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Ricorso Per Saltum — Anno 2024

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164 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ricorso Per Saltum

Provvedimenti

Furto di energia elettrica: Cassazione chiarisce aggravante
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44991/2024, ha stabilito che il furto di energia elettrica tramite allaccio abusivo alla rete pubblica costituisce sempre un reato aggravato ai sensi dell'art. 625, n. 7, c.p. La Corte ha chiarito che l'aggravante sussiste per la natura stessa del bene sottratto, destinato a un pubblico servizio, a prescindere dalle modalità specifiche della sottrazione o dall'impatto su altri utenti. Di conseguenza, ha annullato la decisione di un tribunale di primo grado che aveva escluso l'aggravante e dichiarato il non doversi procedere per mancanza di querela, stabilendo che il reato è procedibile d'ufficio.
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Traduzione atti straniero: quando è nulla la custodia?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro un'ordinanza di custodia cautelare non tradotta. L'imputato sosteneva la violazione del diritto di difesa per la mancata traduzione degli atti. La Corte ha stabilito che la questione, riguardando l'accertamento di un fatto (la conoscenza o meno della lingua italiana da parte dell'autorità prima dell'emissione dell'atto), non poteva essere sollevata tramite un ricorso diretto in Cassazione (per saltum), ammissibile solo per violazioni di legge. La decisione si fonda su un principio consolidato delle Sezioni Unite, che lega la nullità dell'atto al momento in cui emerge la non conoscenza della lingua da parte dell'indagato.
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Ricorso per saltum inammissibile: limiti e rischi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per saltum proposto contro l'aggravamento di una misura cautelare. La sentenza chiarisce che tale rimedio è esperibile solo per 'violazione di legge' in senso stretto, non per contestare il merito della valutazione del giudice, competenza esclusiva del Tribunale del Riesame. Il ricorso è stato giudicato generico e non specifico, precludendo anche la possibilità di conversione in richiesta di riesame.
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Prescrizione spaccio: calcolo errato, sentenza annullata
Un giudice ha dichiarato estinto per prescrizione un grave reato di spaccio di sostanze stupefacenti, commettendo un errore nel calcolo dei termini. La Procura Generale ha impugnato la decisione e la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che, per il reato contestato (art. 73, comma 1, d.P.R. 309/90), il termine di prescrizione ordinario è di 20 anni e quello massimo di 25, ben più lungo di quello erroneamente calcolato dal primo giudice. Di conseguenza, la sentenza di non luogo a procedere è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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