Il Tribunale di sorveglianza ha disposto la revoca della detenzione domiciliare nei confronti di un uomo che, mentre scontava la sua pena a casa, è evaso per aggredire un condomino in strada con un cacciavite di 54 centimetri, minacciando di morte lui e la sua famiglia. Il condannato ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando una mancata valutazione complessiva della sua condotta e l'omessa acquisizione di prove a sua difesa. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'evasione e la gravità dell'aggressione dimostrano l'assoluta incompatibilità del soggetto con la misura alternativa. La revoca della detenzione domiciliare è quindi legittima quando viene meno il rapporto di fiducia con lo Stato, determinando il rientro immediato del condannato in carcere per espiare la pena residua.
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