseguenza, rimborsabile alla società committente.
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Rimborso IVA: onere prova e difese del Fisco
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una società in liquidazione che richiedeva un Rimborso IVA basandosi sulla sola indicazione del credito nella dichiarazione annuale, senza presentare il modello VR. L'Agenzia delle Entrate aveva negato il rimborso e contestato in appello l'esistenza del credito. La Suprema Corte ha stabilito che l'onere di provare l'esistenza e l'ammontare del credito spetta sempre al contribuente e che le contestazioni dell'Ufficio sulla sussistenza dei fatti costitutivi rappresentano mere difese, sempre ammissibili anche in secondo grado.
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Rimborso IVA: stop alla sospensione senza motivi.
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria non può sospendere un **Rimborso IVA** utilizzando motivazioni generiche o integrandole solo durante il processo. Il caso riguardava una società energetica a cui erano stati bloccati rimborsi milionari con la dicitura 'verifiche in corso'. La Suprema Corte ha chiarito che il provvedimento cautelare deve indicare fin dall'inizio i presupposti di fatto e di diritto, a pena di nullità, per non ledere il diritto di difesa del contribuente.
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Rimborso IVA: onere della prova e pro rata
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società che richiedeva un consistente rimborso IVA. Il diniego iniziale era basato sull'indetraibilità dell'imposta derivante da operazioni di locazione immobiliare, considerate attività tipica e non occasionale, con conseguente impatto sul calcolo del pro rata. La Suprema Corte ha stabilito che, nelle controversie riguardanti il rimborso IVA, l'onere di provare la sussistenza dei requisiti costitutivi del credito spetta esclusivamente al contribuente, il quale assume la veste di attore in senso sostanziale.
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Rimborso IVA: cessione terreni agricoli e ruralità
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al rimborso IVA per una società agricola in merito a costi sostenuti per la costruzione di un centro rurale. L'Agenzia delle Entrate aveva negato il rimborso sostenendo che la vendita del complesso in corso di costruzione dovesse essere soggetta a IVA. I giudici di merito hanno invece stabilito che, trattandosi di terreni non edificabili con destinazione rurale, l'operazione non era soggetta a imposta. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Fisco, ribadendo che non è possibile richiedere un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità.
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Rimborso IVA: termine decennale per attività cessate
La Corte di Cassazione ha chiarito che per ottenere il Rimborso IVA in caso di cessazione dell'attività non si applica il termine di decadenza biennale, bensì la prescrizione ordinaria decennale. Il caso riguardava una contribuente che aveva esposto un credito d'imposta nell'ultima dichiarazione utile ma aveva richiesto formalmente il rimborso oltre i due anni. La Suprema Corte ha stabilito che, non potendo più operare la detrazione o la compensazione per via della chiusura della partita IVA, l'esposizione del credito in dichiarazione manifesta in modo inequivocabile la volontà di recuperare la somma, rendendo applicabile il termine lungo di dieci anni previsto dal Codice Civile.
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Rimborso IVA: l’onere della prova spetta al contribuente
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una contribuente che ha impugnato il silenzio-rifiuto dell'Agenzia delle Entrate riguardo a un'istanza di Rimborso IVA. Mentre la Commissione Tributaria Regionale aveva accolto le ragioni della contribuente ritenendo pretestuosa la contestazione dell'Ufficio per mancanza di previa richiesta documentale, la Suprema Corte ha ribaltato l'esito. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'esposizione del credito in dichiarazione non esonera il contribuente dall'onere di provare l'effettiva sussistenza del credito stesso, specialmente quando l'Amministrazione ne contesti l'esistenza per carenza documentale.
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Rimborso IVA: prova del credito e onere probatorio
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una sentenza che aveva concesso un rimborso IVA a un contribuente senza verificarne l'effettiva spettanza nel merito. Il contribuente, dopo la cessazione dell'attività, aveva richiesto il rimborso ma non aveva prodotto le scritture contabili, dichiarandone il furto. La CTR aveva ritenuto sufficiente la corretta compilazione della dichiarazione dei redditi. La Suprema Corte ha invece chiarito che la semplice esposizione del credito non ne prova l'esistenza e che il giudice ha l'obbligo di pronunciarsi sulla legittimità sostanziale del credito quando contestata dall'ufficio.
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Rimborso IVA: i termini di decadenza per la domanda
Una società ha richiesto il Rimborso IVA versata erroneamente su penali contrattuali che, per legge, sono escluse dalla base imponibile. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso eccependo la decadenza del termine biennale. La Corte di Cassazione ha confermato che il termine di due anni per la domanda di rimborso decorre dalla data del versamento originario e non da eventi successivi come l'accertamento o il recupero dell'imposta detratta, ribadendo l'autonomia dei rapporti tributari.
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Rimborso IVA: termini di decadenza e regole
Una società ha richiesto il Rimborso IVA per aver applicato erroneamente l'aliquota del 10% a operazioni esenti. La Corte di Cassazione ha confermato che il termine di decadenza biennale per la richiesta decorre dal momento del versamento dell'imposta e non dalla successiva notifica di un avviso di accertamento. Inoltre, l'impugnazione di un atto interlocutorio dell'Amministrazione è stata dichiarata inammissibile poiché avvenuta prima della formazione del silenzio-rigetto.
