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Res Nullius

16 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Res nullius è un'espressione in lingua latina, che significa letteralmente "cosa di nessuno". Con essa si indicano i beni, ossia le cose che possono astrattamente essere oggetto di diritti, che attualmente non si trovino in proprietà di alcuno. L'espressione è in uso nel diritto civile, nell'ambito della teoria dei beni e della proprietà. La categoria delle cose di nessuno, mutuata dal diritto romano, è a tutti gli effetti ancora valida nell'ordinamento italiano. Essa riguarda esclusivamente i beni mobili, giacché i beni immobili, se non appartengono ai privati, ricadono per volontà di legge nel patrimonio dello Stato. Per tale motivo l'art. 923 del codice civile descrive, alla voce "cose suscettibili di occupazione", le cose mobili che non sono di proprietà di alcuno, ricordando tra esse le cosiddette res derelictae ("cose abbandonate") e gli animali che formano oggetto di pesca. Un esempio di res nullius è, pertanto, la fauna ittica, in quanto essa non appartiene a nessuno, se non dopo essere stata oggetto di occupazione. La fauna selvatica, in virtù della legge 968/77, è invece divenuta patrimonio indisponibile dello Stato. Pur se entrambi suscettibili di occupazione, si deve precisare che le res nullius non sono giuridicamente equiparabili alle res derelictae: mentre le prime, per essere tali, non devono mai essere appartenute ad alcuno, le res derelictae possono anche essere state di un precedente proprietario, ma ne deve risultare evidente lo stato oggettivo di abbandono (corpus derelictionis) e la riconoscibilità sociale di tale stato (animus derelinquendi): mentre una sedia abbandonata presso un cassonetto dell'immondizia evidenzia le due menzionate caratteristiche, un portafoglio ai piedi di un avventore di un locale pubblico, che non si è accorto della sua caduta, pur essendo in uno stato oggettivo di abbandono, non è socialmente riconoscibile come oggetto di cui il legittimo titolare voglia disfarsi.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Assegno Abbandonato: Ricettazione o Res Nullius? La Cassazione Decide
Un individuo è stato condannato per ricettazione e truffa. La Corte d'Appello aveva riformato la pena (quoad poenam) a un anno e otto mesi di reclusione e 600 euro di multa. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che l'assegno, trovato in un cassonetto, fosse una res nullius (cosa di nessuno) e quindi non potesse configurare un reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che un assegno abbandonato, anche se scartato dal titolare, rimane di proprietà della banca emittente. Pertanto, ricevere un assegno con consapevolezza della sua origine illecita costituisce ricettazione. L'individuo ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3000 euro.
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Reato di ricettazione: refurtiva e scuse tardive
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per reato di ricettazione a carico di un soggetto trovato in possesso di beni di provenienza delittuosa. L'uomo non ha fornito spiegazioni credibili agli agenti durante il controllo iniziale. La difesa ha sostenuto in aula il ritrovamento casuale dei beni sul ciglio della strada come cose abbandonate. I giudici hanno ritenuto la versione tardiva totalmente inverosimile. Chi detiene refurtiva senza dimostrare la legittima provenienza incorre automaticamente nella responsabilità penale. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto di rifiuti in isola ecologica: per la Cassazione reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto aggravato a carico di un soggetto sorpreso all'interno di un'area di raccolta comunale. L'imputato sosteneva che i materiali depositati fossero ormai cose di nessuno (res nullius) e che quindi non potesse configurarsi il reato. I giudici hanno invece stabilito che i rifiuti presenti nel centro di raccolta sono ancora soggetti alla custodia e alla propriet dell'ente gestore. Di conseguenza, prelevarli senza autorizzazione integra il reato di furto di rifiuti in isola ecologica. Il ricorso stato dichiarato inammissibile poich i motivi erano generici e ripetitivi rispetto a quanto gi deciso nei precedenti gradi di giudizio, confermando la responsabilit penale dell'uomo.
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Ferri vecchi o furto di cose abbandonate: la condanna è reale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per furto pluriaggravato. L'uomo si era impossessato di vecchi oggetti metallici sostenendo si trattasse di un lecito recupero, configurando l'ipotesi di furto di cose abbandonate. Tuttavia, i giudici hanno accertato che i beni erano ancora sotto il controllo del proprietario e custoditi da un lucchetto forzato. La Corte ha inoltre stabilito che la nuova procedibilità a querela, introdotta dalla Riforma Cartabia, non può sanare la condanna se il ricorso in Cassazione è già di per sé inammissibile, poiché tale vizio blocca l'esame di questioni successive. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Riciclaggio di animali domestici: il microchip falso costa caro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di riciclaggio di animali domestici a carico di un uomo che aveva sostituito il microchip di un cane di razza pastore tedesco, sottratto al legittimo proprietario, con quello di un altro animale di sua proprietà. La difesa sosteneva che l'animale fosse diventato di proprietà dell'imputato per mancato reclamo entro venti giorni, equiparandolo a un animale selvatico addomesticato. I giudici hanno respinto la tesi, chiarendo che i cani sono animali domestici e non possono essere considerati cose di nessuno. La sostituzione del microchip costituisce un'operazione idonea a ostacolare l'identificazione della provenienza illecita del cane, integrando pienamente il delitto contestato. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali.
