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Rimborso Credito Iva

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45 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rimborso credito IVA: sì anche su immobili non di proprietà
Un imprenditore ha richiesto il rimborso del credito IVA per lavori di ristrutturazione su immobili non di sua proprietà, ma utilizzati per la sua attività. L'Amministrazione Finanziaria aveva negato il rimborso, sostenendo che non si trattasse di 'beni ammortizzabili'. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32345/2024, ha dato ragione al contribuente. Basandosi su un recente orientamento delle Sezioni Unite e sul principio di neutralità dell'IVA, la Corte ha stabilito che il diritto al rimborso sussiste se c'è un nesso di strumentalità tra il bene e l'attività, a prescindere dalla proprietà formale.
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Rimborso credito IVA: onere della prova del credito
Una società si è vista negare una richiesta di rimborso credito IVA. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'Amministrazione Finanziaria può sempre contestare l'esistenza del credito in sede di rimborso, anche dopo la scadenza dei termini di accertamento. L'onere di provare l'esistenza del credito grava interamente sul contribuente, che nel caso specifico non aveva fornito documentazione adeguata.
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Rimborso credito IVA: senza limiti di tempo per il Fisco
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria può contestare una richiesta di rimborso credito IVA anche dopo la scadenza dei termini ordinari di accertamento. In un caso riguardante una società in fallimento, i giudici di merito avevano accolto la richiesta di rimborso, ritenendo decaduto il potere di controllo del Fisco. La Suprema Corte ha ribaltato la decisione, affermando che il diritto di verificare la fondatezza di una richiesta di rimborso non è soggetto agli stessi termini di decadenza previsti per l'attività di accertamento, garantendo così al Fisco un potere di controllo senza limiti temporali su tali istanze.
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Rimborso credito IVA: contestabile anche dopo i termini
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7036/2025, stabilisce un principio fondamentale in materia di rimborso credito IVA. Anche se sono scaduti i termini per l'accertamento fiscale, l'Amministrazione Finanziaria mantiene il diritto di verificare l'effettiva esistenza del credito esposto in dichiarazione. La semplice indicazione del credito non lo rende definitivo e non contestabile. Il caso riguardava una società che aveva acquisito un credito IVA da un'altra impresa poi fallita, vedendosi negare il rimborso per mancanza di documentazione probatoria. La Suprema Corte ha cassato la decisione del giudice di merito, che aveva erroneamente ritenuto il credito ormai consolidato, riaffermando il potere di controllo del Fisco sulla sostanza del diritto al rimborso.
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Rimborso credito IVA: decadenza e onere della prova
La Corte di Cassazione chiarisce che, in caso di cessazione dell'attività, il diritto al rimborso credito IVA è soggetto alla prescrizione ordinaria decennale e non alla decadenza biennale. Tuttavia, spetta sempre al contribuente l'onere di provare l'effettiva esistenza del credito. L'Amministrazione finanziaria può contestare tale esistenza anche in appello, trattandosi di una mera difesa e non di un'eccezione nuova.
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