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Retribuzione Accessoria

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Componente dello stipendio, aggiuntiva alla paga base, legata a specifiche condizioni di lavoro, alla performance individuale o aziendale. Esempi sono l'indennità di posizione e di risultato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Parità di mansioni nella somministrazione: la guida
Una lavoratrice impiegata tramite agenzia ha fatto causa all'ente pubblico utilizzatore e alla società somministratrice per ottenere gli incentivi economici previsti dalla contrattazione integrativa per i dipendenti stabili. La pretesa si fondava sul principio di parità retributiva. La Corte di Cassazione ha respinto definitivamente il ricorso della lavoratrice, confermando che per invocare la parità di mansioni nella somministrazione non basta svolgere una parte delle attività del personale interno. Il dipendente interinale deve ricoprire l'identico ruolo professionale ed eseguire la globalità dei compiti attribuiti ai colleghi di ruolo. Poiché i dipendenti dell'ente svolgevano mansioni ulteriori e più ampie, la Corte ha escluso il diritto ai compensi accessori e ha condannato la dipendente al pagamento delle spese legali.
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Indennità di amministrazione all’estero: la vittoria dei lavoratori
I Dipendenti pubblici ministeriali in servizio all'estero hanno richiesto il riconoscimento economico dell'indennità di amministrazione per il periodo precedente al 2011. Il Ministero datore di lavoro aveva negato la spettanza di questa voce, ritenendola incompatibile e non cumulabile con la specifica indennità di sede estera. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei lavoratori. I giudici di legittimità hanno recepito la decisione della Corte Costituzionale che ha cancellato la norma retroattiva sfavorevole ai lavoratori. Di conseguenza, i dipendenti all'estero mantengono il diritto a percepire l'indennità di amministrazione insieme al trattamento previsto per il servizio all'estero, trattandosi di un emolumento fisso e continuativo non assorbibile.
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Assegno ad personam: quando i premi diventano fissi
Una lavoratrice, trasferita da un'azienda pubblica a un Ministero, ha chiesto che nel calcolo del suo assegno ad personam fossero inseriti il premio di produzione, l'indennità di rischio e il valore dell'assicurazione sanitaria integrativa. Il Ministero si è opposto, ritenendo tali voci variabili. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso del Ministero. I giudici hanno stabilito che il premio di produzione e l'indennità di rischio, essendo pagati in modo fisso e continuativo, vanno inclusi nel calcolo dell'assegno ad personam. Al contrario, il valore dell'assicurazione sanitaria va escluso, poiché il trasferimento ha interrotto la polizza originaria e la lavoratrice beneficia già della copertura previdenziale del Ministero. Di conseguenza, la lavoratrice mantiene i premi e le indennità, ma perde la quota dell'assicurazione sanitaria.
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Compenso per progetti incentivanti: bonus negato senza firma del capo
Un dipendente pubblico ha richiesto a un Comune il pagamento di un compenso per progetti incentivanti legati al recupero di dati tributari. La Corte di Cassazione ha respinto la sua domanda. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: per avere diritto a questo tipo di retribuzione extra, non basta svolgere il lavoro. È indispensabile che il progetto sia stato regolarmente finanziato e, soprattutto, che un dirigente del settore certifichi formalmente il raggiungimento degli obiettivi. Mancando questi atti formali, il pagamento non è dovuto. La Corte ha anche escluso il diritto allo straordinario, poiché non autorizzato e già assorbito dalla retribuzione per la sua posizione organizzativa. L'Ente Pubblico vince la causa.
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Retribuzione accessoria: no al taglio forfettario del 30%
Una Local Health Authority aveva imposto un taglio forfettario del 30% sulla retribuzione accessoria dei suoi dirigenti medici, motivandolo con esigenze di contenimento della spesa pubblica. I dirigenti hanno contestato tale misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo il taglio, stabilendo che la legge (D.L. 78/2010) non consente riduzioni percentuali arbitrarie. La normativa impone di bloccare il fondo per la retribuzione accessoria al livello del 2010 e di ridurlo solo in misura proporzionale alla diminuzione del personale. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un corretto ricalcolo delle somme dovute.
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Decurtazione retribuzione accessoria: no a tagli fissi
Un'azienda sanitaria locale aveva imposto un taglio forfettario del 30% sulla remunerazione variabile dei suoi dirigenti medici, giustificandolo con esigenze di contenimento della spesa. Un dirigente ha contestato tale misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittima questa pratica di decurtazione della retribuzione accessoria, stabilendo che la riduzione dei fondi deve basarsi sulla "cristallizzazione" al valore del 2010 e essere proporzionale alla diminuzione del personale, non un taglio percentuale arbitrario. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un corretto ricalcolo.
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Retribuzione accessoria: no a tagli forfettari
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di una Corte d'Appello che aveva ritenuto illegittimo un taglio del 30% sulla retribuzione accessoria di alcuni dirigenti medici. La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene le leggi sul contenimento della spesa pubblica impongano una riduzione dei fondi, un taglio forfettario è illegittimo. La metodologia corretta prevede di bloccare il fondo al livello del 2010 e ridurlo in proporzione al personale cessato, per poi ripartirlo. Il caso è stato rinviato per il corretto ricalcolo.
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Retribuzione accessoria: no risarcimento senza criteri
Un segretario comunale ha citato in giudizio un Comune per ottenere un risarcimento del danno, sostenendo che l'ente non avesse attivato le procedure per riconoscergli la retribuzione accessoria legata a incarichi aggiuntivi. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione favorevole al dipendente, chiarendo che la concessione della retribuzione accessoria (sia di posizione che di risultato) è una facoltà discrezionale della Pubblica Amministrazione, vincolata alle risorse di bilancio, e non un diritto soggettivo del lavoratore. Di conseguenza, la mancata adozione dei criteri di determinazione non costituisce un inadempimento contrattuale risarcibile.
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Riduzione fondi contrattuali: No ai tagli lineari
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1836/2024, ha dichiarato illegittima la riduzione fondi contrattuali operata da un'azienda sanitaria tramite un taglio forfettario del 30% sulla retribuzione variabile dei dirigenti medici. La Corte ha stabilito che la normativa sulla spesa pubblica impone di 'cristallizzare' i fondi al livello del 2010 e di ridurli in misura proporzionale alla diminuzione del personale, non attraverso tagli lineari e discrezionali.
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Riduzione fondi contrattuali: illegittimo il taglio
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 270/2024, ha dichiarato illegittimo il taglio forfettario del 30% sulla retribuzione variabile operato da un'Azienda Sanitaria Locale ai danni di un dirigente medico. La normativa sulla riduzione fondi contrattuali per il contenimento della spesa pubblica non consente tagli lineari e generalizzati sugli stipendi individuali, ma impone un ricalcolo del monte salari accessorio complessivo, da ridurre in proporzione al personale cessato dal servizio e poi da ripartire tra i dipendenti in servizio secondo le regole contrattuali.
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