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Ricorso Personale Per Cassazione

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38 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ricorso personale per cassazione: l’istanza fai-da-te costa cara
Un condannato ha presentato personalmente un'impugnazione davanti alla Suprema Corte contro un'ordinanza del tribunale che accoglieva solo in parte la richiesta di riconoscimento del reato continuato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso personale per cassazione. Dal 2017, infatti, la legge riserva la facoltà di proporre e sottoscrivere il ricorso dinanzi ai giudici di legittimità unicamente a difensori iscritti nell'apposito albo speciale dei cassazionisti. I giudici hanno quindi respinto l'atto e hanno condannato il soggetto al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso personale per cassazione: inammissibilità e multa
Un cittadino condannato ha presentato autonomamente un'impugnazione contro un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile senza entrare nel merito della vicenda. La legge vieta infatti il ricorso personale per cassazione a imputati e condannati. Ogni atto di impugnazione dinanzi alla Suprema Corte deve recare obbligatoriamente la firma di un avvocato abilitato al patrocinio presso le giurisdizioni superiori. A causa della violazione di questa regola formale inderogabile, i giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso personale per cassazione: l’autonomia che costa cara
Un condannato ha presentato autonomamente ricorso al giudice di legittimità contro la decisione del tribunale che negava la sospensione della sua condanna. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso personale per cassazione. La legge impedisce infatti al cittadino di agire in sede di legittimità senza un difensore abilitato. Il ricorrente ha subito anche una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso personale per cassazione: perché è inammissibile
Il Tribunale di sorveglianza nega l'affidamento in prova al servizio sociale a un detenuto. Quest'ultimo decide di presentare autonomamente un ricorso alla Corte di Cassazione per annullare la decisione. La Suprema Corte dichiara l'atto inammissibile. I giudici spiegano che, a seguito della riforma del 2017, il ricorso personale per cassazione non è più consentito in materia penale, neppure per i procedimenti davanti al Tribunale di sorveglianza o per i soggetti in stato di detenzione. L'impugnazione deve essere obbligatoriamente firmata da un avvocato abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. Di conseguenza, il ricorso viene rigettato senza esame del merito e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso personale per cassazione: no al fai da te del detenuto
Il Tribunale di Sorveglianza respinge la richiesta di affidamento in prova al servizio sociale avanzata da un detenuto. Quest'ultimo decide di presentare autonomamente un ricorso alla Corte di Cassazione per contestare la decisione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che, a seguito della riforma introdotta dalla Legge 103/2017, non è più consentito il ricorso personale per cassazione da parte dell'imputato o del condannato. Qualsiasi impugnazione davanti alla Cassazione deve essere obbligatoriamente firmata da un avvocato cassazionista abilitato. Questa regola si applica rigidamente anche ai procedimenti in materia di benefici penitenziari, nonostante le oggettive difficoltà pratiche legate allo stato di detenzione. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso personale per cassazione: la firma autonoma che costa caro
Il Condannato ha proposto personalmente un ricorso per cassazione contro un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché, a seguito della riforma introdotta dalla Legge n. 103/2017, non è più consentito il ricorso personale per cassazione. L'atto deve essere firmato, a pena di inammissibilità, da un difensore abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. Il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Ricorso personale per Cassazione: il fai da te costa 3000 euro
Il Condannato ha proposto personalmente un ricorso davanti alla Corte di Cassazione contro un provvedimento del Tribunale di Sorveglianza. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché, a seguito della riforma introdotta dalla Legge n. 103 del 2017, non è più consentito il ricorso personale per Cassazione da parte dell'imputato o del condannato. L'atto deve essere necessariamente redatto e firmato da un difensore abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso personale per cassazione: l’errore che costa caro
Un detenuto ha proposto personalmente ricorso per cassazione contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza che negava il risarcimento per condizioni di detenzione disumane. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La riforma introdotta dalla Legge n. 103 del 2017 ha infatti eliminato la possibilità per il condannato di presentare un ricorso personale per cassazione. L'atto deve essere obbligatoriamente firmato da un difensore abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso personale per cassazione: il fai da te costa caro
Il Tribunale applica al Condannato la pena di un anno e due mesi di reclusione a seguito di patteggiamento. Il Condannato propone autonomamente un ricorso personale per cassazione per contestare la decisione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La riforma del 2017 ha infatti eliminato la possibilità per l'imputato di presentare personalmente l'impugnazione davanti alla Suprema Corte, richiedendo obbligatoriamente la firma di un difensore abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. Di conseguenza, il Condannato viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso personale per cassazione: la difesa fai-da-te costa cara
