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Revisione Critica

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212 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Misure alternative: Cassazione sulla revisione critica
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'accesso a misure alternative alla detenzione. La Corte ha stabilito che, per ottenere benefici come l'affidamento in prova, non è sufficiente dimostrare una possibilità di lavoro. È indispensabile un percorso di revisione critica del proprio passato criminale che sia concreto e significativo, specialmente di fronte a un profilo di elevata pericolosità sociale attestato dalle autorità competenti.
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Affidamento in prova: no se manca revisione critica
La Cassazione conferma il diniego dell'affidamento in prova a un condannato per gravi reati di corruzione. Nonostante la collaborazione processuale, è mancata una reale revisione critica del proprio passato criminale, elemento indispensabile per la concessione della misura alternativa.
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Misure alternative: no se manca la revisione critica
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di misure alternative alla detenzione per un condannato, sottolineando che la mancanza di una revisione critica del proprio passato criminale è un ostacolo insuperabile. Secondo la Corte, avere un'occupazione lavorativa non è sufficiente a dimostrare un reale cambiamento, specialmente in presenza di frequentazioni pericolose e pareri negativi degli organi preposti. La sentenza ha anche chiarito aspetti procedurali, specificando che la violazione del diritto di difesa per mancata concessione di un termine deve essere eccepita immediatamente in udienza.
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Revisione critica e misure alternative: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva misure alternative alla detenzione. La decisione si fonda sulla valutazione del Tribunale di Sorveglianza, che non ha riscontrato nel soggetto una sufficiente revisione critica del proprio passato criminale, elemento ritenuto indispensabile per una prognosi favorevole di reinserimento sociale. Il ricorso è stato giudicato come una mera contestazione dei fatti, non ammissibile in sede di legittimità.
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Revisione critica: no a misure alternative senza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto, condannato per associazione mafiosa, contro il diniego di misure alternative. La decisione si fonda sulla mancata revisione critica del proprio passato criminale da parte del condannato, elemento ritenuto indispensabile per una prognosi favorevole di reinserimento sociale, nonostante il buon comportamento in carcere.
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Affidamento in prova: quando è negato per recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato a cui era stato negato l'affidamento in prova. Il Tribunale di Sorveglianza aveva basato la sua decisione sulla presenza di nuove denunce a carico del soggetto, sulla mancanza di un percorso di revisione critica del proprio passato e su un domicilio precario (una roulotte). La Cassazione ha confermato che la valutazione del Tribunale era logica e ben motivata, evidenziando come il concreto pericolo di recidiva e l'assenza di elementi positivi di risocializzazione giustifichino il rigetto della misura alternativa.
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Affidamento in prova: la revisione critica è decisiva
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dell'affidamento in prova a una condannata. La decisione non si basa solo sulla mancanza di un lavoro, ma sulla fondamentale assenza di un percorso di revisione critica dei reati commessi e sulla persistente dichiarazione di innocenza, elementi che precludono un giudizio prognostico favorevole alla sua rieducazione.
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Benefici penitenziari: età e precedenti penali
La Cassazione rigetta il ricorso di un detenuto ultrasettantenne, confermando il diniego dei benefici penitenziari. L'età avanzata e un progetto rieducativo non sono sufficienti a superare una valutazione prognostica negativa basata su una lunga e grave carriera criminale e sulla mancanza di revisione critica del passato.
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Affidamento in prova: valutazione della personalità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava l'affidamento in prova al servizio sociale. La decisione si basa sulla mancata revisione critica del passato criminale del condannato e sull'assenza di elementi positivi per una prognosi favorevole, confermando la valutazione di pericolosità sociale e l'inadeguato livello di maturità raggiunto.
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Affidamento in prova: condotta non basta senza pentimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego dell'affidamento in prova. Nonostante la buona condotta carceraria, la Corte ha ritenuto insufficiente il percorso di revisione critica del condannato, evidenziando la negazione del reato e la mancanza di iniziative risarcitorie verso la vittima. La decisione sottolinea che per l'affidamento in prova non basta un comportamento formalmente corretto, ma è necessaria una profonda e sincera riconsiderazione del proprio passato criminale.
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Permesso Premio: quando la Cassazione lo nega
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto, condannato per gravi reati legati alla criminalità organizzata, confermando il diniego del permesso premio. La decisione si fonda sulla persistente pericolosità sociale del soggetto e sull'assenza di una reale e profonda revisione critica del proprio passato criminale. Secondo i giudici, la partecipazione formale ai programmi di trattamento e le dichiarazioni di dissociazione non sono sufficienti se contraddette da comportamenti manipolatori, contatti con l'ambiente criminale e una mancata interiorizzazione del percorso rieducativo.
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Semilibertà: la revisione critica del condannato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego della semilibertà. La Corte ha sottolineato che un requisito essenziale per accedere al beneficio è una profonda e autentica revisione critica delle proprie scelte di vita devianti. Poiché il percorso di riflessione del ricorrente è stato ritenuto insufficiente dal tribunale di sorveglianza, e il ricorso si limitava a contestazioni di fatto non ammesse in sede di legittimità, la decisione è stata confermata.
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