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Reiterazione Dei Reati

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La commissione di più reati nel tempo da parte della stessa persona. Tale comportamento può precludere l'accesso a benefici di legge, come la non punibilità per particolare tenuità del fatto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Affidamento in Prova: Gravità del Reato vs. Evoluzione Personale
Un Lavoratore, condannato per spaccio di stupefacenti, ha chiesto l'applicazione dell'affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale di sorveglianza ha negato questa misura, concedendo invece la detenzione domiciliare, basandosi sulla gravità dei reati commessi. Il Lavoratore ha presentato ricorso, sostenendo che il Tribunale non aveva adeguatamente considerato il suo comportamento successivo ai fatti e i risultati dell'osservazione della sua personalità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la decisione e rinviando gli atti al Tribunale di sorveglianza. Ha stabilito che la gravità del reato non può essere l'unico fattore per negare l'affidamento in prova al servizio sociale; è fondamentale valutare l'evoluzione della personalità del condannato.
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Pericolo di reiterazione del reato: Carcere confermato, no domiciliari
Un imputato, già condannato per tentato omicidio aggravato e porto illegale di armi, ha chiesto di sostituire la custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Il Tribunale ha rigettato la richiesta, evidenziando la gravità delle condotte, l'aggressività e i precedenti penali dell'imputato, che configuravano un concreto pericolo di reiterazione del reato. Il tempo trascorso non attenuava tale rischio. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del Tribunale. Ha ribadito che il pericolo di reiterazione del reato deve essere concreto e attuale, basato sulle modalità del fatto e sulla personalità dell'indagato. L'imputato dovrà pagare le spese processuali.
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Custodia Cautelare per Spaccio: Ricorso Inammissibile in Cassazione
Un Lavoratore, accusato di spaccio continuato di "crack" e marijuana, aveva ricevuto la misura della custodia cautelare in carcere. Il Tribunale di Napoli ha rigettato la sua richiesta di riesame contro tale misura. Il Lavoratore ha quindi presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancanza di motivazione e l'assenza di un attuale pericolo di reiterazione dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le motivazioni sulla gravità indiziaria e sulle esigenze cautelari fossero adeguate e che il ricorso fosse troppo generico. La custodia cautelare per spaccio è stata quindi confermata.
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Diniego Misure Alternative: Buona Condotta non Basta per Uscire
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego delle misure alternative alla detenzione per un condannato. Nonostante una condotta carceraria formalmente regolare, i giudici hanno ritenuto il suo percorso di rieducazione ancora superficiale e il rischio di recidiva elevato. La sentenza stabilisce un principio chiaro: la concessione di benefici come l'affidamento in prova non è automatica. Il Tribunale di Sorveglianza ha il potere discrezionale di valutare la reale meritevolezza del condannato, andando oltre le apparenze e analizzando la sua personalità e la concreta idoneità della misura a favorire il reinserimento sociale. La decisione finale ha quindi privilegiato la valutazione sulla pericolosità sociale residua rispetto ai soli elementi formali favorevoli.
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Custodia cautelare in carcere: sì anche per chi è già detenuto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44872/2023, ha stabilito che è legittima l'applicazione della custodia cautelare in carcere per un nuovo reato commesso da un soggetto già detenuto per altra causa. La Corte ha chiarito che la nuova misura, sebbene sospesa nell'esecuzione fino alla cessazione della precedente detenzione, è autonoma, non è inutile e produce effetti immediati, come l'impedimento alla concessione di benefici penitenziari, rispondendo così a concrete esigenze di prevenzione della reiterazione di condotte violente.
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Misura cautelare: no alla revoca per decorso del tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata che chiedeva la revoca dell'obbligo di dimora, una misura cautelare disposta per un reato di spaccio. La Corte ha stabilito che il mero decorso del tempo e la corretta osservanza degli obblighi non sono sufficienti a far decadere le esigenze cautelari, se permane un concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato, come nel caso di specie, data la contiguità dell'imputata ad ambienti criminali.
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Revoca misura cautelare: il tempo da solo non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che il semplice decorso del tempo non è un elemento sufficiente a far venir meno le esigenze cautelari, come il pericolo di reiterazione del reato. Inoltre, non è possibile riproporre le stesse questioni già decise in sede di riesame senza nuovi e concreti elementi a supporto, confermando l'importanza della preclusione endoprocessuale.
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Inammissibilità ricorso per reiterazione dei reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un imputato, confermando la decisione della Corte d'Appello. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla reiterazione dei reati, che osta all'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), e il diniego delle attenuanti generiche, sono apprezzamenti di merito non sindacabili in sede di legittimità se logicamente motivati. L'inammissibilità ricorso ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Revoca misura cautelare: la cessazione del lavoro
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava la revoca di una misura cautelare a un ex agente di polizia penitenziaria. Il caso riguarda la necessità di valutare in concreto, e non solo in via ipotetica, la cessazione del rapporto di lavoro come fattore che riduce il rischio di reiterazione del reato. La Corte ha stabilito che per mantenere una misura cautelare, la motivazione deve basarsi su elementi concreti e non su mere supposizioni riguardo a future possibilità lavorative, sottolineando l'importanza di un'analisi fattuale per la revoca misura cautelare.
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Reiterazione dei reati: no alla continuazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione dell'istituto della continuazione. Secondo la Corte, la costante reiterazione dei reati non configura un singolo disegno criminoso, bensì un programma di vita improntato al crimine, incompatibile con il principio del 'favor rei' sotteso alla continuazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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