Un cittadino straniero ha proposto un ricorso personale per cassazione contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza che confermava il suo decreto di espulsione dall'Italia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge vieta infatti la presentazione diretta dell'atto da parte del condannato, imponendo la firma di un avvocato abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Ricorso personale per cassazione: il fai da te costa caro
Il Condannato ha presentato personalmente un ricorso davanti alla Corte di Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché, a seguito della riforma introdotta dalla Legge n. 103 del 2017, non è più consentito il ricorso personale per cassazione da parte dell'imputato o del condannato. L'atto deve essere obbligatoriamente sottoscritto da un difensore abilitato e iscritto nell'albo speciale dei cassazionisti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso personale per cassazione: il detenuto perde e paga
Il Tribunale di Sorveglianza di Milano respingeva la richiesta di semilibertà avanzata da un detenuto. Quest'ultimo proponeva personalmente impugnazione davanti alla Suprema Corte. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La riforma introdotta dalla Legge Orlando (Legge n. 103 del 2017) ha infatti eliminato la possibilità per l'imputato o il condannato di presentare un ricorso personale per cassazione. L'atto deve essere necessariamente redatto e sottoscritto da un difensore abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. Di conseguenza, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso personale per cassazione: il no della Corte al detenuto
Il Detenuto ha proposto un ricorso personale per cassazione contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza che gli negava i rimedi risarcitori per le condizioni di detenzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La riforma del 2017 ha infatti eliminato la possibilità per i cittadini di presentare personalmente ricorsi davanti alla Suprema Corte. Questa regola si applica rigorosamente anche ai detenuti in carcere, senza alcuna eccezione per le difficoltà pratiche di comunicazione. Di conseguenza, il ricorso deve essere firmato esclusivamente da un avvocato abilitato. Il Detenuto perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Ricorso personale per cassazione: inammissibile per il rapinatore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un cittadino condannato per rapina aggravata e lesioni personali. L'imputato aveva sottratto un telefono cellulare alla vittima e, di fronte al tentativo di quest'ultima di recuperarlo, l'aveva aggredita con un coltello. Nel dichiarare l'inammissibilità, la Suprema Corte ha ribadito che il ricorso personale per cassazione non è più consentito dalla legge, richiedendosi obbligatoriamente la firma di un difensore abilitato. Inoltre, i giudici hanno escluso la legittima difesa, poiché la reazione della vittima era finalizzata esclusivamente al recupero del proprio bene e la colluttazione era stata provocata dall'azione delittuosa dell'imputato. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso personale per cassazione: no al fai da te penale
L'Imputato, condannato in appello per false dichiarazioni sulla propria identità, ha proposto un ricorso personale per cassazione lamentando la mancata pronuncia di proscioglimento. In precedenza, l'uomo aveva concordato la pena in appello, rinunciando ai motivi sulla responsabilità penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, dopo la riforma del 2017, il ricorso personale per cassazione non è più consentito, essendo la firma riservata esclusivamente a un difensore abilitato. Inoltre, il concordato sulla pena esclude l'obbligo del giudice di motivare su cause di proscioglimento precedentemente rinunciate. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso personale per cassazione: la difesa fai da te costa caro
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta di differimento della pena presentata da un condannato. Quest'ultimo ha proposto autonomamente un ricorso personale per cassazione per contestare la decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La riforma introdotta dalla Legge n. 103 del 2017 ha infatti eliminato la possibilità per i cittadini di presentare personalmente un ricorso davanti alla Suprema Corte. Oggi questo atto deve essere obbligatoriamente firmato da un avvocato cassazionista abilitato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso personale per cassazione: il fai-da-te costa caro
Il Tribunale di sorveglianza dichiarava inammissibile il reclamo proposto da un detenuto riguardante le condizioni detentive. Il Condannato proponeva quindi un ricorso personale per cassazione lamentando vizi di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La legge n. 103 del 2017 ha infatti eliminato la possibilità per l'imputato o il condannato di presentare personalmente l'impugnazione davanti alla Suprema Corte. L'atto deve essere necessariamente sottoscritto da un difensore iscritto all'albo speciale dei cassazionisti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso personale per Cassazione: la condanna diventa definitiva
Un uomo, condannato per i reati di rapina impropria e danneggiamento, ha proposto un ricorso personale per Cassazione per contestare la sentenza della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché presentato direttamente dall'imputato e non da un difensore abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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