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Rinuncia abdicativa della proprietà: il privato vince sullo Stato
I Proprietari di alcuni immobili decidono di liberarsi dei propri beni attraverso un atto notarile di rinuncia abdicativa della proprietà. L'Agenzia del Demanio e il Ministero dell'Economia chiedono la nullità dell'atto, sostenendo che non sia lecito rinunciare a un immobile per evitare i costi di manutenzione. I giudici di merito danno ragione allo Stato. La Corte di Cassazione, invece, ribalta la decisione. I giudici affermano che la rinuncia abdicativa della proprietà è un atto unilaterale legittimo, espressione del diritto di disporre dei propri beni. Lo Stato acquisisce l'immobile automaticamente per legge, senza che sia necessaria una sua accettazione. Di conseguenza, i Proprietari vincono la causa e l'atto di rinuncia è dichiarato pienamente valido ed efficace.
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Rinuncia abdicativa alla proprietà: addio spese di manutenzione
Una società ha rinunciato alla proprietà di una strada privata tramite atto notarile per evitare i costi di manutenzione imposti dal Comune. L'Amministrazione Pubblica ha chiesto la nullità dell'atto, sostenendo che non ci si potesse liberare dei beni per fini egoistici. I giudici di merito hanno accolto la domanda dello Stato. La Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che la rinuncia abdicativa alla proprietà è un atto pienamente legittimo e non può essere dichiarato nullo solo perché dettato da convenienza personale. Di conseguenza, la proprietà della strada passa allo Stato e la società non deve pagare le spese di manutenzione.
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Furto di legna: tagliare un’acacia non è reato di lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due persone accusate di furto di legna. Gli imputati avevano tagliato una pianta di acacia per appropriarsi del legno, sostenendo che il fatto fosse di lieve entità e che il bene fosse 'di nessuno'. I giudici hanno respinto la tesi, stabilendo che tagliare un albero costituisce un'aggravante (violenza sulla cosa) che impedisce l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. Il furto di legna, in queste circostanze, è un reato a tutti gli effetti, poiché l'azione danneggia concretamente la proprietà altrui. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Peculato: condanna per il volontario infedele
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un volontario dei Vigili del Fuoco condannato per i reati di **peculato** e ricettazione. L'imputato era stato trovato in possesso di attrezzature tecniche sottratte alla caserma (termo-camere, radio) e di targhe automobilistiche. La difesa ha tentato invano di sostenere che i beni fossero stati inseriti nel suo zaino da ignoti e che le targhe fossero beni abbandonati. La Corte ha confermato la responsabilità penale, sottolineando l'assenza di prove a supporto della tesi difensiva e la correttezza del trattamento sanzionatorio superiore ai due anni, che preclude la sospensione condizionale della pena.
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Ricettazione beni archeologici: il ritrovamento casuale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per ricettazione beni archeologici nei confronti di un uomo che sosteneva di aver trovato due anfore antiche in una discarica. La Corte ha ritenuto inverosimile la tesi del ritrovamento casuale, sottolineando che i beni culturali appartengono al patrimonio indisponibile dello Stato e non possono mai essere considerati 'res nullius'.
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Beni mobili abbandonati: quando si perde la proprietà
La Corte di Cassazione ha stabilito che i beni mobili non rimossi da un immobile pignorato entro il termine fissato dal giudice sono da considerarsi beni mobili abbandonati (res nullius). Di conseguenza, il precedente proprietario perde ogni diritto su di essi e non può chiedere un risarcimento al nuovo acquirente, anche se quest'ultimo avesse mostrato un atteggiamento collaborativo per la loro conservazione. La richiesta di risarcimento per appropriazione indebita è stata quindi respinta.
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Rito abbreviato condizionato: quando è legittimo?
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per ricettazione. L'assenza ingiustificata all'udienza fissata per l'esame nel rito abbreviato condizionato è stata interpretata come una rinuncia alla prova, non violando il diritto di difesa. Respinti anche i motivi su prescrizione e tenuità del fatto.
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Furto aggravato di rifiuti: quando è reato?
La Cassazione ha analizzato un caso di tentato furto aggravato di materiale ferroso da una stazione. L'imputato sosteneva si trattasse di rifiuti e quindi 'res nullius', ma la Corte ha respinto la tesi. Tuttavia, ha annullato la sentenza per motivazione contraddittoria sull'aggravante della destinazione a pubblico servizio, rinviando il caso in appello per una nuova valutazione.
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Deposito veicoli abbandonati: chi paga i costi?
Una società che gestisce un deposito di veicoli abbandonati ha citato in giudizio un'amministrazione provinciale per ottenere il pagamento dei costi di giacenza prolungata di alcuni veicoli. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che il compito del custode non è la mera custodia, ma la demolizione del veicolo entro 60 giorni. Di conseguenza, il diritto al compenso e la relativa prescrizione decorrono da tale termine, escludendo il diritto a un risarcimento per l'inerzia successiva.
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Custodia veicoli abbandonati: nessun compenso
Una società di demolizioni ha citato in giudizio un Comune per ottenere il pagamento del servizio di custodia di veicoli abbandonati, protrattosi per anni. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che l'incarico conferito a un centro di raccolta non è la custodia, ma la demolizione. Di conseguenza, l'inerzia nel procedere alla rottamazione non può essere trasformata in un diritto al compenso per la custodia veicoli abbandonati, anche in caso di ritardi da parte dell'ente pubblico.
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Licenziamento per giusta causa: furto in azienda
Un dipendente di un'azienda di servizi ambientali è stato licenziato per aver sottratto materiali (cavi di rame e metalli) dal centro di raccolta. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa, sottolineando che l'azione ha irrimediabilmente leso il vincolo fiduciario. La Corte ha stabilito che i materiali, anche se di scarto, possedevano un valore economico non trascurabile e non potevano essere considerati 'res nullius'. La gravità del fatto è stata accentuata dal ruolo di responsabilità del lavoratore, che avrebbe dovuto vigilare sulla corretta gestione dei rifiuti.
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