La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'indagato contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che negava la retrodatazione dei termini di custodia cautelare. L'indagato, arrestato nel 2019 per spaccio e successivamente colpito nel 2022 da una misura per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, invocava la contestazione a catena. La Suprema Corte ha chiarito che non vi era connessione qualificata tra il singolo episodio di spaccio e il reato associativo, mancando la prova di un disegno criminoso unitario. Inoltre, gli elementi per la seconda misura non erano desumibili dagli atti al momento della prima, poiché l'informativa finale della polizia era stata depositata solo nel 2021. Di conseguenza, la richiesta di perdita di efficacia della misura cautelare è stata rigettata.
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