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Reintegra

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52 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Demansionamento: risarcimento per il dirigente.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un importante istituto bancario al risarcimento dei danni per il demansionamento inflitto a un dirigente dopo la sua reintegra. Il lavoratore, precedentemente preposto a una filiale di grandi dimensioni, era stato assegnato a compiti di semplice addetto al credito, privo di autonomia e persino di una postazione di lavoro idonea. La Suprema Corte ha ritenuto legittima la quantificazione del danno professionale e biologico operata dai giudici di merito, sottolineando che la motivazione della sentenza d'appello, pur richiamando il primo grado, era completa e coerente.
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Trasferimento del rapporto di lavoro: guida legale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del trasferimento del rapporto di lavoro di un dipendente da una società concessionaria di infrastrutture stradali al Ministero competente. Il lavoratore, inizialmente licenziato e poi reintegrato con effetto retroattivo, era stato assegnato a un ufficio le cui funzioni erano state trasferite per legge all'amministrazione centrale. La Suprema Corte ha stabilito che, essendo il rapporto ricostituito 'ex tunc', il dipendente rientrava pienamente nel personale oggetto del trasferimento legislativo. Inoltre, la successiva conferma della legittimità del licenziamento originario in un separato giudizio ha reso infondate le pretese del lavoratore.
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Licenziamento per giusta causa: furto o errore?
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento per giusta causa intimato a una dipendente accusata di aver sottratto il cellulare di un collega. I giudici hanno rilevato che l'appropriazione era avvenuta per un errore materiale dovuto alla somiglianza estetica dei dispositivi, escludendo l'intento doloso. Poiché il fatto contestato come furto non è stato provato nella sua componente soggettiva, il licenziamento è stato annullato con applicazione della tutela reintegratoria attenuata.
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Autoferrotranvieri: nullo il licenziamento senza Consiglio
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del licenziamento irrogato a un dipendente del settore Autoferrotranvieri per violazione della procedura disciplinare speciale. L'azienda aveva contestato l'uso improprio dei permessi ex Legge 104, ma non aveva costituito il Consiglio di Disciplina richiesto dal lavoratore. La Suprema Corte ha ribadito che la normativa del 1931 è una fonte primaria e speciale, non abrogata dallo Statuto dei Lavoratori. La mancata osservanza di tale iter non è una semplice irregolarità, ma determina la carenza di potere del datore di lavoro, rendendo il recesso nullo e obbligando alla reintegra del dipendente.
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Codatorialità: i diritti nei gruppi d’impresa
Una lavoratrice ha richiesto l'accertamento della codatorialità tra diverse società di un gruppo, sostenendo l'esistenza di un unico centro di interessi. Nonostante avesse già ottenuto una sentenza di reintegra contro il datore di lavoro formale, la Cassazione ha stabilito che tale provvedimento non preclude l'azione verso le altre società del gruppo. La Corte ha chiarito che la codatorialità si configura quando più soggetti esercitano poteri datoriali e condividono la prestazione lavorativa per un interesse comune, rendendo tutti i soggetti responsabili in solido.
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Indennità di disoccupazione: spetta anche con reintegra?
Una lavoratrice, dopo aver percepito l'indennità di disoccupazione a seguito di un licenziamento, otteneva una sentenza che ne dichiarava l'illegittimità e ordinava la reintegra. Tuttavia, a causa delle vicende societarie del datore di lavoro, la reintegra non avveniva mai di fatto. L'INPS chiedeva la restituzione delle somme. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di disoccupazione non deve essere restituita, poiché la sua funzione è tutelare lo stato di bisogno effettivo, che persiste finché il lavoratore non riprende concretamente servizio.
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Cambio appalto: licenziamento illegittimo se peggiora
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento di alcune operatrici di call center a seguito di un cambio appalto. Le lavoratrici avevano rifiutato l'assunzione da parte della nuova società appaltatrice a causa di condizioni economiche e normative peggiorative. La Corte ha stabilito che il rifiuto è legittimo e che il licenziamento da parte della società uscente, basato su criteri di scelta non estesi a tutto il personale fungibile, è nullo, ordinando la reintegra e il risarcimento.
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Rifiuto reintegra: legittimo se entro i 30 giorni
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un secondo licenziamento inflitto a un lavoratore che, dopo un ordine di reintegra, aveva chiesto tempo per valutare le nuove condizioni contrattuali proposte dall'azienda. Secondo la Corte, la richiesta di deliberare entro il termine legale di 30 giorni non costituisce un rifiuto reintegra, ma un legittimo esercizio del diritto del lavoratore. L'azienda ha agito prematuramente, non potendo interpretare l'esitazione come una rinuncia definitiva al posto di lavoro.
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Indennità risarcitoria: 24 mesi anche per fatti pregressi
La Cassazione chiarisce che il limite di 24 mensilità per l'indennità risarcitoria da licenziamento illegittimo (art. 63, d.lgs. 165/2001) si applica a tutti i licenziamenti intimati dopo l'entrata in vigore della riforma (d.lgs. 75/2017), anche se i fatti disciplinari sono anteriori. La Corte ha accolto il ricorso di un ente pubblico, riducendo l'indennità dovuta a una dipendente.
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Permessi legge 104: onere della prova sul datore
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento per giusta causa, basato su un presunto abuso dei permessi legge 104. La Corte ha stabilito che l'onere della prova dell'uso improprio dei permessi spetta esclusivamente al datore di lavoro. In questo caso, il datore non è riuscito a dimostrare l'abuso, rendendo nullo il licenziamento e ordinando la reintegra del lavoratore.
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Contributi previdenziali: obbligo anche post-accordo
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di versare i contributi previdenziali persiste anche dopo una transazione tra datore di lavoro e lavoratore. A seguito di un licenziamento illegittimo, una società era stata condannata a reintegrare un dipendente. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo economico per la cessazione del rapporto. Nonostante ciò, l'ente previdenziale ha richiesto il pagamento dei contributi per il periodo tra il licenziamento e l'ordine di reintegra. La Corte ha rigettato il ricorso della società, chiarendo che l'obbligazione contributiva è autonoma e inderogabile rispetto agli accordi privati, poiché la sentenza di reintegra ripristina retroattivamente il rapporto di lavoro ai fini previdenziali.
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Licenziamento ritorsivo: nullo se elude la reintegra
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un licenziamento intimato a un lavoratore subito dopo un ordine di reintegra del giudice. La Suprema Corte ha stabilito che, qualora il secondo licenziamento si basi sulle stesse ragioni del primo già giudicate illegittime, si configura un licenziamento ritorsivo, in quanto l'unico scopo del datore di lavoro è quello di eludere il provvedimento giudiziario. La sentenza chiarisce anche che ai processi iniziati prima della Riforma Cartabia continua ad applicarsi la normativa precedente (Rito Fornero).
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