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Rimborso IVA: stop se l’accertamento è definitivo
Una società del settore alimentare ha richiesto il rimborso IVA a seguito di accertamenti fiscali divenuti definitivi per acquiescenza. L'Agenzia delle Entrate aveva negato la detrazione di imposta su contributi promozionali, riqualificandoli come sconti di prezzo. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego del rimborso, stabilendo che la definitività dell'accertamento preclude qualsiasi successiva istanza di restituzione, poiché il titolo che giustifica la riscossione non è più contestabile.
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Rimborso IVA: la Cassazione chiarisce la prescrizione
Una società si è vista negare un rimborso IVA in seguito a un silenzio rifiuto, poiché i giudici di merito ritenevano definitivo un precedente atto di sospensione non impugnato. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'impugnazione del successivo avviso di accertamento, che negava lo stesso credito, ha interrotto la prescrizione del diritto al rimborso IVA. La Corte ha quindi accolto la richiesta del contribuente, annullando l'atto di diniego.
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Rimborso IVA beni sequestrati: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29295/2023, ha negato il rimborso IVA a una società per l'acquisto di beni sottoposti a sequestro preventivo. Sebbene il diritto alla detrazione dell'IVA fosse riconosciuto, la Corte ha stabilito che la condizione di bene 'ammortizzabile', necessaria per il rimborso, richiede la concreta disponibilità e l'utilizzo potenziale nell'attività d'impresa, elementi assenti a causa del sequestro. La sentenza distingue nettamente tra il diritto alla detrazione e le più stringenti condizioni per il rimborso IVA.
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Rimborso IVA senza nota di variazione: la Cassazione
Una società, a seguito di un accordo transattivo che riduceva il suo debito, ha chiesto il rimborso dell'IVA versata in eccesso. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29268/2023, ha chiarito che il rimborso IVA è ammissibile anche senza la procedura di variazione, ma solo a condizione che il contribuente dimostri la definitiva eliminazione di qualsiasi rischio di perdita di gettito per l'Erario, ovvero che il cliente non abbia detratto né possa più detrarre l'imposta.
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Rimborso IVA dopo condono: la Cassazione dice no
Una società, dopo aver definito una lite fiscale tramite condono, ha richiesto il rimborso IVA sostenendo un doppio pagamento da parte dell'Erario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo due principi fondamentali: in primo luogo, l'adesione alla definizione agevolata preclude qualsiasi successiva richiesta di rimborso; in secondo luogo, il soggetto che paga l'IVA in rivalsa (l'acquirente) non può chiederne il rimborso direttamente all'amministrazione finanziaria, ma deve rivolgersi al venditore.
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Rimborso IVA: la decadenza biennale se non richiesto
La Cassazione chiarisce la decadenza biennale per il rimborso IVA. Una società si vede negare il rimborso perché la richiesta non era chiara nella dichiarazione, optando implicitamente per la compensazione. La Corte conferma che la richiesta di rimborso deve essere esplicita e tempestiva per evitare la decadenza.
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Rimborso IVA: no se il credito è contestato dal Fisco
Una società in amministrazione straordinaria si è vista negare un rimborso IVA. La Corte di Cassazione ha confermato che l'Amministrazione Finanziaria può sempre verificare l'esistenza del credito quando viene richiesto un rimborso, anche se i termini di accertamento sono scaduti. L'onere della prova sull'esistenza del credito spetta sempre al contribuente. Il ricorso della società è stato respinto, evidenziando che le operazioni erano cessioni d'azienda non soggette a IVA.
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Rimborso IVA negato per aiuti di Stato illegittimi
La Corte di Cassazione ha negato a un contribuente il rimborso IVA, precedentemente concesso da un tribunale inferiore. Il beneficio, previsto da una legge nazionale per le vittime di un sisma, è stato qualificato come aiuto di Stato illegale, in violazione del principio europeo di neutralità dell'IVA. La Corte ha quindi annullato la decisione favorevole al contribuente, rigettando la sua richiesta di restituzione dell'imposta.
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Rimborso IVA senza dichiarazione: è possibile?
Un imprenditore ha richiesto un rimborso IVA pur avendo omesso per anni la presentazione delle dichiarazioni. L'Agenzia delle Entrate si è opposta, ma la Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente. La sentenza stabilisce che il diritto sostanziale al credito IVA prevale sulla mera omissione formale della dichiarazione, a condizione che il contribuente fornisca idonea prova documentale del credito. Questo principio rafforza la neutralità dell'imposta, ponendo l'accento sulla sostanza delle operazioni economiche piuttosto che sugli adempimenti formali.
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Rimborso IVA: termine decorre dall’accertamento
Una società chiede il rimborso IVA versata per errore su prestazioni esenti. L'errore viene accertato solo anni dopo dall'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19712/2024, stabilisce che il termine di due anni per la richiesta di rimborso IVA non decorre dalla data del versamento originario, ma dal momento successivo in cui l'indebito è stato definitivamente accertato tramite un atto dell'amministrazione finanziaria. Il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato quindi rigettato.
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